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nonsolocontro2017

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liliana segre 90 anni

 Ricordare per riconoscere l’odio

«Ragazzi, tocca a voi. Prendete per mano i vostri genitori, i vostri professori. In questo momento d’incertezza prendete per mano l’Italia»

Mariaelena Spezzano

«Sento dunque su di me l’enorme compito», discorre la senatrice a vita, Liliana Segre, «la grave responsabilità di tentare almeno, pur con tutti i miei limiti, di portare nel Senato della Repubblica delle voci ormai lontane che rischiano di perdersi nell’oblio».

Nel giorno del suo novantesimo compleanno è doveroso inviare un augurio speciale ad una donna che è ancora oggi testimone, come lei stessa sottolinea, delle «voci di quelle migliaia di italiani, appartenenti alla piccola minoranza ebraica, che nel 1938 subirono l’umiliazione di essere degradati dalla Patria che amavano», motivo per cui «certamente il Presidente ha voluto onorare, attraverso la mia persona, la memoria di tanti altri», afferma in seguito alla nomina di senatrice a vita nel 2018 da parte del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

liliana segre sergio mattarella

«Tramandare la memoria, contrastare il razzismo, costruire un mondo di fratellanza, comprensione e rispetto» è l’obiettivo che la senatrice intende portare avanti e trasmettere soprattutto agli studenti, ai quali vuole raccontare le immagini che vivono nella sua testa e nei suoi occhi: «L’orrore della Shoah, la follia del razzismo, la barbarie della discriminazione e della predicazione dell’odio» e le vicende degli italiani «che furono espulsi dalle scuole, dalle professioni, dalla società dei cittadini ‘di serie A’. Che in seguito furono perseguitati, braccati e infine deportati verso la ‘soluzione finale’. Soprattutto le voci di quelli, meno fortunati di me, che non sono tornati, che sono stati uccisi per la sola colpa di essere nati, che non hanno tomba, che sono finiti nel vento»

Spinge, poi, i giovani a confrontarsi con le situazioni del quotidiano, in primis con la scuola:

«Sarebbe importante, nell’attuale incertezza sulla riapertura delle scuole, che fossero loro, i ragazzi, a dire: “Noi ci siamo”. In presenza o a distanza, senza approfittare di questo momento per saltare la scuola». Si tratta di una tematica che l’ha resa consapevole del suo essere ebrea: «Io fui cacciata a 8 anni e fu un dramma», dramma psicologico e dramma delle leggi raziali fasciste del 1938. È stato, però, lo stesso amore per lo studio che l’ha salvata ad Auschwitz, dove «lavoravo schiava in una fabbrica di munizioni. A un certo punto dovetti consegnare pezzi di ferro a un altro operaio schiavo. Era francese, un professore di storia. Era proibito parlarci, ma riuscimmo a scambiare qualche parola e così ogni giorno, nei due minuti della consegna, mi raccontava un evento del passato. Per un po’ di tempo, in quell’istante, non eravamo più “pezzi” senza nome, ma un’alunna e un professore», e al ritorno dal lager: «Ero un animale ferito, avevo perso mio padre e i nonni, concentrarmi a recuperare gli anni di scuola perduti mi permise di non impazzire».

Liliana ed Alberto Segre

c persona comune» che non hai mai fatto politica attiva» e «una nonna con una vita ancora piena di interessi e di impegni», che non hai mai dimenticato né perdonato, ma che non conosce odio né spirito di vendetta: «Sono una donna di pace e una donna libera: e la prima libertà è quella dall’odio».

La sua figura, la sua vita, i suoi racconti e le sue parole funzionano come lezione e devono risuonare nelle menti di tutti, perché come Liliana Segre stessa insegna «in un mondo così pieno di ingiustizie e di sofferenze, salvare dall’oblio quelle storie e coltivare la Memoria è ancora oggi un vaccino prezioso contro l’indifferenza e ci aiuta», come anche «ricordare che ciascuno di noi ha una coscienza. E la può usare».

 


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