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 violenza donne

 Intervista a Martina Bellani e Antonietta Peluso

 Hanno fondato un canale Instagram dove raccolgono le testimonianze delle donne

 Simona Destino

Quanto credete di sapere sulla violenza sulle donne e sulle sue vittime?

Sono solo complimenti (https://www.sonosolocomplimenti.com/): è “un progetto di sensibilizzazione con l’obiettivo di ascoltare, sostenere, raccogliere e diffondere storie di violenze, abusi, moleste, catcalling e street harassment.

A marzo 2019 comincia la loro avventura online, ed oggi ne parliamo proprio con le due creatrici Martina Bellani ed Antonietta Peluso.

Martina, digital strategiest laureata in comunicazione, ed Antonietta, community manager e sociologa: due background professionali differenti uniti in un progetto comune.

Come vi siete conosciute, come è nata l’idea di questo prezioso progetto e la vostra collaborazione?

«Sono solo complimenti nasce da Martina, dopo una riflessione su un episodio di catcalling che aveva subito. L’incontro tra di noi invece avviene in questo meraviglioso mondo dei social: ci seguivamo su Twitter da un po’, ci siamo annusate, conosciute, o meglio ci piace dire riconosciute. Ne abbiamo parlato insieme e abbiamo pensato che la nostra comune sensibilità, declinata in due professioni e personalità diverse ma a tratti molti simili, potesse dare vita a qualcosa di bello»

Antonietta Peluso

Sul vostro sito avete spiegato che ricevete dalle 30 alle 50 testimonianze al giorno di donne, che in forma anonima, raccontano le loro esperienze di violenza. Molte di loro raccontano anche di non averne mai parlato prima con nessuno: cosa pensate che le spinga ad inviarle a voi, piuttosto che parlarne con i familiari o con un’amica? 

«Ci sono ferite che è più facile comunicare a un estraneo che pensi possa capirti. A volte si ha vergogna a parlare con chi è più vicino o si ha paura di non essere creduti o compresi. Altre si pensa che raccontare il proprio dolore a chi si ama possa ferirlo e compromettere delle dinamiche relazionali e familiari, soprattutto quando gli episodi di violenza avvengono in famiglia o tra conoscenti. Noi siamo un territorio neutro: ascoltiamo senza mai giudicare».

Toccate diversi tipi di violenza: catcalling, street harassment, molestie, abuso, stupro...Alcuni di questi termini sono molto comuni, altri invece, come catcalling e street harassment, sono meno conosciuti. Potete spiegarci meglio il loro significato? Come mai se ne sente parlare così poco?

«Il termine catcalling fa riferimento al vasto repertorio di molestie di strada a sfondo sessuale: commenti indesiderati, gesti, fischi, insegnamenti, richieste persistenti di informazione personali (nome, numero di telefono, indirizzo o destinazione), avance sessuali indiscrete e palpeggiamento da parte di estranei in aree pubbliche (strade, parchi, negozi e mezzi di trasporto). Con street harassment andiamo a considerare non solo azioni o commenti che hanno una connotazione sessuale, ma anche insulti omofobici e transfobici e altri commenti che fanno riferimento a razza, religione, classe sociale e disabilità. Pur generando uno stato di malessere che può innescare conseguenze a breve o lungo termine nella persona lesa, spesso catcalling e street harassment non sono considerate forme di violenza legittime, tanto che ad oggi in Italia non configurano neppure come reati. Sul nostro sito c’è un articolo che parla proprio di questo (https://www.sonosolocomplimenti.com/parliamone/le-parole-della-violenza-stupro-abuso-molestie-catcalling-e-street-harassment)».

Leggendo le testimonianze pubblicate mi sono resa conto che è frequente che le vittime non abbiano riconosciuto la violenza mentre la subivano, ma abbiano realizzato solo in un secondo momento (in qualche caso anche a distanza di anni) quello che sono state costrette a vivere, magari sentendo il racconto di una donna a cui era successo qualcosa di simile. In che modo si può raggiungere una maggiore consapevolezza?

«Più che non riconoscere è frequente la tendenza a minimizzare o rimuovere. Possiamo considerarlo un meccanismo di protezione che porta alla negazione di ciò che è successo. Leggere storie simili alla propria aiuta e rimettere insieme i pezzi, a non sentirsi sbagliate o colpevoli. La consapevolezza intesa come riconoscimento di ciò che è avvenuto viene della condivisione delle storie, ma vi è anche una consapevolezza del fenomeno in senso ampio che ha bisogno di aggiungere alla fotografia di ciò che è, cosa che facciamo su Instagram, e la spiegazione del perché sia così e di come sia possibile migliorare le cose, che è ciò che facciamo sul sito. Direi che la consapevolezza viene dalla condivisione e dall’informazione».

Martina Bellani

In una intervista a Spam (https://www.instagram.com/tv/CDi9FT9ncm7/?igshid=m6b1j67p4uj8) Martina ha parlato di “rieducazione”. Credete che ci sia mai stata una vera e propria educazione su questo tema? Come possiamo aggiustare la rotta?

«Premetto subito che la strada è lunga e tortuosa. Oggi questo è un tema caldo, ma non escludo che possa non esserlo più tra qualche tempo. Non è possibile stabilire la linearità dell'interesse intorno a questo fenomeno che invece necessita di un lavoro costante che vada a distruggere un retaggio culturale ancora molto forte. Parlare alle nuove generazioni è efficace, ma lo zoccolo duro è rappresentato dalla generazione che ci ha preceduto e ci ha inculcato determinati valori. Bisognerebbe iniziare da loro: dagli insegnanti, dai genitori, dai datori di lavoro. Tutte categorie che raramente vengono considerate. Noi trentenni siamo la generazione di mezzo: quella che ha consapevolezza del problema, ma riesce ancora a ritrovare in sé le tracce di un'educazione sbagliata. Abbiamo il dovere di metterci all'opera».

@sonosolocomplimenti ha raggiunto un grandissimo seguito su Instagram in solo un anno e mezzo, contando oggi quasi 19k followers. Il messaggio è importante, ma è altrettanto fondamentale il mezzo utilizzato per comunicarlo. Perché avete scelto proprio Instagram e in che modo credete sia utile alla vostra campagna di sensibilizzazione?

«L'obiettivo primario del nostro progetto è stato sempre dare voce a chi non ne ha. Vogliamo raccontare come stanno le cose creando uno spazio di condivisione. Instagram ci è sembrato lo spazio più adatto a coinvolgere quanto più persone e a creare una comunicazione immediata. Non mi piace parlare di numeri, ma la partecipazione costante e attiva ad oggi ci ha dato ragione. Il passo successivo è stato il sito, poi le attività di supporto. Abbiamo ancora tante idee e la volontà di realizzarle».

Martina ed Antonietta hanno inoltre inserito sul sito uno spazio in cui possono fornire aiuto concreto alle vittime di violenza che si rivolgono a loro, “Serve una mano?”: attraverso lo “Sportello di ascolto” si può prenotare mezz’ora di dialogo individuale gratuito, oppure attraverso “La stanza delle parole” si può partecipare ad un incontro di gruppo, previa prenotazione.

Per prenotazioni e maggiori informazioni basta cliccare sul link: https://www.sonosolocomplimenti.com/serveunamano.

Cogliamo l’occasione per ricordare a tutte le donne vittime di violenza, e che hanno bisogno di aiuto, che possono contattare in qualsiasi momento il Telefono Rosa 1522: attivo h24, tutti i gironi dell’anno.

È assolutamente gratuito sia da rete fissa che da mobile, valido su tutto il territorio nazionale con assistenza in lingua italiana, inglese, francese, spagnolo ed arabo.


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