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Giorgio Rizza, coordinatore di Protezione civile dal 2004

Rabbia e amarezza all'indomani della sospensione

«Una ragazza è stata massacrata di botte, e nessuno se n'è interessato»

Luigi Benedetto

Il gruppo di Protezione civile sospeso, in modo temporaneo, nell’attesa che l’Amministrazione comunale comunichi, in modo ufficiale, l’allontanamento dei soggetti che hanno creano i problemi sabato sera, alla Sagra della Salsiccia. In caso contrario, il gruppo sarà cancellato dal Coordinamento del Volontariato di Protezione civile di Torino. 

Una situazione che amareggia profondamente chi, dal 2004, di quel gruppo è stato coordinatore: Giorgio Rizza.

«Mi spiace. Mi spiace soprattutto per i ragazzi che da anni operano in questo gruppo - spiega - Un gruppo molto “povero”, che non ha mai ricevuto contributi né rimborsi. Nel quale i volontari, oltre a mettere a disposizione il proprio tempo e le proprie capacità, hanno spesso messo di tasca loro per comprare quello che poteva servire al sodalizio. Utilizzando i propri mezzi privati per i servizi. Un gruppo che ha sempre risposto “presente” quando è stato chiamato in causa, collaborando con enti e associazioni». 

E allora torniamo a quel sabato sera. A quella sagra in piazza Don Lanterno:

«C’erano delle persone ubriache? - prosegue - Si, è vero. Ma non erano i volontari di Protezione Civile. E comunque, in questo casi, spetta alle forze dell’ordine intervenire per fare in modo che la situazione non degeneri. Alcuni dei nostri operatori sono astemi. Un’altro, come mio figlio, che fa parte dell’associazione, è stato fermato per un normale controllo delle forze dell’ordine mentre tornava a casa, sottoposto ad alcol test come spesso succede nei controlli del sabato sera e, risultando completamente negativo, ha ripreso la sua strada, senza problemi e senza sanzioni. E per quanto riguarda me… beh, oltre al diabete sono reduce da quattro ischemie. Prendo medicine su medicine. Ubriacarmi sarebbe un suicidio. Poi, è vero che un paio di volontarie, complice la musica e la serata tranquilla, hanno accennato a qualche passo di ballo? È vero. Forse hanno sbagliato, ma è stato un peccato veniale e in assoluta buona fede. Ed è vero anche che c’è stata una discussione con il comandante di Polizia Municipale, accesa ma comunque nei limiti. Una discussione dettata dal fatto che non condividevamo il modo in cui ha trattato i bambini che giocavano al parco giochi, e dai giudizi poco lusinghieri che ha espresso sul nostro gruppo». 

Ma si è parlato anche di una rissa: «Bisogna dire che si tratta di due cose diverse, che si sono svolte in tempi e luoghi diversi - prosegue - E poi che non è stata una rissa, ma un’aggressione. Il compagno di mia figlia l’ha aggredita, picchiandola a sangue. Sono stato avvisato, ma non ho sentito il telefono. Quando poi mi hanno cercato nuovamente, avvisandomi dell’accaduto, sono corso da mia figlia, arrivando poco dopo i carabinieri. E quando ho visto la casa devastata, e le condizioni in cui versava la ragazza, lo ammetto, ho perso il lume della ragione. Come avrebbe fatto qualunque genitore vedendo la propria figlia massacrata di botte. I carabinieri mi hanno trattenuto, e di questo li ringrazio, perché vedendo quel ragazzo che rideva e mi prendeva in giro, non so cosa avrei potuto fare. Poi, quando è stato portato via, perché nel tentativo di scappare si era fatto male ad una gamba, mi sono calmato. Sono stato all’ospedale con mia figlia fino al mattino successivo, parlando tranquillamente con la guardia giurata mentre aspettavo le medicazioni del caso. E la cosa che fa veramente male è il fatto che in un momento in cui l’attenzione sui femminicidi e sulla violenza sulle donna sia molto alta, questo episodio, gravissimo, sia passato il secondo piano. Mi aspettavo che il sindaco, in quanto responsabile di tutta la comunità, si facesse vivo, quanto meno per sincerarsi delle condizioni della ragazza, invece nulla. Si è preferito mettere alla gogna dei volontari che si sono sempre adoperati per il territorio invece di affrontare una situazione grave come questa».

E ora? «Abbiamo novanta giorni per capire cosa fare - conclude - Abbiamo già contattato un legale. Di certo non staremo con le mani in mano». 

 

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