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pillola abortiva RU486

 E, scoppia la polemica politica con il M5S

 Disabato: «Questa è violenza, come lo è qualsiasi ostacolo volto a limitare la libertà di scelta»

Chiara Mingrone

Continua la battaglia della Regione Piemonte contro il Ministero della Salute e le nuove normative sulla pillola abortiva da dare, secondo le direttive nazionali, in day hospital.

Ma l’assessore regionale, Maurizio Marrone  (FdI)  non ci sta e propone una misura di legge che preveda che le associazioni Pro Vita entrino nel percorso di scelta delle donne.

Una proposta considerata altamente nociva dall M5S che definisce il piano della giunta Cirio “Pericoloso e oscurantista”.

«Come si può pensare di affidare una donna in mano a gruppi di persone che, senza alcuna formazione tecnica e scientifica in materia, puntano sul senso di colpa, sulla paura e sulla superstizione per far desistere chi intraprende la scelta di interrompere la gravidanza? Davvero vogliamo sottoporre le donne a questa tortura psicologica? Questa è violenza, come lo è qualsiasi ostacolo volto a limitare la libertà di scelta» ha dichiarato la consigliera pentastellata Sarah Disabato, , sottolineando come le nuove ordinanze nazionali si basino su evidenze scientifiche e non su supposizioni di carattere religioso o etico.

sarah disabato

 

Per questo i consiglieri M5S chiedono di esprimersi in merito ai commenti del suo assessore che ha paragonato la somministrazione in day hospital della RU486 ad un aborto fai da te e gli ospedali che la praticano a degli abortifici.

«Basterebbe leggere con un po’ di attenzione i report annuali sull’attuazione della legge 194 anziché mettersi a fare propaganda su un tema così importante - in più, aggiunge,- il blitz antiabortista della Regione Piemonte presenta evidenti profili di illegittimità. Valuteremo tutte le strade percorribili affinché l'applicazione della legge italiana in materia di interruzione volontaria di gravidanza venga garantita anche in Piemonte, compreso il ricorso alle autorità competenti in materia di giustizia amministrativa (TAR)».

I 5 stelle sottolineano come la misura abbia il sapore di mossa politica che farebbe entrare Cirio tra la cerchia di fedelissimi della Meloni e avvicinerebbe la sua giunta ai movimenti ultra cattolici dimostrando come il populismo abbia ormai perso ogni tipo di controllo preferendo avvicinarsi a dei movimenti radicati, ma percentualmente insignificanti, piuttosto che tutelare i diritti dei più deboli che, evidentemente, non fanno abbastanza gola.

 

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