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Fabrizio Morutto

 

 Tutte le difficoltà causate dal lockdown

Fabrizio Morutto: «solo proclami da parte della politica e intanto le aziende rischiano la chiusura»

na.ber.

L'Italia che resiste ha il volto, la tenacia e l'impegno di Fabrizio Morutto. Un coraggioso imprenditore di Rivarossa, titolare della Delta Gom, che sta lottando con tutte le sue forze contro una burocrazia tiranna per salvare la sua azienda e continuare a dare un futuro ai suoi dipendenti.

Ma non è facile. Non lo era prima della pandemia, lo è ancor meno oggi. Le difficoltà si sono moltiplicate e l'impegno e la passione per il proprio lavoro sembrano non bastare mai.

C’è un’Italia fatta di storie di imprenditorialità che ha continuato a dare il massimo, rispettando le restrizioni normative imposte dall’emergenza Coronavirus. E lo ha fatto senza arrendersi mai e senza mai neppure immaginare di trasferirsi all'estero, scegliendo la strada più semplice.

Ecco, Fabrizio Morutto è proprio uno di quelli.

La sua azienda, 15 dipendenti «una famiglia» come lui stesso la definisce produce ricambi per auto molto particolari. In Italia non ha concorrenti, i suoi competitor sono in Cina, Turchia, India e Polonia, ma il suo export si attesta sul 40%, perchè quando si lavora bene i clienti, anche quelli internazionali, tornano sempre a cercarti.

Cosa è successo con il lockdown?

«Abbiamo dovuto fermarci per tre settimane e poi alla riapertura - spiega - l'operatività è stata a ranghi molto ridotti. Abbiamo dovuto lasciare a casa le persone più anziane e quindi più esposte al contagio. Il lavoro che era già in difficoltà per la concorrenza estera è calato drasticamente e il fatturato è sceso del 20%».

Una situazione difficile che ora stenta  a riprendersi.

«Dopo gli annunci del Governo abbiamo pensato che un aiuto concreto sarebbe arrivato - prosegue - e che piano piano ci saremmo ripresi. Invece, erano solo proclami. Temo che i soldi che ci arriveranno dall'Europa saranno spesi male. Basti solo pensare  che le domande di aiuto partite dalle azienda da marzo sono passate da 180mila a 550mila. Le norme che hanno stabilito per effettuare le richieste sono perverse. Sono stati posti alla banche che dovrebbero erogarci il prestito - 90% garantito dallo Stato, 10% dalle aziende - paletti talmente rigidi da costringerle a processare le richieste con molta più attenzione. Al momento in Canavese su 100 aziende che hanno presentato la pratica, ne è stata accolta una soltanto».

Come stanno andano ora le cose?

«Finora sono riuscito a pagare stipendi e fornitori - risponde - ma se non arriveranno gli aiuti la situazione diventerà sempre più difficile. E' come se fossimo in una sorta di coma farmacologico. Per fortuna con i clienti esteri abbiamo programmi di lavoro fino a settembre/ottobre e grazie alla moratoria alle banche, riusciamo ancora a tirare avanti, ma fino a quando?».

Poi conclude:

«tutta questa vicenda dell'emergenza sanitaria ha ben evidenziato le differenze tra chi è protetto, come ad esempio i dipendenti statali e chi non lo è. Un imprenditore se non riesce a pagare i dipendenti o i fornitori non dorme la notte perchè pensa a tutte le loro famiglie. Gli statali non hanno perso un centesimo e neppure i politici eppure non ho sentito nessuno che abbia pensato di creare un fondo di solidarietà per chi invece in questi tre mesi ha rischiato e ancora rischia di cadere nel baratro della povertà»

 


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