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scuole riapertura

 Famiglie sul piede di guerra per la modalità scelta

Sdoppiare le classi è indispensabile per rispettare il distanziamento, ma non a sette giorni dall'inizio

L'opinione

na.ber.

"Pensarci prima per non pentirsi poi" recitava un antico e saggio adagio. 

Perchè lo citiamo? Per trattare la spinosa questione che si sta verificando in questi giorni a Caselle. Ormai manca una settimana alla riapertura delle scuole dopo il lungo lockdown e, pensiamo, che arrivare a sette giorni dalla riapertura e a cose praticamente decise per le modalità di composizione dei nuovi gruppi classe, non aspettandosi le legittime rimostranze e le polemiche delle famiglie, sia veramente una pia illusione.

Tirare a sorte i nomi degli alunni, a molti potrà sembrare un atto di equità e domocrazia, a noi sembra un'imposizione a dir poco, intollerabile. I bambini non sono numeri e visto e considerato che già da qualche settimana si sapeva che gli spazi delle aule per garantire il distanziamento sociale, non sarebbero stati sufficienti - tant'è che il Comune ha ricavato nei diversi plessi nuovi spazi - forse coinvolgere le famiglie non sarebbe stata una cattiva idea.

Lo sdoppiamento delle classi è indispensabile, ormai è risaputo, ma porre le famiglie già preoccupate per il rientro a scuola dei loro bimbi, gravati di responsabilità non indifferenti e che arrivano da mesi diffcilissimi nei quali hanno dovuto fare oltre che da genitori pure da insegnanti ai loro figli, forse è davvero troppo.

Cosa sarebbe cambiato 15 o 20 giorni fa? Sostanzialmente nulla perchè le classi vanno sdoppiate e il distanziamento rispettato, ma almeno le famiglie avrebbero potuto fare le loro valutazioni, spiegare le loro esigenze. Forse sarebbero stati emotivamente più preparati ad affrontare questa nuova ed, ora, pure imprevista novità,  e senza poter neppure esprimere il loro parere.

E' un anno zero, ci è stato detto. Verissimo, ma proprio perchè nulla potrà più essere come prima, forse la politica e le amministrazioni locali hanno l'opportunità di affrontare questa sfida in maniera del tutto inedita. Certamente non basandosi sulle vecchie categorie. 

Se c'è una cosa che l'emergenza sanitaria ci deve aver insegnato è che settori strategici come scuola e sanità non possono e non devono più essere "maltrattati" e taglieggiati come è stato fatto finora.

Chiudere le scuole da marzo, ad inizio pandemia, è stato giusto e doveroso? Certo che sì, ma sarebbe stato altrettanto necessario e doveroso pensare anche come riaprirle in sicurezza già dal giorno seguente e non aspettare agosto per tracciare le linee guida mettendo in serie diffcioltà enti locali e istituti scolastici...

Ci è anche stato detto che i bambini si sanno adattare alle novità meglio degli adulti. E che altro potrebbero fare? Parliamoci chiaro essere "strappati" dalla propria classe, abbandonare la propria maestra e perdere magari l'amico del cuore non è cosa da poco. Poi è evidente che fin da piccoli si impara a fare di necessità virtù, ma questo non significa che debba necessariamente piacere, soddisfare o non fare emergere problematiche.

In conclusione: se la scelta della dirigente scolastica di Caselle è comprensibile, non altrettanto lo possono essere tempi e modalità. Forse un po' di sensibilità e tatto in più nei confronti di famiglie e bambini non avrebbe guastato.


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