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Un'interessante mostra al Polo del '900

Cos'è rimasto dopo l'onda lunga della produzione di massa della grande fabbrica?

Federica Carla Crovella

Venerdì 11 ottobre il Polo del ‘900 ha ospitato l’inaugurazione della mostra Mirafiori dopo il mito, che sarà visitabile in questa stessa sede (corso Valdocco angolo Via del Carmine 14) fino al 25 ottobre. Il titolo già parla da sé e rimanda alla metamorfosi di una zona di Torino che, stando almeno agli ultimi vent’anni, ha avuto un ruolo da protagonista.

Il risultato è un’esposizione che coinvolge vari linguaggi artistici, accomunati dallo stesso scopo: dare voce alla Torino di Mirafiori dopo la Fiat. Giuseppe Berta, coordinatore scientifico della mostra, spiega:

«nasce dall’idea di andare a vedere che cosa lascia dietro di sé l’onda lunga della produzione di massa della grande fabbrica fordista. Io credo che nessuno abbia scavato bene dentro a questi luoghi, per capire che cosa siano diventati, che cosa c’è dentro all’immagine di Mirafiori epicentro industriale del Paese di un tempo. Quale società, quale ambiente, quali comportamenti?».

La curatrice della mostra è Paola Monasterolo; hanno collaborato anche la Fondazione della Comunità di Mirafiori onlus, la Compagnia di San Paolo e il Polo del ‘900. Le ricerche sono durate per ben due anni, in ambito sociologico e architettonico e negli archivi, ma la parte più cospicua del lavoro è avvenuta a contatto con i veri protagonisti: coloro che la periferia la vivono, la abitano e la amano, determinando i cambiamenti territoriali e sociali della zona.

Dunque, l’obiettivo di tutti coloro che hanno partecipato ai lavori, così come dei relatori presenti all’inaugurazione, è stato capire come si possa sviluppare oggi la comunità’.

Il primo intervento è stato della vicesindaca Sonia Schellino, che ha messo in luce l’importanza fondamentale, ieri come oggi, della Fondazione della Comunità di Mirafiori onlus’, che sostiene e promuove la crescita, l’innovazione e la sostenibilità.

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A seguire, Luisa Bernardini, presidente della Circoscrizione 2, ha notato come la Fiat abbia permesso la riqualificazione territoriale di Mirafiori e lo sviluppo di «un tessuto sociale vivo e desideroso di creare un nuovo modo di vivere sociale e civile». L’obiettivo, secondo la Bernardini, è «mantenere la memoria storica del quartiere», affinché dia spunti utili per «pensare a cosa diventeremo in futuro»; così si potrà anche creare ricambio generazionale in periferia.

Secondo Alberto Anfossi, segretario generale della Compagnia di San Paolo, il problema principale è capire che cosa resti oggi, soprattutto in termini di capitale umano, del periodo in cui il fulcro di Mirafiori era la Fiat e come questo possa tradursi.

È intervenuto poi Bruno Manghi, presidente della Fondazione di Comunità, che ha fatto notare come l’obiettivo di Mirafiori dopo il Mito sia celebrare «una periferia viva, che si distacca dallo stereotipo classico della periferia decadente» e, aggiunge Berta, «che conserva un istinto vitale di fondo, anche se si tratta di luoghi che non vengono più celebrati». Dunque, era necessario un «nuovo racconto urbano» di Mirafiori, che “prestasse ai visitatori” gli occhi delle persone che ci vivono.

Poi, la curatrice ha presentato le singole parti della mostra, insieme alle persone che hanno preso parte ai lavori. Prima del buffet, offerto da Mirafood Comunità Slow Food, e della visita della mostra, è stato proiettato il Videoclip Dopo il mito ci sei tu, curato da Largemotive, associazione culturale che usa la musica rap come strumento educativo: alcuni ragazzi residenti a Mirafiori, guidati dal musicista Marco Zuliani, hanno scelto la musica per raccontare il confronto tra generazioni che hanno popolato e popolano oggi il quartiere.  I concetti chiave che sono emersi dal video restituiscono ciò che accomuna i giovani di Mirafiori: l’assenza di differenze etniche, un grande spirito di comunità e viva speranza per il futuro.

La mostra è strutturata in diverse sezioni, tutte corredate da un titolo. La prima, Storie di vita: il lavoro, raccoglie gli scatti del fotografo Andrea Borgarello, che ritraggono il tessuto economico di Mirafiori attraverso alcune realtà produttive del quartiere. Insieme alle immagini, sono state selezionate dalla giornalista Erika Anna Savio altre testimonianze di lavoratori che gestiscono a Mirafiori la propria attività; dal negozio di biciclette al vivaio e molto altro. 

Storie di vita: fotografia partecipativa racchiude squarci di vita quotidiana, frutto della collaborazione degli abitanti di Mirafiori, coinvolti direttamente nel progetto: sono state fornite loro macchine fotografiche usa e getta, con cui hanno avuto la possibilità di immortalare momenti e situazioni private che un fotografo esterno non avrebbe potuto facilmente raggiungere.

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La sezione Mirafiori oggi e domani è a cura dell’associazione di promozione sociale Kallipolis, che ha lavorato con i ragazzi e ha scelto di rappresentare il quartiere attraverso i loro occhi. Hanno partecipato a questa attività 5 classi della scuola secondaria di primo grado dell’Istituto Salvemini: è stato chiesto agli studenti di raccogliere immagini del loro quotidiano, anche in questo caso attraverso la fotografia.

Ancora, il sociologo Fabrizio Floris ha individuato otto abitanti del quartiere, che sono stati intervistati dal regista Andrea Serafini: le loro testimonianze sono raccolte nella sezione Montaggio di storie.

Esplorazioni urbane a Mirafiori comprende 13 microvideo, editati da MiraDOC, che accompagnano lungo un itinerario ideale della zona: si possono vedere tramite cellulare collegandosi ad un plastico della topografia del quartiere, realizzato in scala 1:5000 da Protocube Reply, posizionato all’ingresso della mostra.

Planet Idea ha realizzato 10 infografiche, raccolte nella sezione I dati del cambiamento: queste raccolgono dati relativi statistici relativi ad ambiente, welfare, lavoro, sicurezza, famiglie e diversi altri indicatori sociali relativi alla zona. Il lavoro è stato svolto dal gruppo di ricerca del Rapporto "Giorgio Rota” coordinato da Luca Davico (DIST-Politecnico di Torino).

Infine, Sezioni dell’abitare, espone attraverso pannelli elaborati graficamente da Rubra Studio i risultati dell’analisi dell’architetto Federico Guiati: il lavoro offre una catalogazione delle varie tipologie di abitazioni che hanno caratterizzato nel tempo lo sviluppo urbano di Mirafiori.

Nei giorni della mostra sono previste anche tavole rotonde a tema sulla storia di Mirafiori: venerdì 18 ottobre  alle 18, l’appuntamento sarà  con "Costruire un Futuro possibile per le nuove generazioni”  e modererà Maria Teresa Martinengo, La Stampa. L’ultima è in programma per martedì 22 alle 18,15: sarà presentato il libro di Giuseppe Berta  DETROIT. Viaggio nella città degli estremi” (ed. Il Mulino, 2019), che dialogherà con Piero Gastaldo, Presidente Fondazione 1563, e con il giornalista Umberto La Rocca.

Dopo il 25 ottobre, grazie al contributo del gruppo di ricerca del Politecnico di Torino - Dipartimento di Architettura e Design, coordinato da Francesca De Filippi, i materiali della mostra saranno raccolti nella piattaforma digitale https://mirafioridopoilmito.it/ con tutti i materiali di ricerca prodotti negli ultimi vent’anni su Mirafiori (tesi di laurea, articoli, video e altro).

È possibile visitare la mostra dal lunedì al sabato dalle 9 alle 21, la domenica dalle 9 alle 20, ad ingresso libero. Per ulteriori informazioni è possibile chiamare lo 011 6825390 o scrivere a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. .

 

Foto di Andrea Borgarello


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