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scuola inizio

 Il ritorno in aula per alcuni ragazzi può essere un momento vissuto con apprensione

 Fondamentale comprendere i segnali di disagio

Consiglio? Dedicarsi all'ascolto e alla comprensione dello studente e, se necessario, rivolgersi ad un esperto

Alice Rabai

Psicologa

Alice Rabai

Domani, lunedì 12 settembre, la maggior parte delle scuole italiane riapre i battenti e gli studenti saranno impegnati in un nuovo anno accademico.

La ripresa scolastica è un momento che coinvolge l'intero nucleo familiare, infatti, non sono solo i bambini e i ragazzi a dover riprendere i ritmi quotidiani, ma anche i genitori, che devono conciliare gli impegni lavorativi con gli orari scolastici dei figli. 

Come ogni nuovo inizio, anche questo determina emozioni contrastanti: alcuni vivono il ritorno sui banchi di scuola in maniera positiva, con la felicità di ritrovare i compagni e la curiosità di affrontare un nuovo anno, per altri, questo momento può comportare stress e preoccupazioni oltre alle rinnovate difficoltà dovute alla situazione post-Covid: si torna a scuola, ma senza avere la possibilità di sedersi accanto al proprio vicino di banco e a seguire le lezioni, ma non più dietro lo schermo di un computer.

Comprendere i segnali di disagio

Al momento del rientro, alcuni ragazzi possono presentare nuovamente quelle ansie e paure che, durante il periodo estivo, si sono attenuate, come il timore del giudizio e di deludere le aspettative di genitori e insegnanti o l'angoscia di non riuscire a integrarsi completamente nel gruppo classe. Quando ciò si verifica è importante valutare tutti quei segnali che il bambino o il ragazzo manifesta in maniera più o meno consapevole.

Per esempio, un bambino della scuola primaria, che vive il primo giorno di scuola come una vera e propria separazione dalle figure genitoriali, può sviluppare la cosiddetta "ansia da separazione" che si manifesta con un eccessivo malessere al momento di separarsi da casa o da una specifica figura di riferimento. In questo caso occorre fare particolare attenzione alle lamentele ripetute in merito ai disturbi fisici, come mal di testa e mal di pancia, all'eccessiva paura a rimanere senza i genitori e alla difficoltà di addormentamento spesso accompagnata da un sonno con frequenti incubi. Quando il bambino è più grande, potrebbe rivelare le difficoltà della ripresa scolastica con un atteggiamento aggressivo e spesso oppositivo che può manifestarsi, per esempio, nel rifiuto dei compiti scolastici o attraverso capricci esagerati durante la preparazione della cartella.

Diverso è lo scenario se il rientro riguarda la scuola secondaria di secondo grado, in quanto il ragazzo non solo sta affrontando il passaggio alle superiori, ma si trova a doversi confrontare con una fase dello sviluppo particolarmente delicata: l'adolescenza. Questa comporta tutta una serie di cambiamenti a livello fisico, sessuale, cognitivo, emotivo e interpersonale che possono aggravare lo stato di ansia.

Come intervenire?

Per limitare il disagio, un compito fondamentale spetta al genitore che, per primo, deve essere in grado di gestire le preoccupazioni personali senza trasferirle al figlio, evitando di essere eccessivamente apprensivo. Non meno importante è il ruolo degli insegnanti. Dedicarsi all'ascolto e alla comprensione dello studente è, infatti, un elemento fondamentale.

Ecco che allora, dare spazio alla narrazione rispetto le difficoltà che sta vivendo l'alunno, può essere un ottimo modo per comunicare che sarà supportato e aiutato nelle sue difficoltà. Tuttavia, analizzare bene la situazione e i diversi fattori alla base di problematiche complesse, è fondamentale, infatti, poiché queste potrebbero riguardare diversi campi, come la sfera emotiva, il rendimento scolastico, l'ambito interpersonale, potrebbe essere utile consultare un esperto che sappia cogliere preventivamente i segnali di disagio e che riesca a inquadrarli senza amplificarli.

 

Life Mind NEW luglio2021


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