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claudio desirò

 Intervista al coordinatore regionale Claudio Desirò

 Nato a settembre 2020, conta già 1.000 iscritti e 90 Comitati territoriali

Fabio Farag

Destra, liberalismo e politica.

Questa, l’anima del progetto politico creato da Filippo Rossi con il suo libro-manifesto “Dalla parte di Jekyll: manifesto per la buona destra”.

Del neopartito ne abbiamo parlato con Claudio Desirò, coordinatore regionale del partito. Buona Destra – buona, per distinguersi dall’attuale destra- nata ufficialmente durante l’estate 2020, è un partito politico che si è posto l’obbiettivo di portare avanti le istanze degli elettori di destra che, delusi dai toni e dal pressapochismo del cosiddetto sovranismo e, “dal declino di Forza Italia”, sono alla ricerca di una realtà politica che fatica ad emergere. 

Quali sono attualmente i numeri della buona destra all'interno del territorio italiano?

«In questo momento contiamo più di 1000 tesserati al partito, suddivisi in più di 90 Comitati Territoriali, ed ogni giorno ne vengono attivati di nuovi. Posso già anticipare, ad esempio, che nelle prossime settimane, altri 3 comitati saranno aperti proprio qui in Piemonte. Sono numeri importanti per il nostro partito, nato ufficialmente solo il 26 settembre scorso, soprattutto alla luce delle difficoltà ad organizzare incontri dal vivo a causa della crisi sanitaria in corso. Ma l’attenzione che riceviamo, i contatti di sempre più persone interessate al nostro percorso, sono la conferma che siamo sulla strada giusta. Entro i prossimi mesi organizzeremo una conferenza stampa a Roma per illustrare quanto fatto ed ufficializzare l’organizzazione del nostro primo congresso nazionale, che si terrà il prossimo autunno».

Siete più un partito locale o nazionale?

«Siamo un partito tradizionale, con una visione nazionale ed internazionale, ma che si vuole radicare nel territorio. Nasciamo “dal basso”, con un coinvolgimento diretto delle persone, stufe dell’approccio propagandistico della politica contemporanea e che sono alla ricerca di una casa che possa proporre idee e progetti per il futuro del nostro Paese, a partire dei singoli territori. Il nostro obiettivo elettorale principale rimangono le elezioni politiche di fine legislatura e le prossime amministrative le affronteremo solamente davanti a progetti seri che possano avere un impatto decisivo per la ripresa economica e sociale del nostro territorio».

Come vi inserite all'interno della politica regionale e della città metropolitana di Torino?

«Ci riteniamo abbastanza distanti da quanto espresso e da quanto fatto sia dalla Giunta al governo della Regione che da quella della Città di Torino. A livello regionale, tanti errori sono stati fatti nel corso dei mesi, sostenute da un atteggiamento supponente e con l’attitudine di riversare le colpe degli insuccessi su altri. Un esempio è quanto occorso col fallimento della campagna di vaccinazione anti influenzale, causata dall’acquisto di un numero insufficiente di dosi, evidenziato, fin da ottobre scorso, dalla carenza di vaccino nel magazzino regionale. L’Assessorato alla Sanità, però, ha cercato di addossarne la responsabilità ai Medici di Famiglia e ad una loro presunta disorganizzazione, nonostante le evidenze.

Altro esempio è la creazione del CoVid Hospital nel Padiglione V di To Esposizioni. Un progetto che mostrava molte criticità fin dalla sua ideazione, a partire dalle oggettive difficoltà di gestione logistica e dalle carenze sul lato del riscaldamento e dell’areazione di locali non nati ad uso sanitario. La struttura è stata comunque aperta, con un costo elevato, ma è stata poi utilizzata solamente per poche decine di pazienti prima di essere chiusa. Ma anche sul posizionamento più recente di una maggioranza composta da partiti, sedicenti, neoeuropeisti, come la Lega, troviamo distanze al momento insanabili. Mentre a livello nazionale Lega e Forza Italia plaudivano alla richiesta di europeismo e cooperazione internazionale espresse dal Presidente Draghi, in Regione, la maggioranza all’unanimità ha votato contro una proposta di intervento e di aiuto alle persone coinvolte nel disastro umanitario che si sta consumando sulla rotta Balcanica».

«Per quanto riguarda la Città Metropolitana, che tra poco vedrà lo svolgersi delle elezioni amministrative, possiamo dire che la Giunta uscente ha fallito su molti aspetti, a partire dalle periferie, centrali nella loro campagna elettorale di 5 anni fa ed ormai in preda al degrado più totale, in mano alla delinquenza e seppellita dai rifiuti. Una Giunta che in questi 5 anni ha imposto decisioni dall’alto senza alcuna concertazione con le associazioni territoriali e le circoscrizioni, portando avanti battaglie di bandiera e mancando di attenzione verso le priorità che potrebbero segnare una svolta verso la ripresa, economica e sociale, dell’intera Area Metropolitana.

Le piste ciclabili, ad esempio, imposte anche in modo artificioso sia dal punto della sicurezza che dell’utilità. Dichiarare pista ciclabile una striscia di asfalto con in mezzo dei lampioni, che ne impediscono un reale utilizzo da parte dei cittadini, non equivale a dare una svolta Green alla mobilità privata. Discorso analogo, sul fronte del trasporto pubblico, con i gravi errori commessi nello svolgimento degli acquisti nel caso degli autobus cinesi, poi bloccato, o dei nuovi tram, di dimensioni non appropriate alle linee esistenti e che causeranno una riduzione delle tratte servite. O ancora, la mancata attenzione allo stato dell’arte dei progetti di riqualificazione di alcune aree urbane, coinvolte nel progetto “Esselunga”, che ha portato ad una bocciatura dell’operato della Giunta, da parte della Corte dei Conti. Cosa che causerà un’ulteriore esborso economico per le casse del Comune e, quindi, una spesa supplementare per tutti i cittadini».

Cosa vi distingue dalla destra attuale?

«Dall’attuale, sedicente, centrodestra, che nonostante recenti svolte improvvise, proviene da anni di appiattimento su posizioni estremiste e sovraniste, ci distinguono i valori, il posizionamento, le idee. Noi, ad esempio, nasciamo convintamente europeisti, con il sogno della creazione degli Stati Uniti d’Europa. Ci riconosciamo nei valori laici e liberali tipici della destra moderata europea e prendiamo ispirazione dalla Costituzione Repubblicana. Siamo favorevoli al riconoscimento dei Diritti Civili di tutti, senza distinzione di etnia, religione o orientamento sessuale e, anche sulle politiche immigratorie, siamo molto distanti dagli slogan populisti tipici di Lega e Fratelli d’Italia. Il fenomeno immigratorio non si contrasta, come è stato evidente, con la politica dei porti chiusi o urlando il solito refrain del “blocco navale”, vera e propria azione di guerra, la cui inattuabilità dovrebbe essere conosciuta anche da chi, con questo slogan, continua ad infarcire la propria campagna elettorale senza fine.

Crediamo nella cooperazione e nella concertazione internazionale, perché internazionale è la problematica e senza la compartecipazione nelle sedi opportune non si potrà mai gestire al meglio la situazione. La differenza tra noi e l’attuale destra è evidente anche negli atteggiamenti, nei toni, nella progettualità. Crediamo si debbano proporre contenuti, non solo parole a scopro elettorale, e che si debba provare a costruire il paese dei prossimi decenni per le nuove generazioni. Nell’ultimo anno l’opposizione di centrodestra ha avuto un atteggiamento ostativo ad oltranza, senza spirito propositivo o collaborativo».

Quale opinione avete nei confronti del Governo Draghi?

«Con l’insediamento del nuovo esecutivo, nutriamo molta fiducia nello spirito riformatore che dovrebbe caratterizzare l’azione del Governo Draghi e nell’esperienza e nell’evidente capacità del Presidente del Consiglio stesso nella gestione delle questioni economiche. Il ricorso ad un Governo Tecnico segna sempre il fallimento della Politica. I partiti, ora, hanno l’opportunità di ripensarsi, imparare e tornare a ragionare con concretezza sia il presente che la costruzione del futuro del Paese. I Governi tecnici, però, non sono mai puramente tali, sia perché un tecnico, una volta che ricopre una carica governativa, assume un ruolo politico, sia perché si passa sempre dall’azione parlamentare e da una maggioranza per poter portare avanti l’azione di Governo.

Confidiamo molto, però, nelle capacità del Presidente Draghi che già fin dalle prime parole espresse nel suo discorso di insediamento, ha indicato la strada e le priorità della sua azione, accompagnandolo, già in questi giorni, da importanti variazioni ai vertici delle strutture impegnate nell’organizzazione della campagna vaccinale Covid, vera e propria priorità per portare il Paese fuori da una situazione difficile che si protrae ormai da troppo tempo».

A giudicare dalla perdita del consenso di Forza Italia e dal successo della Lega, prima, e di Fratelli d'Italia adesso, sembra che a destra non esista un elettorato moderato e liberale.

Quanto è un problema per un partito come il vostro, dichiaratamente europeista e moderato?

«In realtà, i segnali che raccogliamo quotidianamente sul territorio ci indicano proprio come ci sia una forte esigenza di un partito che possa nuovamente rappresentare convintamente i valori laici, liberali ed europeisti tipici di una destra moderata. Il declino di Forza Italia nasce da lontano ed è legato alla personificazione pressoché totale intorno al suo leader che, con l’avanzare dell’età, ha perso il suo appeal ed ha visto un sempre maggior spostamento del partito verso posizioni sovraniste ed estremiste, non più in linea con l’elettorato di riferimento. Anche il grande astensionismo elettorale che registriamo nel nostro Paese da alcuni anni è indicativo del fatto che molti elettori non vedono più rappresentati i propri valori e le proprie istanze».


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