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 Il Comune smentisce: nessuna segnalazione

Geminiani: «Lamentele in una sola classe: l'insegnante ha in spregio ciò che viene servito»

lu.be. 

Secondo alcuni genitori di piccoli allievi della scuola primaria, i pasti serviti in mensa spesso hanno porzioni ridotte, e vengono somministrati freddi, specialmente alle classi che li ricevono più tardi. Osservazioni che, assieme ad altre considerazioni di natura economica sul servizio refezione, destinate a ricadere sulla collettività, sono state portate in aula dal gruppo Civico.

«Il costo di un pasto in mensa ha subito un rincaro del dieci per cento in considerazione delle maggiori difficoltà operative nella distribuzione legate all’emergenza sanitaria, e l’appalto con la società che li fornisce è stato prolungato di otto mesi», ha sottolineato il consigliere Michele Cavapozzi, chiedendo poi quali verifiche sono state effettuate e quali i provvedimenti adottati. 

Porzioni ridotte e temperature non conformi sono state smentite dall’assessora Maura Geminiani:

«I pasti sono forniti sulle grammature previste dall’Asl, che non si discostano dagli anni precedenti per cui non ci possono essere porzioni ridotte. Il servizio, dall’apertura del carrello alla consegna del pasto all’alunno, non dura più di 5 minuti, quindi gli alimenti vengono consegnati caldi. Succede che qualche ragazzo sia in ritardo perché si sta lavando le mani o rientra dal cortile, per cui potrebbe trovare il pasto tiepido, ma di certo non freddo. E comunque è stato chiesto che la distribuzione inizi a settimane alterne, prima da un lato e poi dall’altro - ha ribadito - Del resto, dal verbale della Commissione Mensa emerge che non ci siano stati appunti del genere, né da parte dei genitori né degli insegnanti, e neppure della preside, che ha verificato di persona più volte. Ci sono state lamentele ma in un’unica classe, dovute ad un’insegnante che non solo non cerca di capire la situazione ma ha un atteggiamento di spregio verso ciò che viene servito. La cosa, comunque, è già stata segnalata».

Per quanto riguarda l’aumento dei costi, la scelta, stante le norme di sicurezza da adottare, è stata quella tra garantire ancora la mensa, seppur con altre modalità e altri costi, oppure privare le famiglie di questa opportunità:

«E abbiamo deciso di continuare ad erogare il servizio, con l’utilizzo di contenitori monouso e un incremento del personale che ha prodotto un aumento dei costi - ha concluso - La proroga del contratto, invece deriva dalla sospensione dell’appalto che si è verificato durante lo scorso lockdown: il contratto doveva scadere il 31 dicembre 2020, ma al “recupero” della pausa sono stati aggiunti due mesi e mezzo per avere il tempo di predisporre gli atti necessari ad un nuovo appalto».

Per quanto riguarda le verifiche, ribadito il fatto che il Comune effettua controlli regolari, e ad oggi non sono state riscontrate mancanze. 


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