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 La decisione del Governo, ieri sera

Le preoccupazioni di Dario Gallina, presidente dell'Unione Industriale di Torino

na.ber.

E' arrivata solo ieri in tarda serata, mercoledì 11 marzo. Dopo un'estenuante giornata di confronto con Lombardia, Piemonte e Veneto, la decisione del Governo di chiudere tutti i negozi e in tutta Italia, anche nelle regioni del sud, dove a centinaia sono "fuggiti", con la speranza di poter evitare il virus senza pensare che avrebbero proprio potuto portarlo loro il Covid-19 in luoghi dove la Sanità è del tutto impreparata per l'emergenza e ben sapendo che il nord è già da giorni in sofferenza.

Da oggi, dunque, oltre i provvedimenti già emanati, saranno chiuse su tutto il territorio nazionale le attività commerciali. Aperte solo farmacie, supermercati, banche, uffici postali, idraulici, meccanici, tabaccai e le edicole. Restano in funzione, seppure a regime ridotto, anche i trasporti, mentre per quanto riguarda gli aeroporti, potrebbe esserci una selezione. Completamente chiusi bar, pub e ristoranti. Aperti invece i negozi di vicinato di generi alimentari, necessari alla sopravvivenza delle comunità.

Grande preoccupazione viene espressa da Dario Gallina, presidente dell'Unione Industriale di Torino e della locale Camera di Commercio:

"il nostro sistema economico, già fortemente sotto stress, non reggerà a questo colpo definitivo. Se si chiudono le aziende, si perdono ordini e commesse, e i clienti si rivolgono altrove. Questo determinerà – senza se e senza ma – la perdita definitiva di posti di lavoro, portando a una gravissima crisi occupazionale e sociale. Rischiamo di scaricare sulla collettività scelte assunte sulla scia dell’emotività. Stiamo affrontando un momento drammatico: è fondamentale mantenere la lucidità e assumere tutte le cautele per poter operare senza rischi per la salute dei cittadini. Tale obiettivo non può essere perseguito con il blocco totale della produzione - e questo non nell’interesse della parte datoriale, ma per salvaguardare tutti i posti di lavoro che rischierebbero di essere cancellati.

E prosegue:

"al contrario, le nostre imprese – dalle grandi multinazionali, alle pmi – ci chiedono di non chiudere, ma tutte si sono adeguate alle disposizioni ministeriali di una nuova organizzazione del lavoro, per tutelare l’interesse primario della sicurezza e salute dei lavoratori. Ad esempio, favorendo lo smart working ove applicabile, mantenendo la distanza di sicurezza tra le postazioni, regolando il flusso di persone verso le mense e nelle aree relax per evitare gli assembramenti, e stabilendo l’uso delle mascherine ove opportuno. Abbiamo appena appreso le misure che Governo sta assumendo a sostegno dell’economia e dei lavoratori. In attesa di conoscere in dettaglio i contenuti del provvedimento, ci sembra che abbiano recepito le nostre richieste in relazione alla semplificazione e a una maggiore estensione nell’utilizzo degli ammortizzatori sociali, per tutte le imprese".

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