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La legge regionale scatena l'ira di Legambiente

«Un vero e proprio attentato alla biodiversità alpina e in particolare piemontese»

na.ber.

Dal 2 luglio,la caccia in Piemonte ha nuove regole. Sono state approvate dal Consiglio regionale nell'ambito dell'"Omnibus" collegato al decreto "Riparti Piemonte".

«Abbiamo votato a larga maggioranza le variazioni derivanti dalla revisione degli articoli dal 16 al 27 del DDL 83/2020 che riguardano l’agricoltura e, appunto, la caccia – spiega il consigliere regionale, presidente della Terza Commissione Claudio Leone – portando l’accertamento dei danni da fauna selvatica e attività venatoria e la loro prevenzione come materia regolamentata dalla Regione Piemonte. Abbiamo, inoltre, introdotto come specie cacciabili allodola, fischione, codone, folaga, canapiglia, marzaiola, pernice bianca. Abbiamo previsto il divieto dell’esercizio dell’attività venatoria da parte proprietario o il conduttore di un fondo con richiesta motivata entro trenta giorni dalla pubblicazione del piano faunistico-venatorio regionale. La Regione si è fatta carico di determinare in modo adeguato le dimensioni spaziali e faunistiche dei singoli ambiti venatori, coinvolgendo i cacciatori nella gestione e nella salvaguardia dei beni faunistico-ambientali».

Un intervento normativo, secondo la maggioranza che governa la Regione,  che allinea il Piemonte alla normativa nazionale sulla caccia, garantendo la sicurezza dei cacciatori e fornendo nuovi strumenti di sostegno economico ai comprensori alpini e agli ambiti territoriali.

stagione di caccia

Ma quali sono le regole?

La residenza venatoria del cacciatore nel proprio Ambito territoriale di caccia o nel Comprensorio alpino dove ritira il proprio tesserino venatorio regionale. Ulteriori ammissioni sono consentite, previo consenso dei rispettivi organi di gestione, nel rispetto del numero totale di cacciatori ammissibili. Fatto salvo che il prelievo nei confronti della tipica fauna alpina, è comunque limitato al solo comprensorio di residenza venatoria mentre i cacciatori residenti in altre regioni o all’estero possono essere ammessi secondo rigidi parametri.

La Giunta regionale potrà regolamentarne il prelievo di ungulati e la caccia sarà consentita da un’ora prima del sorgere del sole fino al tramonto. Per gli ungulati si potrà proseguire fino ad un’ora dopo il tramonto.

Più attenzione alla sicurezza: obbligo per i cacciatori di indossare bretelle o capi di abbigliamento con inserti di colore ad alta visibilità, anche ai soggetti impegnati in attività di controllo faunistico e non solo ai cacciatori.

caccia2

Verso il grilletto libero? 

Legambiente Piemonte e Valle d'Aosta la definisce «una legge sbagliata e pericolosa» e aggiunge come «in momento storico come quello che stiamo vivendo sia pericoloso prevedere maggiore mobilità venatoria (specie, tempi e spazi). Una vera e propria deregulation per un'attività assolutamente non necessaria al Paese, che inoltre crea danni alla fauna e all'ambiente». 

E aggiunge:

«Siamo di fronte alla decisione di una Giunta regionale che ha scelto di anteporre gli interessi ludici di una ristrettissima minoranza dei cittadini a quelli di protezione ambientale e faunistica. Una scelta senza né capo né coda che non ha giustificazione alcuna. Tutte le specie dichiarate ‘cacciabili’ sono classificate come ‘in declino’ o, peggio, in elevate condizioni di rischio, come la pernice bianca che dal 2000 ad oggi ha visto dimezzare la sua popolazione. Gli esemplari di alcune delle specie in questione pesano meno del piombo contenuto in una cartuccia. Questa legge è un vero e proprio attentato alla biodiversità alpina e in particolare piemontese».

pernice bianca

La nuova legge regionale introduce, infatti, sette nuove specie cacciabili (allodola, fischione, codone, folaga, canapiglia, marzaiola, pernice bianca), l'abolizione del divieto di caccia nelle domeniche di settembre, l'abrogazione dei limiti di ingresso per i cacciatori provenienti da altre regioni, la perdita del legame cacciatore-territorio e per finire. nessuna possibilità per i proprietari dei fondi di ottenere il divieto di caccia.

«La caccia notturna con ausilio di fonti luminose - conclude Legambiente - mette a forte rischio tutta la fauna selvatica e non solo gli ungulati oggetto del provvedimento e, in ultimo, gli stessi cacciatori. L'unica limitazione che si prospetta, ovvero la possibilità di vietare la caccia su un fondo aperto, è legata ad un piano faunistico regionale inesistente, che la giunta regionale ha rinviato di tre anni e che aspettiamo da solo 28 anni.  È assurdo che per il divertimento di una esigua minoranza, peraltro in costante calo, della cittadinanza piemontese, si mettano in pericolo la sopravvivenza di specie protette e ricchezze ambientali che possono rappresentare il volano di una prossima ripresa economica». 

 


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