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nipt test

 E' un esame non invasivo del Dna fetale

Uno strumento diagnostico che permette di individuare le gravidanze ad alto rischio di anomalie cromosomiche

na.ber.

Il Consiglio regionale piemontese ha approvato ieri, mercoledì 3 febbraio, l'ordine del giorno proposto dalla leghista Sara Zambaia, per l’inserimento del Nipt test all’interno dei Lea (i livelli essenziali di assistenza a carico del Servizio Sanitario Nazionale) per le donne con una gravidanza a rischio intermedio.

«Il Non Invasive Prenatal Test - spiega Zambaia - appartiene alla nuova generazione di test prenatali non invasivi. Attraverso l’analisi del Dna fetale, che avviene mediante il prelievo di un campione ematico della donna, si è in grado di valutare, con un’attendibilità che si attesta tra il 92% e il 99%, la presenza delle principali anomalie cromosomiche. Oggi, questo esame è erogato esclusivamente da soggetti privati e ha costi decisamente elevati».

In questo modo, amniocentesi e villocentesi saranno sempre meno utilizzate per sapere se il feto presenti o meno alterazioni cromosomiche. E' un test di screening innovativo, non invasivo (basta un semplice prelievo di sangue) e sicuro per donna e feto che consente di prevedere con un alto grado di attendibilità alcune alterazioni dei cromosomi, e cioè le trisomie 21 (sindrome di Down), 18 (sindrome di Edwards) e 13 (sindrome di Patau), già dalla decima settimana di gestazione. 

«Con questo voto favorevole - prosegue  Zambaia -, il Piemonte compie un enorme passo in avanti verso un ammodernamento dello screening prenatale e si propone di diventare protagonista, all’interno della conferenza delle Regioni e delle province autonome, del dibattito nazionale sulla necessità di inserire il Nipt test nei Livelli Essenziali di Assistenza. Il Nipt è il test del futuro. La sperimentazione già avviata dal Sant’Anna lo conferma. Ovviamente questo test ha un costo ed estenderlo a donne che non presentano rischi non avrebbe senso. La soluzione migliore credo sia quella di renderlo gratuito per chi presenta un rischio intermedio già certificato dal test combinato».

Attualmente, in Italia, sono circa 50mila le donne in gravidanza che richiedono ogni anno il test del DNA fetale, pagando cifre comprese fra 300 e 700 euro.
Al momento, il Sistema Sanitario Nazionale non include il NIPT fra gli esami gratuiti, sebbene il Consiglio superiore di Sanità suggerisca di introdurlo. Solo la Regione Emilia Romagna ha recentemente avviato un programma di screening che ne prevede l’introduzione in tutta la regione, dopo una fase pilota di 9 mesi limitata all’area metropolitana di Bologna. Altre regioni, come la Toscana, lo prevedono gratuitamente solo per le categorie esenti da ticket. 


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