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vitaminaD covid


 E' quanto emerge da un recente studio 

Condotto da un team dell'ospedale Irccs San Raffaele di Milano

Paolo Maria Salzotto

Coaching Nutrizionale

salzotto

Un team dell'ospedale Irccs San Raffaele di Milano ha pubblicato un documento su Covid-19 e vitamina D. La necessità nasce dal dibattito in corso sull’impatto negativo dell’ipovitaminosi D nell’infezione da Sars-CoV-2 e sulla prognosi del Covid-19.⁣
Lo studio⁣
Numerosi studi clinici hanno rivelato associazioni tra deficit di vitamina D e aumentato rischio infettivo, soprattutto del tratto respiratorio superiore. ⁣⁣
Per questi motivi si osserva una crescente attenzione alla relazione tra i livelli di vitamina D e l’infezione da Sars-CoV-2 e, quindi, alla possibile utilità dell’integrazione in prevenzione e terapia, specialmente nella popolazione anziana.⁣
 La prima raccomandazione è che tutti i pazienti cui sia diagnosticata una ipovitaminosi D o abbiano in atto terapie con farmaci anti-osteoporotici, steroidei, anti-epilettici, continuino o inizino ad assumere vitamina D⁣
Negli over 80 la supplementazione è suggerita a prescindere dai livelli circolanti di vitamina D. ⁣
Si raccomanda poi, che gli over 65 di entrambi i sessi con altre patologie, come diabete o obesità, che predispongono all’ipovitaminosi D e al Covid-19 grave, vengano attentamente valutati per il loro profilo di ipovitaminosi D con dosaggio sanguigno. ⁣
Si suggerisce di prescrivere preferibilmente come supplemento le forme pre-attive per la loro documentata efficacia e sicurezza nella popolazione generale, mentre le forme attive andrebbero riservate ai pazienti con insufficienza epatica o insufficienza renale. ⁣
La posologia potrebbe superare quella indicata dalle attuali linee guide e note Aifa per il trattamento della ipovitaminosi D. ⁣⁣
E tali raccomandazioni potrebbero non valere per gli obesi che richiedono supplementi maggiori per raggiungere un adeguato livello circolante. ⁣
Per gli over 80 in trattamento potrebbe essere utile verificare i livelli di vitamina D per una eventuale aumento della dose, mentre la verifica in soggetti più giovani è particolarmente raccomandata.⁣
Secondo i ricercatori lo sforzo mondiale di vaccinare tutta la popolazione a rischio, offrirebbe un’occasione unica di portare all’attenzione medica tutte le persone ai quali servirebbe il supplemento di vitamina D. ⁣⁣
Questo approccio potrebbe essere utile per affrontare la doppia questione pandemica: quella relativa a Covid-19 e quella relativa al deficit di vitamina D, somministrandoli anche insieme. ⁣
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