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nonsolocontro2017

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 Le proteste  di Coldiretti Piemonte

Nonostante la produzione della nostra regione, i caseifici importano dall'estero

na.ber.

Il Piemonte è tra le prime regioni, a livello nazionale, per la produzione di latte.

I numeri parlano chiaro: 10 milioni di quintali annui, 2000 aziende produttrici tra le più professionali al mondo, 121mila capi e un fatturato del prodotto all’origine pari a 430 milioni di euro. Eppure le importazioni di latte sfuso, cagliate, latte in polvere, crema di latte, che avvengono soprattutto dal Belgio, Germania, Francia e Olanda e arrivano, trasformando tutti i dati in quintali di latte sono pari alla metà della produzione piemontese.

«Finalmente, a seguito delle nostre richieste – commenta il presidente regionale di Coldiretti, Roberto Moncalvo - sono stati resi pubblici i dati delle importazioni di latte e alla luce di quanto è emerso dall’analisi sono ancor più inaccettabili le distorsioni sui prezzi, lungo la filiera, messe in atto dall’agroindustria e dai caseifici piemontesi».

Aggiunge Fabrizio Galliati, presidente di Coldiretti Torino:

«In un momento di crisi, come quello che si è venuto a creare per l’emergenza sanitaria, non è certo stato un atto responsabile quello adottato da una parte dell’agroindustria piemontese che, invece di valorizzare le nostre produzioni e rivolgersi ai caseifici del territorio, ha continuato a importare dall’estero. Coldiretti ritiene che tali aziende agroindustriali non vadano incluse in eventuali aiuti regionali destinati alla filiera lattiero-casearia. I nostri allevatori hanno garantito, anche durante questa fase così delicata, ai consumatori il cibo a tutela del #MangiaItaliano e ora i loro sforzi non possono essere vanificati e non giustamente remunerati da azioni irresponsabili e scorrette da parte di determinate agroindustrie che non credono nel valore della filiera made in Piemonte”.

E conclude:

«è urgente, quindi, che l’assessore all’Agricoltura della Regione, Marco Protopapa prenda una posizione netta verso quei caseifici che hanno, senza motivo, abbassato il prezzo del latte pagato alla stalla ai produttori, venendo meno a quel patto che proprio l’assessore stesso aveva lanciato, su nostra sollecitazione, tra gli attori della filiera e che avrebbe dovuto garantire per almeno tre mesi, da aprile a giugno, le stesse condizioni economiche della scorsa stagione». 


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