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ddl zAN


Cori da stadio in aula: una vergogna per l’Italia nel mondo

Immediata la risposta online: l’esempio di Break The Silence con la sua campagna. Domani presidio in piazza Carignano dalle 16

Federica Carla Crovella

Ieri negli Stati Uniti è stato emesso il primo passaporto con “genere x”, al fine di promuovere e riconoscere libertà e diritti delle persone non binarie, cioè che non si riconoscono né nel genere femminile né in quello maschile. Questa opzione sarà disponibile per tutt* a partire dal 2022. Nella stessa giornata, sotto lo stesso cielo, l’Italia in Senato ha bloccato la Legge Zan, con relative misure per prevenire le discriminazioni sulla base dell’orientamento sessuale, l’identità di genere e disabilità. Ciò è avvenuto con 154 voti a favore e 131 contrari alla richiesta presentata dal centro-destra di non passare in rassegna articolo per articolo la Legge Zan.

I fatti

Sono stati 23 i voti che hanno affossato il percorso della Legge al Senato. Su concessione della Presidente Casellati, il voto è stato segreto e questo sta facendo discutere non poco, poiché ha impedito la mediazione in Parlamento, che avrebbe dovuto dare all’Italia uno strumento adeguato a garantire i diritti di tutt*, arginare l’omotransfobia e la misoginia. Questa modalità, poi, avrebbe permesso ad alcuni senatori del centro-sinistra, i cosiddetti franchi tiratori, di votare per lo stop alla legge proposto dal centro-destra. Da ieri è esploso uno scambio di accuse reciproche tra i partiti, che si attribuiscono le responsabilità a vicenda, senza lontanamente lasciar intravedere un punto d’incontro.

Purtroppo, la discussione al Senato della Legge Zan è diventata in questi mesi una questione politica e lo confermano non solo le dichiarazioni dei Leader, ma soprattutto la reazione dei senatori del centro-destra al momento del sì allo stop del Ddl. Proprio questa risposta da parte della politica è ciò che più rammarica e suscita rabbia: un’intera metà dell’aula è esplosa in festeggiamenti e applausi degni di un pubblico da stadio. Davvero era necessaria una standing ovation tale? Come biasimare chi manifesta sconcerto e vergogna nei confronti di chi dovrebbe rappresentare il nostro Paese? Credo che, senza dubbio, questa reazione debba far riflettere l’Italia tutta sui suoi valori, a prescindere dalla fede politica.

senato DDL Zan

Disgraceful”, ovvero “vergognoso”, scrive il quotidiano britannico 'Guardian' commentando quanto avvenuto ieri: ecco l’immagine che diamo di noi al mondo. Un’immagine altrettanto poco edificante del nostro Pese arriva dalle statistiche di ILGA-Europe [Associazione Internazionale Lesbiche, Gay, Bisessuali, Trans e Intersessuali]: i dati dicono che l’Italia, in fatto di tutela dei diritti umani, è al 35esimo posto in Europa, quindi in una posizione piuttosto bassa. C’è da stupirsene dopo ieri?

A campione, alcune voci della politica

Nella decisione di ieri Alessandro Zan ha visto da parte della destra, poi seguita dalla maggioranza del Senato, la volontà di affossare la Legge, senza alcun reale intento di mediazione. A riguardo si è espresso anche Matteo Renzi, dando la colpa ai franchi tiratori e sostenendo che per mesi Italia Viva ha cercato di trovare un accordo con il centro-destra, senza ricevere ascolto. Il Leader della Lega Matteo Salvini ha attribuito la responsabilità del no al rifiuto del Pd di eliminare alcuni punti più controversi della Legge e, in particolare, all’arroganza di Enrico Letta in merito. Quali i punti più discussi? Quello all’articolo 1 che parlava di identità sessuale, l’articolo 4 sulla libertà di espressione e l’articolo 7 che faceva riferimento alla giornata contro l’omofobia nelle scuole. Il segretario del PD Letta, come riporta l’Ansa, scrive così su Twitter: "Hanno voluto fermare il futuro. Hanno voluto riportare l'Italia indietro. Sì, oggi hanno vinto loro e i loro inguacchi, al Senato. Ma il Paese è da un'altra parte. E presto si vedrà. #DdlZan".

Quali prospettive?

La Legge Zan stata approvata alla Camera lo scorso 4 novembre, ma era ferma al Senato da ben undici mesi. Negli ultimi cinque, sia online sia offline, si chiedeva a gran voce di calendarizzarla al Senato. Ieri è arrivata una conclusione che per sei mesi la terrà bloccata e non la renderà più argomento di discussione, almeno di quella parlamentare.

La battaglia per i diritti non si ferma: ecco che cosa succede online

Il disappunto e le reazioni avverse non hanno tardato a farsi sentire, da parte di persone singole, organizzazioni e associazioni. Un esempio tra i tanti? Break The Silence, che da ieri ha lanciato una manifestazione sui social e ha in programma di continuare anche dal vivo. «Ci hanno spogliato di ogni colore, ci hanno detto che la diversità è bella e va preservata ma poi ha vinto L’OMOLOGAZIONE», scrive su Instagram il gruppo. Non si sente rappresentato dalla classe politica che ha detto no alla Legge Zan, loro come tante altre persone e diverse Associazioni. Lo urlano forte e chiaro e si scagliano contro la decisione presa ieri, che «non rappresenta il mondo reale che c’è qui fuori».

Come si stanno muovendo? Con un flash mob sui social:

break the silence

Il gruppo è nato per rompere il silenzio e così sta facendo.

Ecco che cosa raccontano sulle ultime ore:

«La manifestazione online ha preso piede e hanno partecipato associazioni, collettivi, attivisti/e, realtà di ogni tipo condividendo il post o mettendo una propria in bianco e nero, perché ieri lo Stato ci ha tolto i colori della diversità e anche se ieri #HannoVintoLoro, coloro che favoriscono la violenza anziché i diritti civili, noi non fermiamo e la reazione a caldo è stato manifestare online. Presto si scende in piazza?». Dopo questo invito all’azione, raccontano così la mobilitazione sulla loro pagina Instagram: «le storie in evidenza esplodono di foto e condivisioni di chi ha partecipato al social flash mob»; poi, se date un’occhiata, anche nella giornata di oggi le adesioni non si sono fermate - Le ragazze annunciano anche che «in tante piazze italiane si scenderà per rompere il silenzio».

Domani dalle 16 in piazza Carignano a Torino è previsto un presidio.

Credits: www.adnkronos.com 

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