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Sull'orario di inizio del Consiglio

«Non lo si può convocare per le 18: la gente lavora»

Luigi Benedetto

Chi era presente all’ultimo Consiglio comunale avrà visto che il tutto è durato un quarto d’ora, minuto più minuto meno. Iniziato alle 18 spaccate, andato avanti senza polemiche e senza troppe richieste di spiegazioni. Ma, nonostante i toni pacati tenuti nel corso del dibattito, qualche scintilla tra il consigliere di minoranza Paolo Cinquanta e il sindaco Enrico Vallino non è mancata.

Oggetto del contendere: l’inizio del Consiglio. Stabilito per le 18 e alle 18 spaccate iniziato. Con Cinquanta arrivato con qualche minuto di ritardo, e quindi a Consiglio iniziato (e, vista la durata dello stesso, quasi in dirittura d’arrivo). «Certo, in quei pochi minuti non è successo niente di rilevante - ammette - ma è una questione di rispetto. Per seguire i Consigli prendo permessi dal lavoro, e arrivo direttamente da Torino, con tutti i problemi di traffico che si possono immaginare. Aspettare qualche minuto non avrebbe certo cambiato le cose. Anche perché quando si tratta di aspettate qualche esponente di maggioranza, non si è mai così fiscali nell’iniziare». «Non ci sarebbe stato alcun problema ad attendere qualche minuto - gli fa eco il primo cittadino - Il problema è che mi era stato detto che il consigliere sarebbe arrivato di lì a mezz’ora. E non aveva senso fare aspettare i consiglieri presenti per tutto quel tempo».

La questione sembrava essere finita lì, con questo scambio di battute. Quei pochi minuti, invece, sono rimasti sullo stomaco a Cinquanta: «Per essere in Consiglio alle 18 sono costretto a chiedere dei permessi sul lavoro, previsti per chi ricopre incarichi amministrativi ma legati alla sola durata della seduta: per il resto devo attingere dai miei permessi personali, ma sono ore che finiscono in fretta perché anche io, come tutti, li utilizzo per necessità personali. Ho chiesto da tempo di iniziare i Consigli ad orari più consoni per chi lavora - ribadisce - Dopo cena ad esempio. Ma ho sempre ricevuto riposte negative. Non ci guadagniamo nulla come consiglieri, lo facciamo per occuparci del nostro paese, e di certo non possiamo tralasciare il nostro lavoro, che è quello che ci dà da mangiare. Se non cambierà l’orario di inizio, sarà costretto a lasciare il mio incarico di consigliere: un bene per molti, forse, ma anche un peccato per qualcuno».


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