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Intervista alla Fondazione Ricerca Molinette di Torino 

Consigli per una prevenzione efficace e uno sguardo ai progressi dell’ultimo periodo

Federica Carla Crovella

La forma tumorale più frequente tra le donne è ancora il carcinoma mammario, con 54.976 nuove diagnosi stimate nel 2020, che secondo LILT – Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori- corrispondono al 30,3% di tutti i tumori femminili. Questo vale per tutte le classi di età, nonostante si registrino percentuali diverse: dal 41% nelle giovani sotto i 50 anni al 22% nelle donne di 70 o più anni.

I tumori maligni della mammella hanno mostrato un aumento dell’incidenza tra il 2008 e il 2016 in tutte le fasce di età, ma l’incremento è più evidente nella fascia di età sotto i 50 anni (+1,6% medio annuo).

Questo problema è particolarmente sentito nel mese di ottobre, che ogni anno è dedicato all’importanza della prevenzione. Nel corso degli anni c’è stato un notevole miglioramento delle terapie di cura e prevenzione, ma l’attenzione deve restare alta.

Per questo è importante osservare il problema con gli occhi di chi lavora ogni giorno per arginarlo. Ecco il punto di vista della Fondazione Ricerca Molinette ONLUS di Torino.

In particolare, grazie per la preziosa collaborazione di Alessandra Gerbo, responsabile dell’Ufficio Fundraising e Comunicazione e di Etta Finocchiaro, dirigente medico presso la SC Dietetica e Nutrizione Clinica dell'Ospedale Molinette, responsabile per i pazienti oncologici e responsabile all'interno dell’Unità di Senologia.

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Come opera la vostra Fondazione sia internamente sia in collaborazione con la Città della Salute e della Scienza e con l’Università di Torino?

Fondazione Ricerca Molinette si occupa da vent’anni di favorire la ricerca ‘traslazionale’, quella cioè volta a trasferire in ambito clinico i risultati della ricerca di laboratorio, attraverso lo sviluppo di nuovi farmaci e terapie. Siamo fermamente convinti che il processo di cura si realizzi non solo grazie all’innovazione scientifica della ricerca, ma anche attraverso un miglioramento delle condizioni di degenza: per questo cerchiamo di rispondere ai bisogni concreti dell’ospedale, facendo la nostra parte per migliorare il benessere dei pazienti e delle loro famiglie. Siamo in costante relazione con Città della Salute e della Scienza per rispondere - da soli o in rete con altri attori del Terzo Settore - a questo tipo di necessità e lavoriamo insieme alla Rete Oncologica Piemonte – Valle d’Aosta e a tutte le realtà del territorio che ne fanno parte al Progetto Protezione Famiglie Fragili, a sostegno dei nuclei familiari che, oltre alla malattia, devono far fronte a situazioni di particolare fragilità. Per il nostro Ventennale, inoltre, abbiamo presentato – in collaborazione con Università di Torino e A.O.U. Città della Salute e della Scienza, il nostro primo bando di finanziamento per premiare l’eccellenza della ricerca scientifica realizzata nella Città della Salute e della Scienza, con l'obiettivo di contribuire a rendere Torino un polo biotecnologico di spicco a livello europeo.

Come si sta muovendo la ricerca per prevenire il tumore alla mammella?

Come Fondazione Molinette abbiamo contribuito a portare avanti uno studio interessante, guidato dalla dottoressa Etta Finocchiaro, specialista in Scienza dell’Alimentazione e referente per la Dietologia della Breast Unit dell’Azienda Citta della Salute di Torino. Lo studio, condotto su circa 30 pazienti, è in fase di ultimazione e si concentra sul ruolo fondamentale che la dieta può avere nel miglioramento della riduzione della lesione tumorale nelle pazienti sottoposte a terapia neoadiuvante pre- intervento.

Come e quanto ha influito la pandemia di Covid a livello nazionale e/o locale sulla prevenzione e sulla cura della malattia?

È ovvio che la pandemia ha canalizzato per lungo tempo gran parte delle risorse umane e finanziarie disponibili nella lotta all’emergenza. Sicuramente il timore e la paura del virus hanno anche contribuito a limitare la propensione alla prevenzione, per quanto lo sforzo in termini di sensibilizzazione da parte di enti come il nostro non sia certo venuto meno durante la fase pandemica. Adesso che la situazione è maggiormente sotto controllo e la fase emergenziale può dirsi rientrata è importante agire affinché la prevenzione torni ai livelli pre - pandemici, sensibilizzando le persone a sottoporsi a screening e visite di controllo consigliate, facilitandone i percorsi e recuperando i mesi perduti.

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Dal punto di vista della ricerca e della prevenzione ci sono stati passi in avanti nonostante la pandemia?

I nostri sforzi in termini di ricerca sono sempre proseguiti nella stessa direzione, quella di trovare approcci innovativi alla terapia di contesti oncologici difficili come il tumore del pancreas o il mieloma multiplo ma anche tumori fortunatamente meno letali ma decisamente più frequenti, come il tumore del seno e della prostata. I gruppi di ricerca sostenuti da FRM hanno proseguito la loro attività durante l’emergenza sanitaria, nonostante le difficoltà e i rallentamenti legati soprattutto all’impossibilità di accedere ai laboratori nella fase acuta. In taluni casi si è pervenuti a risultati importanti proprio in questa fase, come nel caso della molecola CD38, studiata dal team del Prof. Fabio Malavasi e già ampiamente impiegata nella pratica clinica come target di anticorpi monoclonali nella terapia del mieloma multiplo. Di recente è infatti stato scoperto che le sue attività enzimatiche esercitano un ruolo nell’infezione da Covid-19.

Su un altro fronte, anche le attività di ricerca clinica della SC Urologia Molinette guidata del Prof. Gontero hanno avuto sviluppi significativi, con l’avvio di un importante studio – finanziato da FRM e dalla Rete Oncologica Piemonte e Valle D’Aosta – sull’identificazione del profilo genico dei tumori alla prostata invisibili alla risonanza magnetica e il proseguimento della sperimentazione di terapia focale. Grazie a questa tecnica di fusione di immagini e al trial clinico della terapia focale – ago terapeutico che distrugge la zona interessata dal tumore con emissione mirata di microonde – alcuni tipi di tumori prostatici più aggressivi possono oggi essere trattati con precisione e senza complicanze durante i trattamenti.

Oggi, nel 2021, che cosa si può fare quotidianamente per prevenire il carcinoma alla mammella?

La prevenzione è il primo strumento che ognuno ha nelle proprie mani, adottare uno stile di vita sano con una dieta equilibrata e mediterranea ed eseguire attività fisica in modo costante possono essere un’arma fondamentale per prevenire, insieme ad un puntuale screening. Parallelamente, la ricerca deve essere supportata e sostenuta per portare sempre a nuovi risultati in grado di far avanzare le possibilità di cura anche per le tipologie di tumori con prognosi più negative.

Se doveste lanciare un appello alla popolazione femminile, quale sarebbe?

Mantenere uno stile di vita sano ed attivo e seguire un’alimentazione equilibrata. Fare i controlli preventivi e gli screening periodici consigliati a seconda dell’età e abituarsi all’autopalpazione, gesto molto importante per cogliere precocemente eventuali cambiamenti insoliti. Non sottovalutare mai il problema, perché la diagnosi precoce è fondamentale per aumentare le possibilità di cura e guarigione.

E poi, sia per la popolazione femminile che maschile, è importante dare il proprio sostegno alla Ricerca scientifica, cosicché i nostri giovani ricercatori possano rimanere in Italia e contribuire a una maggiore conoscenza delle malattie tumorali, permettendoci di curarle nel più efficace dei modi.

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