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Nubi sempre più nere su Alzano e Nembro

E la Lega dopo la desecretazione delle carte chiede le dimissioni di Conte

Fabio Farag

E' polemica e scontro aperto per la spinosa vicenda dei verbali del Comitato Tecnico Scientifico, desecretati solo qualche giorno fa dopo l'appello di Fondazione Einaudi.

In seguito alla richiesta della onlus, avvenuta già ad aprile, il primo rifiuto di Palazzo Chigi e il ricorso al Tar da parte della Fondazione, giovedì scorso il Governo ha ceduto, acconsentendo alla pubblicazione di cinque verbali del CTS, citati in tutti i DPCM emanati per la gestione della crisi sanitaria causata dal Covid 19. I documenti desecretati sono attualmente disponibili all’interno del sito web della fondazione Einaudi, che commenta:

«La trasparenza è un principio imprescindibile delle liberal-democrazie, che impone la pubblicazione di tutti gli atti riguardanti la compressione, più o meno incisiva, di diritti e libertà di rango costituzionale»

I verbali contengono per lo più consigli e prescrizioni su come decidere le misure poi effettuate dal Governo per gestire l’epidemia. A scatenare la polemica è in realtà la mancanza di raccomandazioni da parte del CTS riguardo la decisione presa da Palazzo Chigi di imporre il lockdown nazionale. Una scelta arbitraria, “contro” gli stessi consigli del Comitato, secondo i detrattori.  Da quanto si legge all’interno del verbale datato 7 marzo, il CTS consigliò il Governo di istituire “due livelli di misure di contenimento”, almeno in Lombardia e nelle 14 province sparse per l’Italia in cui si sono registrati più contagi.

 

CTS

Lunedì 9 marzo Palazzo Chigi  decise, invece, di annunciare che il lockdown che sarebbe stato esteso - come poi effettivamente avvenuto - a livello nazionale. Da quanto emerge, è ragionevole supporre che il Governo abbia più semplicemente preso una decisione politica dopo aver sentito il parere del CTS (che era comunque d’accordo nell’istituzione del lockdown almeno in Lombardia e nelle 14 province) e dopo la fuga di notizie che stava causando un “fuggi fuggi” generale da Milano verso altre regioni, con il rischio di aumentare le possibilità di contagio. 

Non è chiaro invece perché non siano stati resi pubblici, se esistono, i verbali riguardanti la chiusura della Val Seriana, mai applicata, in cui Governo e Regione Lombardia da mesi si rimbalzano responsabilità di “uno dei peggiori focolai del mondo” e quelli invece esistenti e citati nel DPCM del 4 marzo che impose la chiusura di  tutte le scuole del territorio nazionale.

zone rosse

“I due comuni si trovano in stretta prossimità di Bergamo e hanno una popolazione rispettivamente di 13.639 e 11.522 abitanti. Ciascuno dei due paesi ha fatto registrare attualmente oltre 20 casi, con molta probabilità ascrivibili ad un’unica catena di trasmissione. Ne risulta, pertanto, che l’R0 è sicuramente superiore a 1, il che costituisce un indicatore di alto rischio di ulteriore diffusione del contagio“, recita un comunicato riportato da la Repubblica.

Un suggerimento che cadrà nel vuoto. Questo nonostante il 5 marzo tutto fosse disposto e pronto per procedere con la chiusura della zona. Come noto 250 tra carabinieri, finanzieri e poliziotti erano stati fatti convergere nella zona per il controllo del territorio. Il documento aiuta a fare luce anche su quelle che poi sarebbero state le successive dichiarazioni di esponenti del Governo e dei vertici della Regione Lombardia, ascoltati dagli inquirenti come persone informate dei fatti per la mancata istituzione della zona rossa. 

Le indagini in corso aiuteranno a fare luce su una pagina scura all’interno di una parentesi drammatica della nostra storia. Intanto i verbali del Cts e le indicazioni sulla chiusura della Val Seriana stanno complicando la posizione del Governo. 

Roberto Calderoli

In una nota il senatore leghista Roberto Calderoli punta il dito:

«Il Governo al posto che attuare i suggerimenti del Cts ha perso diversi giorni per poi creare un’inutile zona arancione regionale e a seguire la zona rossa nazionale, impedendo di bloccare il contagio del virus dai focolai di Alzano e Nembro, aprendo la strada alla disastrosa pandemia che ha travolto la provincia di Bergamo con migliaia di morti. Il Cts aveva indicato la strada da seguire: replicare la zona rossa di Codogno anche in Val Seriana ma il Governo ha scelto diversamente. Dopo la pubblicazione di queste carte, in un Paese normale, il presidente del Consiglio in quanto responsabile politico dell’azione del suo Governo si dimetterebbe all’istante».
 


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