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 Discussione intorno al saggio di Emilio Gentile

Non un'esposizione storica, ma la ricostruzione critica di come si sia insediato e sviluppato

Sala rossa gremita per Emilio Gentile - storico del fascismo di lunga data- e il suo nuovo saggio “Chi è fascista?” presentato da Laterza al Salone del Libro.

Forse per l’argomento, forse per le recenti vicissitudini che hanno colpito la vigilia, l’evento del capoluogo sabaudo, la conferenza ha ottenuto un’attenzione inaspettata - anche perchè si è svolta  in contemporanea ai suoi più “blasonati colleghi” Saviano ed Angela - che ha visto la partecipazione di molti giovani.

Dal titolo dell’evento ci si poteva aspettare l’ennesima esposizione storica dalla genesi alla caduta del fascismo in Italia invece, a sorpresa, l’autore non ha voluto farne una ricostruzione critica ma andare ad indagare l’humus in cui questo totalitarismo si è andato a insediare e sviluppare.

"Oggi ci si chiede se c’è una minaccia fascista, chi erano e chi sono i fascisti ma queste sono domande fuorvianti e mal poste bisogna piuttosto interrogarsi sulla fragilità della democrazia".

Il fascismo non è nero come l’iconografia lo ha definito, spiega lo studioso, ma è una nube effimera; non lo si è riusciti a definire né da un punto di vista etimologico- dato che non ha una chiara determinazione politica, a differenza del comunismo o liberalismo - né strategico, infatti, nessuno dei contemporanei, né di orientamento più di sinistra né più di centro, ne ha colto le novità. Basti penare, come ricorda lo stesso Gentile, che ancora dopo l’omicidio Matteotti (1924) sia Gramsci che Turati non lo ritenevano ancora una minaccia definendo il regime fascista- così veniva già appellato- “un morto che cammina”.

"Questo aneddoto vuole sottolineare come "la definizione di fascismo di per sé sia impalpabile e difficilmente metta d’accordo tutti, andando a creare degli ossimori: da una parte chi ritiene che il fascismo non sia mai esistito - come affermato nel 1944 da alcuni partigiani - e chi come Umberto Eco lo definisca come “eterno”.

L’argomentazione termina con una affermazione che molto ha da far riflettere:

"da storico posso dire che il fascismo, come lo abbiamo conosciuto, non tornerà più perché le persone sono cambiate, la cultura lo è. Il problema rimane la fragilità della democrazia e forse bisognerebbe interrogarsi più su questo. Se da una parte i morti non possono tornare in vita dall’altra i fattori che hanno scatenato il fascismo come razzismo, sovranismo e xenofobia sono tornati in auge in Europa» parafrasando le parole di Gentile si potrebbe dire, riprendendo un famoso motto del secolo scorso «uno spettro si aggira per l’Europa, lo spettro del fascismo".

Sperando questa volta di captare i segnali e arrestarlo prima che sia troppo tardi e chissà se lo stesso testo di Gentile possa essere un utile vademecum.


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