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pannelli fotovoltaici

 È la proposta di Kyan a Città Metropolitana

La contrarietà de "Gli amici della Terra": «Si compromette irrimediabilmente terreno agricolo» 

Luigi Benedetto

Un parco fotovoltaico dell’estensione di oltre 25 ettari da realizzarsi in parte sul territorio di Lombardore, in parte su quello di San Benigno, in località Poligono (nei pressi della cascina Fertula e dei resti della ex Caserma Umberto I, per avere due riferimenti).

È questa la richiesta che la società leinicese Kyan ha avanzato a Città Metropolitana. Il parco, così come nelle intenzioni dei proponenti, è diviso in tre sezioni, ognuna collegata indipendentemente alla rete di distribuzione: la Lombardore 1 ( a sua volta divisa in due sottocapi), la Lombardore 2 (divisa in tre sottocapi) e la San Benigno 1 (anch’essa divisa in tre sottocapi). Un totale di 40.872 moduli fotovoltaici (montati su strutture ancorate al suolo mediante paletti piantati nel terreno fino ad una profondità di oltre un metro e mezzo), divisi in 1.572 stringhe da 26 moduli, capaci di generare una potenza nominale di picco complessiva pari a 18.392,40 kWp. 

sottocampi

 

Il terreno preso in considerazione è classificato dai due Comuni come agricolo, e almeno in una parte ricadente su san Benigno identificato come area inedificata e inedificabile per problemi di dissesto idraulico. 

Il tutto dovrà prima essere sottoposto a Valutazione di impatto ambientale. Troppe, secondo città Metropolitana, le criticità, tanto da meritare una discussione più ampia e più approfondita da parte di tutti i soggetti interessati: la superficie molto estesa (ai 25 ettari di pannelli e attrezzature connesse sono da aggiungere la aree intercluse); l’impatto paesaggistico che, come pure altri aspetti del progetto, non è stato approfondito a dovere;  l’impatto legato alla fase di cantiere; la collocazione di alcuni pannelli per le interferenze, già segnalate, con la fascia di rispetto degli elettrodotti di Terna e con la viabilità provinciale; l’incompatibilità con gli strumenti urbanistici dei due Comuni; il mancato coinvolgimento di Sagat (la cui partecipazione è stata richiesta da Lombardore); gli ipotizzabili impatti negativi su suolo, paesaggio, flora e fauna la cui incidenza sarà apprezzabile nel tempo (alcuni aspetti risultano essere mitigabili, altri impossibili da mitigare); le compensazioni ambientali a favore dei Comuni, al momento non previste; le alternative progettuali in grado di risolvere i problemi legati ai vincoli urbanistici e ridurre gli impatti, in modo particolare quello paesaggistico, e il coinvolgimento della Riserva Naturale Orientata della Vauda.

Ezio Lorenzetti

Al momento il primo parere al progetto, fortemente negativo, è quello dell’associazione “Amici della terra - Club della Riserva della Vauda”: «Al di là di alcune incongruenze - spiega il vice presidente Ezio Lorenzetti - come la profondità della falda, sulla carta ad oltre 20 metri, nella realtà dei fatti circa alla metà, è necessario ribadire una cosa: ben venga il fotovoltaico, ma sui tetti o sui terreni già compromessi, come le discariche. Non certo su terreni agricoli, come in questo caso. Terreni che, anche se si tratta di un impianto “a tempo”, saranno irrimediabilmente compromessi».


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