facebooktwitter

nonsolocontro2017

9886134 Visualizzazioni

unuversità inclusività pillon nonsolocontro

 

Pillon ridefinisce cosa sia naturale studiare per uomini e donne

 Mentre l’Università di Bari lancia una proposta per invogliare le ragazze ad iscriversi a corsi tradizionalmente ritenuti maschili

L'Opinione

di Ilaria Cavallo

Ilaria

Che ogni nuova iniziativa susciti consensi e polemiche è la regola dalla notte dei tempi, ma che una proposta volta a favorire l’inclusività diventi un pretesto per far valere principi fondamentalmente retrogradi non dovrebbe più accadere nel ventunesimo secolo, eppure è proprio quello che è successo nei giorni scorsi quando l’Università di Bari ha annunciato di voler offrire agevolazioni sulla tassazione alle ragazze che scelgono di iscriversi a facoltà in cui il tasso di donne è molto al di sotto della media.

Uno studio ha infatti rivelato che presso l’ateneo “Aldo Moro” di Bari il numero di ragazze iscritte ad alcuni corsi di laurea (tra i quali informatica, fisica, scienze e tecnologie agrarie, computer science, scienze strategiche marittimo portuali e molte altre) fosse di circa un terzo rispetto ai ragazzi, e da questo è stata avanzata la proposta per invogliare più studentesse a prendere in considerazione tali corsi tramite una riduzione monetaria. Come spiega il rettore Stefano Bronzini a ilfattoquotidiano.it

«Ci sono direttive europee che ci invitano a intraprendere tutte le azioni necessarie per favorire l’integrazione femminile e noi l’abbiamo fatto».

Una bella iniziativa ma che, come lo stesso rettore ha osservato, si è portata dietro non poche polemiche

La più aspra fra tutte che ha fatto infiammare gli animi suoi social è quella espressa dal senatore leghista Simone Pillon il cui commento trasuda sessismo oltre a un celato pensiero bigotto.

Scrive su Facebook:

«L’Università di Bari spinge per far iscrivere ragazze a corsi di laurea tipicamente frequentati in prevalenza da ragazzi. È naturale che i maschi siano più appassionati a discipline tecniche, tipo ingegneria mineraria per esempio, mentre le femmine abbiano una maggiore propensione per materie legate all’accudimento, come per esempio ostetricia. Questo però non sta bene ai cultori del Gender, secondo i quali ci devono essere il 50% di donne nelle miniere e il 50% di uomini a fare puericultura. […] è naturale che le ragazze siano portate verso alcuni professioni e i ragazzi verso altre».

simone pillon università nonsolocontro

Ciò che lascia sgomenti è questo suo utilizzo dell’aggettivo “naturale” come se fosse, per l’appunto, una regola imposta dalla natura: agli uomini uno cosa alle donne un’altra in una netta spaccatura priva di sfumature

Quindi in qualità di donna non dovrei prendere in considerazione l’opportunità di studiare ingegneria aerospaziale perché non possiedo la giusta “inclinazione naturale”? E qualcuno vada a spiegare a tutti quei ragazzi che si stanno duramente formando per essere gli insegnati di domani che stanno sprecando il loro “potenziale naturale” impegnandosi in una professione femminile.

Qualcuno dica a Samantha Cristoforetti, aviatrice e ingegnera oltre ad essere un’astronauta, che lo spazio è un luogo da uomini, o a Marie Curie, Rita Levi-Montalcini e Margherita Hack che la ricerca scientifica è un campo in cui si può accedere se uomini. Qualcuno dica a Bruno Barbieri e Antonino Cannavacciuolo di uscire dalle loro cucine, a Giorgio Armani di smetterla di disegnare abiti meravigliosi, a Jean-Jaques Rousseau che la pedagogia avrebbe dovuto lasciarla alle donne.

La proposta avanzata dall’Università di Bari è una buona trovata per invogliare le ragazze a prendere in considerazione anche sbocchi professionali differenti da quelli più tradizionali e sarebbe da accogliere come una trovata utile che potrebbe, in un secondo momento, rivolgersi anche ai ragazzi proponendo delle agevolazioni affinché s’iscrivano a facoltà frequentate per lo più da donne.

Ma per il senatore non è così, e rincara ancora di più la dose 

«Imporre ai maschi di pagare più delle femmine per orientare la libera scelta di un percorso universitario è un modo di fare ideologico, finalizzato a manipolare le persone e la società».

Infine giunge poi al vero cuore della sua polemica puntando - come in ogni post - il dito contro quello che è il suo vero nemico da tastiera, il “famigerato” ddl Zan, asserendo che «proprio sulla base della stessa ideologia Gender, orgogliosamente propugnata dal DDL Zan, agli studenti maschi basterà autopercepirsi come femmine per i pochi minuti necessari all’atto dell’iscrizione per poter beneficiare legalmente dello sconto».

In un unico post Pillon è riuscito ad offendere donne e uomini che scelgono una carriera distante dalle professioni più tradizionali, ha dubitato della competenza dello staff dell’Università di Bari ed ha schernito le persone transgender  – ancora un paio di righe e avrebbe fatto cinquina e pure tombola.

Forse, caro sentore, dovrebbe fare un ripassino di storia, perché l’ultima volta che qualcuno ha voluto far valere la propria ideologia bastata sul concetto di natura erano gli anni ’40.


Cerca nel giornale

NSC Pubblicità Collezionismo

CLICCA SULL'IMMAGINE E SCOPRI 

banner valgiò        


 

Nonsolocontroxmille 1

SCIENZA

COLLEZIONISMO

 

A CURA DI:

  • Associazione culturale NonSoloConto
    Associazione culturale NonSoloConto

  • Registrazione n. 2949 del 31/01/2020 rilasciata dal Tribunale di Torino
    Direttore responsabile: Nadia Bergamini
  • Per la tua pubblicità: Cristiano Cravero Agente Pubblicitario NonSoloContro
    Cell. 3667072703
    Mail: nsc.pubblicita@gmail.com