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Dal 20 al 27 settembre settimana di scioperi

Il 27 settembre manifestazione globale di Friday for Future

Edoardo Di Stefano

Pensate alle grandi crisi della storia dell’umanità: il crollo dell’impero romano, la peste nera, le due guerre mondiali.

Sono stati eventi epocali che hanno messo in ginocchio intere popolazioni. La vita di milioni di persone è stata sconvolta e  i sistemi economici e politici sono stati spesso travolti.

La seconda guerra mondiale è stata, probabilmente, la più grave: sono state coinvolte direttamente o indirettamente decine di milioni persone da tutto il mondo e si sono contati un numero di morti mai visto in nessuna guerra precedente. Ma ora siamo alle soglie di una minaccia che si prospetta ancora più grave dell’ultima guerra mondiale: molti stentano a crederci ma questa minaccia è il riscaldamento globale.

Nel caso della seconda guerra mondiale, infatti, ci sono stati luoghi della Terra che non sono stati toccati dal conflitto se non molto marginalmente. Pensiate al sud America o alle regioni remote dell’africa subsahariana o al territorio dell’America del Nord. Il riscaldamento globale invece coinvoglerà, anche se non in maniera equa tutti gli abitatni della Terra specialmente i paesi meno sviluppati, che sono anche quelli che meno di tutti hanno causato il riscladamento globale, colpa della mancanza di infrastruttare e di una sfortunata posizione geografica.

Cio nonostante è anche la crisi più sottovalutata in assoluto. Il riscaldamento globale è noto al grande pubblico da tempo ma si ha solo un idea generale e marginale del problema. Si sa che la Terra si sta riscaldando che I ghiacciai si stanno scioglieno che molte specie tra cui gli orsi polari sono a rischio di estinzione e che stanno aumentando gli incendi. Complici I media che fanno vedere sempre solo i ghiacciai che si sciolgono o gli orsi polari che non riescono più a sopravvivere e mai le conseguenze che questa crisi sta gia avendo su centinaia di migliaia di persone si pensa sia una minaccia lontana, che affliggerà poco o niente le vite di tutti I giorni almeno di chi vive in Europa e nei paesi del primo mondo.

 Niente di pù sbagliato. Il riscaldamento globale è la più grave crisi che l’umanità abbia mai affrontato e tale bisogna chiamarala: crisi climatica.

Una crisi di proporzioni colossali che abbiamo causato noi emettendo sconsiderate quantità di CO2 nell’atmsofera. Su questo sono d’accordo il 95% degli scienziati mondiali.

Ma andiamo con ordine.

La parola chiave per capire le conseguenze della crisi climatica è: instabilità. Tutto sarà più instabile e più estremo. Assisteremo a fenomeni metereologici di proporzioni eccezionali. Trombe d’aria, uragani e tifoni saranno sempre più fequenti e sempre più intensi. Siccità sempre più lunghe e alluvioni sempre più fequenti renderanno invivibili vaste zone del pianeta in questo secolo; zone densamente popolate come l’India, che si desertificherà sempre di più, per non parlare di zone costiere come il Bangladesh, l’Olanda e gran parte delle isole e degli atolli del pacifico che verranno sommersi nel giro di pochi decenni a causa dello scioglimento dei ghiacciai polari. Milioni di persone saranno quindi costrette ad emigrare in lughi più vivibili e i cosiddetti migranti economici saranno sempre più migranti climatici. Molti beni essenziali come l’acqua scarseggeranno ed aumenteranno enormemente tensioni e conflitti in tutto il mondo.

Ma gli effetti si avranno anche nel vecchio continente e sono visibili già adesso. Quest’anno in Italia sono andati perduti milioni di euro in agricoltura sopratutto in alcune zone del Piemonte dove si è registrata una siccità record. Continui dissesti idrogeologici devastano la penisola e gli incendi sono sempre più frequenti in tutta Europa.

Eppure si contnuano a bruciare combustibili fossili come niente fosse. Epppure le emissioni di CO2 contiuano ad aumentare anno dopo anno. Eppure gli accordi sul clima contnuano ad essere ignorati. L’ultimo è l’Accordo di Parigi del 2015 in cui i paesi firmatari si sono impegnati a mantenere l’aumento di temepratura al di sotto di 1,5 gradi rispetto alla media preindustriale cosa che permetterebbe di evitare la catastrofe. Ma il tempo a disposizione per invertire la rotta è sempre meno. Secondo l’IPCC, il gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico ossia il più importante organismo di ricerca scientifica delle nazioni unite, ci restano 11 anni per ridurre drasticamente le emissioni di CO2. 11 anni iniziando ad agire ora. Se non verranno presi seri provvediemmenti si innescheranno una serie di reazioni a catena che renderanno il riscaldamento globale praticamente inarrestabile. Già solo un aumento di 2 gradi della temperatura media terrestre avrebbe effetti incontenibili.

Purtroppo I combsutibili fossili sono alla base della nostra economia e la classe dirigente dei paesi più ricchi, e più inquinanti, non si sta dimostrando disposta a cambiare sistema economico anche se questo comporta conseguenze estreme per la vita di miliardi, non milioni, di persone in tutto il mondo e per le generazioni a venire.

Qualcosa andava fatto.

E con questa consapevolezza che Greta Thunberg, una ragazza svedese che allora aveva qundici anni, si è seduta di fronte al parlamento del suo paese a Stoccolma lo scorso 20 agosto saltando la scuola. Lo continuerà a fare per 20 giorni seguenti prima delle elezioni svedesi e poi per tutti I venerdi successivi. Dopo un mese, a settembre, alcuni ragazzi seguono il suo esempio a L’Aia di fronte al parlamento olandese quindi in Germania un gruppo di adulti manifestano a Berlino. In poco tempo la protesta si espande in tutti I continenti dal Canada all’Australia.

In Italia i primi ragazzi si radunano a Milano a dicembre quindi a Torino, Napoli, Roma, Pisa e Udine mentre le persone che seguivano l’esempio di Greta in tutto il mondo si moltiplicavano. Cosi è nato Fridays for Future: spontaneamente senza nessun leader e senza nessuna organizzazione particolare ma seguendo l’esempio di una ragazza che ha avuto una grande e semplice idea.

Il 15 marzo c’è stato il primo sciopero globale per il clima quando nel mondo sono scese in piazza 1.6 milioni di persone in 131 paesi. L’Italia con 370mila persone in piazza è stata il paese con più manifestanti in assoluto.

Gli obiettivi sono molto chiari: spingere I governi affinche rispettino il già firmato accordo di Parigi che, come detto prima, ci permetterebbe di contenere l’aumento di tempratura media al di sotto di 1,5 gradi rispetto alla media preindustriale, e ascoltare gli scienziati che sono stati molto chiari su quali sono I rischi che stiamo correndo e spesso su quali sono le soluzioni da intraprendere per evitarli.

Erano molti anni che un movimento di queste dimensioni, composto prevalentemente da ragazzi di meno di 25 anni, non si vedeva, tanto che alcuni lo hanno soprannominato il nuovo ‘68. Finalmente I giovani si sono mossi reclamando il diritto al futuro per se stessi e per le nuove generazioni. Ed è proprio di un movimento cosi vasto, plurale e apartitico e senza quindi nessuna connotazione ideologica che c’era bisongo. Sono proprio questi i movimenti in grado di raccogliere l’adesione necessaria per cambiare le cose. Come ha detto Greta “C’è bisogno di tutti e tutti sono benvenuti”. Nonostante siano i giovani a patirne di più le conseguenze perchè vivranno più a lungo degli adulti anche questi ultimi non sono immuni al riscladamento globale visti i disastri natuarli sempre più frequenti e le sempre più numerosi morti premature all’anno dovute all’inquinamento atmosferico e ambientale.

Questa è la battaglia più importante di tutte semplicemente perche se non si vince questa non se ne potrà affrontare nessun altra. Non abbiamo molte possibilità. Abbiamo tutto da perdere. Se vogliamo vivere in un pianeta vivibile ed avere un futuro degno di essere vissuto dobbiamo vincere.

Quest’anno è uscito il nuovo rapporto dell’IPCC, che sottolinea tra gli altri il legame stretto tra agricoltura, migrazioni e cambiamenti climatici e, secondo secondo alcuni tra i migliori climatologi del mondo, ci restano molto meno di 11 anni, appena 18 mesi, per salvare il pianeta e l’umanità. Il 23 settembre si terrà un vertice delle Nazioni Unite sul clima a New York mentre a dicembre si terrà la COP25, la venticinquestima conferenza delle nazioni unite sui cambiamenti climatici, in Cile due incontri cruciali tra i capi di stato della maggioranza delle nazioni della Terra in cui verrano prese decisioni fondamentali per i prossimi decenni. Per questo a settembre noi scenderemo ancora in piazza con una settimana scioperi dal 20 al 26 e con il terzo sciopero globale il 27 settembre.

Tutto si gioca ora.


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