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amedeo di savoia tamponi

 La testimonianza di due piemontesi

In Croazia scarso rispetto delle norme, mentre in Spagna grande senso di responsabilità

Federica Carla Crovella/Nadia Bergamini

Rientro dalle vacanze complicato per gli italiani che hanno scelto di trascorrere il loro periodo di relax in alcuni Paesi europei. La causa? Sempre la stessa: l'aumento dei contagi e il timore di nuovi focolai.

Serena Vallone ha scelto la Croazia per le sue vacanze estive. È partita da Torino a Ferragosto, in auto, verso un paradiso caratterizzato da chilometri di costa, un migliaio di isole e soprattutto meravigliose acque cristalline. L’ordinanza di pochi giorni prima ha stabilito l'obbligo di sottoporsi a tampone anche per chi
arriva in Italia dalla Croazia, per verificare l'eventuale contagio da Covid-19. Per questo motivo, abbiamo chiesto a chi ha vissuto lì anche per un breve periodo come siano stati la permanenza e il ritorno a casa, in fatto di precauzioni, monitoraggio e distanziamento.

croazia foto Plitvice

Ecco che cosa ci ha raccontato Serena:

Una volta arrivata in Croazia, come vi hanno accolti?

«Passando il confine sia della Slovenia che della Croazia non è stato fatto quasi nessun controllo a parte la richiesta di un documento di identità».

In Croazia c’è rispetto del distanziamento? Adottano le dovute precauzioni?

«Nel periodo estivo i contagi hanno subito un aumento soprattutto a causa del turismo proveniente da tutta Europa; quindi c’è una sensibilità diversa dalla nostra. Io ho alloggiato in case diverse e tutti i proprietari erano molto tranquilli e senza mascherina. Eravamo noi che arrivavamo dall’Italia quelli strani. A Zara la padrona ci ha quasi deriso dicendoci: “vi stringerei la mano ma vedo che siete tutti bardati cosi con le mascherine che forse non è il caso”. Insomma quasi nessuno in Croazia porta la mascherina solo nei luoghi chiusi (ma anche lì qualche eccezione l’ho vista). Ai laghi di Plitvice (parco naturale all’aperto, ma pieno di sentieri molto stretti in cui per tutti i percorsi incontri gente) nessuno aveva la mascherina, solo noi e qualche altro italiano, nemmeno il personale».

Come ti aspettavi il rientro in Italia?

«Sinceramente mi aspettavo di fare ore e ore di coda per fare il tampone…»

E invece? Come è stato?

«Prevedendo ore di coda abbiamo deciso di chiamare il numero preposto per farlo in drive in, ma è stato inutile. Nonostante ci avessero detto di mandare una e-mail per essere messi in lista, cui avrebbero risposto in giornata. Invece, nessuna risposta. Abbiamo richiamato e ci è stato detto di nuovo di mandare una mail con tutti i dati (già inseriti in precedenza). Nessuna risposta, richiamiamo, ci dicono che forse verrà presa in considerazione entro 72 h. Ok, possiamo anche
morire quindi...ho pensato».

A quel punto come hai deciso di muoverti?

«Ho deciso di andare la mattina seguente all’Amedeo di Savoia, dopo aver perso un giorno dietro a questo sistema. Quindi sabato ho fatto la coda e, contrariamente alle aspettative, dopo un’oretta ho fatto il tampone. Mi hanno detto di stare in isolamento fiduciario fino all’esito».

Sai già qualcosa?

«L’esito è arrivato 24 h dopo. Negativo per fortuna!».

Loredana Bagnato

Loredana Bagnato, torinese, presidente della commissione Pari Opportunità di Caselle, ha scelto la Spagna ed è partita per Barcellona il 10 agosto.

«Quando mi sono imbarcata non c’era nessuna limitazione, tant’è che in aeroporto a Caselle non mi hanno neppure misurato la temperatura e ritirato il modulo con tutti i miei dati che avevo scaricato dal sito della Regione Piemonte. Anzi, in aeroporto c’erano intere famiglie che accompagnavano i loro parenti. Al contrario a Barcellona i controlli erano rigidissimi e quando mi sono spostata in Costa Brava ho notato che tutti rispettavano rigorosamente le norme anti Covid”.

Poi è arrivata la nuova ordinanza e qualche preoccupazione?

«No perché, lì sono rigorosi nel rispetto delle norme. L’ordinanza entrata in vigore il 13 agosto proponeva due strade. Fare il tampone in Spagna 72 ore prima della partenza o in Italia al rientro entro le 48 ore. Io ho scelto la seconda».

Cosa si aspettava all’arrivo a Caselle?

«Almeno percorsi differenziati per chi arrivava dai Paesi a rischio. Pensavo mi avrebbero almeno preso la temperatura, se non direttamente fatto il tampone»

E, invece?

«Assolutamente nulla. Sono scesa dall’aereo e uscita dall’aeroporto insieme a passeggeri di altri voli non provenienti da zone a rischio. Nessuno mi ha misurato la febbre, nessuno ha preso i miei dati e a casa sono tornata in taxi , mentre altri salivano su pullman pieni di viaggiatori provenienti da ovunque”.

E, ora?

«Dopo tre giorni di isolamento fiduciario in attesa del tampone sono andata direttamente all'Amedeo di Savoia dove mi hanno fatto il tampone che è fortunatamente negativo».


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