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cibo inquinamento

Il consumo di determinati alimenti produce cambiamenti climatici rilevanti

 Causano 1/3 delle emissioni di gas serra 

Sul banco degli imputati caffè, carne rossa e i prodotti lattiero-caseari

Chiara Mingrone

È di pochi giorni fa il nuovo rapporto dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) dell’ONU - principale organo per il monitoraggio del cambiamento climatico -  che senza mezzi termini accusa l’homo sapiens di essere la causa dell’aumento delle temperatura che sta causando in tutto il mondo innumerevoli danni.

L’atteggiamento più diffuso è quello, purtroppo, di pensare che i problemi siano gli altri, colpa della Cina e degli Stati emergenti - tuona il quotidiano Libero -, colpa delle politiche non ecologiche degli Stati sviluppati - ribattono i Fridays for Future - una cosa è certa: sembra che il cittadino medio non abbia responsabilità. Ma è veramente così ? Sicuramente una singola persona non può convertire una azienda dal carbone al biometano ma una cosa la può fare: scegliere cosa far entrare nella propria tavola.

Le abitudini alimentari non sono solo un riempisi lo stomaco ma sono cultura e stravolgerle può essere una vera impresa ma, informare i consumatori dell’impatto delle loro scelte può renderli più consapevoli e magari più attenti.

Nota dolente per qualsiasi italiano medio è scoprire che l’amato caffè espresso è uno degli alimenti che consuma più risorse in assoluto. Secondo la rivista Geography Environment un chilo di caffè arabica coltivato in Brasile produce quasi 16 chilogrammi di C02 e per ogni tazzina si consumano 140 litri d’acqua e 0.1 metri quadrati di terreno (per soddisfare solo il bisogno italiano servirebbe  una superficie grande come  la Calabria). Solo in Italia c’è un consumo di 4.7 chilogrammi l’anno di caffè pro capite è evidente la sua insostenibilità ambientale.

Quali possono essere le soluzioni ? Per chi vuole cambiare radicalmente le sue abitudini una soluzione può essere sostituirlo con l’orzo che ne consuma 0.56 a tazzina. Un’altra soluzione è consumare caffè ecosostenibile come quello del circolo Illy certificato dal  DNV (Det Norske Veritas, un ente privato che certifica la sostenibilità ambientale e sociale dalla produzione, di cui però non siamo riusciti a reperire dati.

cibo inquinamento2 Basterebbe rinunciare alla carne una volta la settimana

Altro tasto dolente è  la carne rossa, in questi giorni stanno iniziando i preparativi del ferragosto festa tradizionalmente votata ad un consumo spasmodico di carne. Ma quanto ci costa  questo sfizio? Moltissimo. La produzione di carne è responsabile del 14% delle emissioni di gas serra (più dell’intero settore dei trasporti) ed un consumo dell’83% dei terreni agricoli sono spesso ottenuti da terre vergini. Secondo il WWF l’80% del disboscamento dell’Amazonia è dovuto alla necessità di far spazio agli allevamenti dei bovini.

La soluzione? È molto semplice, mangiare meno carne. Come riportato da Legambiente basterebbe rinunciare una volta a settimana ad una bistecca di carne bovina per salvare 910 mq di foresta, 390 kg di cereali, 403.000 litri di acqua, 936 kg di Co2.

cibo inquinamento1 Il settore lattiero-caseario produce il 10-12% di emissioni di CO2

Anche il settore dei prodotti latto-caseari è responsabile, solo in Europa, del 10-12% delle emissioni di CO2 e ogni litro di latte è responsabile di 1,63 chilogrammi di CO2 (rapporto WWF Svizzera). Anche in questo caso la soluzione è la riduzione del consumo di prodotti caseari che possono essere sostituiti facilmente con tante alternative vegetali facilmente reperibili nei supermercati che hanno un impatto minore (un litro di latte di soia produce 0,7 chilogrammi di CO2, l’avena 0,76 e la mandarla 0,8).

Cambiare le abitudini alimentari non è semplice perché, spesso, vengono visti con diffidenza ma abbiamo solo più 6 anni e qualche giorno per evitare che il cambiamento sia inevitabile.

Credits: www.cittadiniecologisti.it - https://www.wwf-si.ch/ - www.google.it 

Èdielleauto agosto2021

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