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Manifestazione Ex Embraco

 Un polo per tornare a produrre in Italia

 Sei milioni di compressori per frigoriferi entro il 2024 , negli stabilimenti  di Riva di Chieri e Acc di Belluno

Chiara Mingrone

La ripartenza della ex Embraco di Riva di Chieri passa attraverso la nascita di un polo per produrre 6 milioni di compressori per frigoriferi insieme alla Acc di Belluno.

E' questa la proposta del governo portata questa mattina dalla sottosegretaria al Mise, Alessandra Todde all'incontro convocato in Prefettura a Torino.

In sostanza ex Embraco e Acc di Mel nel bellunese dovrebbero essere uniti in un unico stabilimento di cui il maggior azionista sarà lo Stato  (70%) con l’ausilio di un ente privato che avrà una quota del 30% e un investimento complessivo di circa 50 milioni di euro (40 a Belluno e 10 a Torino). La newco si chiamerà Italcomp.

«Per la ex Embraco questa è l'ultima chiamata, non si può più sbagliare. Dall'incontro di oggi abbiamo registrato un'inversione di tendenza rispetto alla pericolosa china che la vicenda  aveva preso negli ultimi mesi. È apprezzabile l'impegno del governo per trovare una soluzione a una vertenza che negli ultimi tre anni ha messo a dura prova i 400 lavoratori, oltre che i 300 addetti di Acc. Vigileremo affinché il progetto si realizzi. Nessun lavoratore deve essere lasciato indietro. La roadmap tracciata nell'ultimo incontro avvenuto in Regione Piemonte ha garantito ai dipendenti l'accordo di Cigs fino a luglio 2021. L'emergenza Covid evidenzia la necessità di riallocare in Europa prodotti delocalizzati in altri Paesi e questo rappresenta un'opportunità per tornare a progettare e produrre elettrodomestici in Italia. Adesso occorre lavorare al progetto per concretizzarlo al più presto» dichiara Vito Benevento segretario provinciale Uilm.

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Mentre il segretario FIM Torino, Davide Provenzano, aggiunge:

«Il progetto è ambizioso e se si realizzerà andrà a contrastare l'egemonia del mercato dei compressori detenuta dai colossi asiatici, con un terzo polo di costruttori di compressori tutto italiano. Non ci facciamo prendere da facili entusiasmi considerato l’esperienza negativa con Ventures, che aveva un piano simile a livello di ambizioni. C’è la necessità che questa volta il piano appena presentato si realizzi in concreto e soprattutto che coinvolga tutti i 400 lavoratori».

Eppure tra i lavoratori serpeggia l’incertezza e la sfiducia:

«ci hanno preso in giro e continueranno a farlo - dichiara uno dei 400 operai in esubero - sono anni che passiamo da una gestione all’altra e la situazione non è mai migliorata. Tra processi, carte bollate e cambi di governo la nostra situazione è rimasta sempre precaria. Ieri il ministro Patuanelli ha detto che c’è una luce in fondo al tunnel ma, fossi in lui, non sarei così ottimista” gli fa eco un altro».

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Sulla vicenda interviene anche il presidente API Torino, Corrado Alberto:

«Quanto presentato oggi dal Governo è certamente un progetto fatto di buone intenzioni per la ex-Embraco e per i suoi lavoratori. Occorre tuttavia che si trasformi in qualcosa di concreto in tempi brevi. Sono dell’opinione che il territorio debba comunque mobilitarsi per cercare opportunità occupazionali diverse da offrire. Aspettare la realizzazione di un altro piano di investimenti, potrebbe essere rischioso non solo per i lavoratori ma anche per il possibile indotto di imprese locali. Il tessuto delle piccole e medie imprese di Torino e del Piemonte deve trovare, insieme alle istituzioni, formule nuove di solidarietà che superino i progetti a lungo termine per riuscire a dare risposte immediate ad una crisi pesantissima che sta investendo il territorio»

Sicuramente oggi a Torino si è scritta una nuova pagina per le tante famigliee ex Embraco che da anni vivono di sussidi statali ma, sicuramente, la strada per arrivare ad una soluzione definitiva è ancora lunga.


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