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 Per studenti Erasmus e lavoratori

Per tornare dall'Austria è stato necessario l'intervento dell'ambasciata e un viaggio da incubo

Chiara Mingrone

Qualche settimana fa, ha fatto notizia il ritorno di massa di migliaia di studenti e lavoratori dalle ormai blindate città del nord verso il sud, ma c’è un altro esodo silenzioso che sta colpendo tanti  giovani studenti e non che in modo tutt’altro che omogeneo, stanno cercando di rispondere ad un quesito che sicuramente non si erano mai immaginati di porsi alla partenza: “Ritorno a casa o resto qui?”.

Ormai è un dato di fatto che quasi in tutta Europa si stiano attuando misure per contenere l’inesorabile dilagarsi del temuto COVID19.

Le risposte sono tante e variegate e la chiarezza molto poca sia da parte delle università che delle ambasciate.

Per esempio al momento l’Università degli Studi di Torino lascia ai singoli studenti la possibilità di scegliere se rimanere nel paese ospitante o ritornare a casa, rassicurando che le carriere degli studenti Erasmus non saranno intaccate, ma potranno continuare a seguire le lezioni online, dove è possibile, nelle università ospitanti, farlo presso il loro domicilio italiano o congelare la mobilità e terminarla nell’anno accademico 2020/2021 con il finanziamento precedentemente pattuito.

Ma praticamente cosa vuol dire tornare a casa in questi giorni?

Come detto precedentemente, le informazioni sono poche, frammentarie e cambiano molto da Paese a Paese: ad esempio in Inghilterra e in Spagna sono stati permessi dei voli Alitalia per ripotare a casa i connazionali che ne facessero richiesta. Altri paesi come l’Austria, invece, non l’hanno permesso e per questo le ambasciate hanno dovuto organizzarsi in un altro modo così da permettere il rientro dei tanti connazionali.

In particolare nell’ex impero asburgico sono stati effettuati tre viaggi tramite autobus che da Vienna hanno riportato i richiedenti su suolo italiano, l’ultimo dei quali è stato venerdì sera per giungere a Tarviso (UD) alle prime luci dell’alba di sabato 21 marzo.

Le difficoltà sono state tante. Una tra tutti la rapidità dell’organizzazione del viaggio, messo a punto nel giro di pochi giorni - per paura dell’imminente chiusura dei confini - e un'altra è stata dettata dal decreto che impone agli autisti austriaci di non scendere dal mezzo in territorio italiano (in realtà non avrebbero neppure potuto entrare, ma grazie ad un permesso ad hoc gli è stato permesso di compire lo sconfinamento).

Tra i passeggeri, per la maggior parte occupati nel settore della ristorazione e nell’assistenza di volo, la confusione era molta. Infatti, fino alla sera stessa della partenza, non era stata ancora comunicata la destinazione finale.

Fino a qualche ora prima pensavamo di dover attraversare il confine a piedi - racconta un assistente di volo catanese in fila per salire su uno dei tre bus a due piani messi a disposizione dal consolato  - è già un passo avanti, ma sarà comunque lungo e costoso tornare a casa”.

Tutto il trasporto, infatti, è a carico del richiedente e, a seconda della tratta,  i prezzi variano molto: dai 20 ai 50 euro per raggiungere Vienna dalle altre città; più 50 euro per il pullman per il rimpatrio; 8 euro ed un quarto per la stazione di Udine e poi dai 15 ai 110 euro per rarrivare alla propria destinazione finale con treni regionali e/o ad alta velocità.

Problemi si sono riscontrati anche all’arrivo in territorio italiano, dove oltre al mal funzionamento dell’unico termometro disponibile, la partenza da Tarvisio è stata anche ritardata, a causa dell'ingente numero di persone, mettendo così a repentaglio alcune coincidenze, alla fine, comunque, rispettate.

Tolti gli inconvenienti del viaggio, quello che regna di più tra i giovani “esuli” è sicuramente lo sconforto. L’Austria, a differenza dell’Italia, non ha attuato politiche specifiche per i lavoratori a tempo determinato (di solito i contratti stagionali qui hanno valenza di un anno). Soppressi e/o interrotti  tutti i contratti, senza che si sappia se riprenderanno, ma allo stesso tempo, né gli affitti negli studentati né nelle case private sono stati interrotti o posticipati.

“Mi sono portata via lo stretto necessario - racconta una ragazza ventenne cameriera a Vienna  - Spero di poter tornare il prima possibile per prendere il resto delle mie cose! Pure la beffa oltre al danno mi sembra troppo!” Conclude abbassando lo sguardo.

Ora giustamente bisogna fare i conti con i tanti i morti ed ammalati, ma domani bisognerà sicuramente tener conto dei tanti progetti e sogni accademici, e non solo, che sono stati irrimediabilmente rovinarti da questo evento che nessuno, nella peggiore delle previsioni, poteva aspettarsi.

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