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mascherina ffp2

 Come difendersi dalle truffe e difendere la salute

 L'allarme è stato lanciato da una società internazionale che si occupa di import-export Italia-Cina

na.ber.

Un anno fa non sapevamo neppure cosa fosse una FFP2. Oggi è diventa una necessità assoluta per fare la differenza tra la vita e la morte.

Ci hanno detto e ripetuto che questo tipo di mascherina è la più sicura per proteggerci dal Covid 19 e le sue varianti. E benchè portarla per ore ed ore diventa spesso una fatica, ci siamo affidati agli "esperti" pur di salvaguardare la nostra salute e quella degli altri e ci siamo pure assoggettati a spendere qualche euro in più.

La salute prima di tutto.

Peccato che a distanza di un anno, ora lo studio di una società internazionale, ci dica il contrario, ossia addirittura lanci l'allarme sull'efficacia reale di queste mascherine - non tutte ovviamente - perchè dall'analisi effettuata risulterebbe che la maggior parte di quelle in commercio non proteggano come dovrebbero e alcune addirittura non proteggano proprio.

Una serie di test su quelle che dovrebbero essere mascherine FFP2 hanno dimostrato che molte di quelle in commercio non hanno superato la prova per verificare il filtraggio garantito dalla mascherina e molte si sono rivelate quasi del tutto inutili se non addirittura pericolose in quanto non contengono neanche il respiro.

I risultati dello studio sono stati pubblicati ieri da Il Corriere della Sera per lanciare l’allarme su un presidio che ci dovrebbe proteggere quasi al 100% soprattutto  quando siamo al chiuso o non è garantita la distanza di sicurezza tra le persone.

Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, la denuncia arriva da una società internazionale che si occupa di import export Italia-Cina.

«Da quando è iniziata la pandemia - hanno raccontato i due legali rappresentanti al Corriere - si sono moltiplicati i clienti che vogliono importare dispositivi di protezione dall’Asia. Il punto è che la maggior parte del materiale in commercio non corrisponde alle certificazioni».

Dai test effettuati anche da un laboratorio è risultato, infatti, che la maggior parte delle mascherine non supera la prova del cloruro di sodio e dell’olio paraffina (utilizzate per verificare il filtraggio) e alcune non sono state nemmeno in grado di contenere il respiro.

Una recente inchiesta de La Repubblica ha evidenziato la truffa cinese sull’importazione di DPI:  documenti, apparentemente in regola, sono invece risultati contraffatti e FFP2 e FFP3 sono risultate durante i test con una capacità di filtraggio inferiore a quanto effettivamente dichiarato. Secondo le stime in Italia sarebbero in circolazione almeno 55 milioni di pezzi di questo tipo provenienti dall’estero. 

I Nas dei carabinieri sono al lavoro da tempo e sono già riusciti a sequestrarne milioni di pezzi come pure l’Agenzia delle Dogane.

Come difendersi dalle truffe e salvaguardare la nostra salute.

Per le mascherine chirurgiche occorre verificare:

  • il marchio CE, che viene apposto sul prodotto a garanzia del rispetto delle norme vigenti (Direttiva 93/42/CEE o Regolamento UE 2017/745)
  • il riferimento alla norma tecnica EN ISO 14683:2019, che stabilisce i requisiti minimi di capacità filtrante e respirabilità delle mascherine ad uso medico (indicazione del tipo di maschera: Tipo I, Tipo II o Tipo IIR)
  • il fabbricante, cioè chi ha prodotto le mascherine o le ha fatte produrre a terzi, con sede in Ue il mandatario, cioè l’azienda in territorio Ue che rappresenta un produttore extra-Ue.                 

Inoltre per i fabbricanti italiani (e per i fabbricanti extra-Ue con mandatario italiano) è obbligatorio registrare i dispositivi medici nella banca dati dei dispositivi medici del Ministero della Salute per immettere il prodotto sul mercato italiano. Per consultare l’elenco dei dispositivi medici del Ministero della Salute, possiamo ricercare il prodotto che ci interessa attraverso due diversi filtri: 

  • ricerca tramite fabbricante/mandatario;
  • ricerca tramite modello.                                                                                          

Come riconoscere una mascherina FFP2 o FFP3 certificata

Sono dispositivi di protezione individuale di categoria III di rischio e per questo devono rispettare il Regolamento UE 425/2016: ciò significa che per essere immesse in commercio devono essere valutate da un organismo notificato designato per la certificazione dei dispositivi di protezione delle vie respiratorie che  certificherà la conformità del prodotto ai requisiti della norma tecnica EN 149:2001+A1:2009 e il produttore, dimostrata la conformità del prodotto, potrà così apporre il marchio CE, le cui proporzioni, come già detto in precedenza, per legge sono precise

Il rispetto dei requisiti definiti da questa norma tecnica permette infatti di avere una mascherina con un’elevata capacità filtrante nei confronti di particelle e goccioline molto piccole e un’ottima respirabilità. Per questo, sulla confezione, questa indicazione non può mancare.

Oltre al riferimento EN 149:2001+A1:2009, altre informazioni importanti che devono essere riportate sono:

  • il marchio CE, seguito da un codice a 4 cifre che indica l’organismo notificato;
  • identificazione del fabbricante;
  • tipo e classe del dispositivo di protezione (FFP2/FFP3).

 Il codice a 4 cifre che accompagna il marchio CE  identifica in modo inequivocabile l’ente che ha certificato l’aderenza del DPI alle norme. Organismi notificati, che possono essere ricercati nel database NANDO (New Approach Notified and Designated Organisations) della Commissione europea.

 

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