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assorbenti

 In Italia la questione non è neppure in agenda

 Dispositivi e prodotti per l'igiene intima femminile tassati al 22% come gli smartphone. A Torino solidarietà tra studentesse

Chiara Mingrone

Forse a qualcuno potrà anche sembrare irriverente parlare di assorbenti, tamponi e ciclo mestruale. Sta di fatto però che per le donne in età fertile sono una necessità non derogabile. Se ad un vestito, un paio di scarpe, un gioiello si può rinunciare, agli assorbenti/tamponi, no. Sono un'esigenza assoluta in quei giorni particolari del mese. Ma sono anche una spesa, tassati, in Italia, con tanto di Iva al 22%, mentre ci sono prodotti molto meno necessari con l'Iva decisamente più bassa.

Non chiedeteci perchè. Le donne, di questi dispositivi igienici non ne possono proprio fare a meno, eppure...

Ecco perchè, dopo la Scozia anche in Francia è stata approvata la distribuzione gratuita degli assorbenti all’interno delle università.

La ministra dell'Insegnamento Superiore e della Ricerca, Frédérique Vidal, ha annunciato che da settembre nessuna studentessa dovrà più spendere più un solo centesimo per l’acquisto di questi beni (in Italia una donna spende circa 126 euro l’anno, fonte corriere.it). I dispositivi saranno disponibili mediante appositi distributori in tutte le università e residenze - secondo le stime dovrebbero entrarne in funzione 1500.

La riforma, voluta fortemente dal presidente Macron, è stata approvata per ridurre la precaria situazione in cui vivono molte studentesse dato che, secondo gli studi condotti dall’Eliseo, un terzo delle universitarie si trova in condizione di difficoltà nell’acquisto dei prodotti di igiene intima.

Altri Paesi si stanno muovendo nella stessa direzione, infatti, è di pochi giorni fa, la notizia che anche la Nuova Zelanda renderà gratuiti gli assorbenti in tutte le scuole a partire da giugno per combattere la così detta “povertà mestruale”.

In italia invece?

Nel programma del nuovo governo il progetto non sembra per ora in agenda anche se l’anno scorso alcune parlamentari, capeggiate da Laura Boldrini, avevano depositato una mozione per abbassare l’Iva sui prodotti di igiene intima femminile che al momento è pari al 22% (in altre parole un assorbente è tassato esattamente come un telefono cellulare o un capo di abbigliamento) ma, tranne questa proposta, e gli interventi per combattere la povertà mestruale vengono lasciati ai singoli collettivi studenteschi che, come è capitato all’Università di Torino, hanno lasciato nei bagni femminili delle scatole di scarpe con la scritta “chi può da, chi non può prenda”; un grande gesto di solidarietà studentesca che, però, dovrebbe essere sistematizzato politicamente e non lasciato alla buona volontà dei singoli.


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