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 Testimoniato da Giuseppe Di Vittorio

“L’Italia sarà una Repubblica, e noi vogliamo che la Repubblica sia fondata sul lavoro”

Mariaelena Spezzano

Giuseppe Di Vittorio fu uno dei vertici della CGIL unitaria - Confederazione Generale Italia dei Lavoratori -, che fu costituita per rappresentare gli interessi di tutti i lavoratori senza distinzione politica e religiosa.

Di Vittorio nacque alla fine dell’Ottocento in Puglia da una famiglia di braccianti e fu un sindacalista, politico e antifascista italiano. Uomo dotato di buon senso e di ricca umanità, grazie al suo linguaggio semplice e diretto riuscì a trasmettere i suoi ideali alle classi operaie e ai contadini ai margini della vita economica, sociale e culturale del Paese, di cui si fece portavoce:

Io credo di essere rappresentativo di quegli strati profondi delle masse popolari più umili e più povere del Paese… quelle masse cioè alle quali le strutture sociali ingiuste ed inumane della nostra società negano la possibilità non solo della cultura, ma anche dell’istruzione elementare, e ciò malgrado, però, vogliono, si sforzano di studiare e cercano di raggiungere quel grado che le loro capacità, le loro possibilità permettono di raggiungere, grado modesto ma che però la strada a nuovi e travolgenti progressi. Di questi strati delle masse popolari umili e povere io sono rappresentativo”.

In questa riflessione è evidente il desiderio che cultura ed istruzione possano sempre essere per gli uomini uno strumento di emancipazione, integrazione, sviluppo, dialogo ed educazione, poiché con esse ognuno deve sempre poter esprimere e sostenere i propri ideali e poter comunicare i propri interessi, condividendoli in un confronto fraterno e mai imponendoli.

di vittorio

L’orgoglio per le sue umili origini e la forte necessità di trasmettere i suoi principi a tutto il Paese lo guidarono dal paese natale Cerignola all’esordio in Parlamento nel 1921:

“Onorevoli colleghi, questa mattina qualcuno seduto in quest’aula, per dimostrare il suo disprezzo per la mia presenza qui, ha mormorato " Un cafone in Parlamento…". Ebbene sappiate che questo titolo non mi offende, anzi, mi onora, infatti se io valgo qualcosa, se io sono qui, lo devo ad Ambrogio, a Nicola, a Tonino, a tutti quei braccianti analfabeti che hanno dormito insieme a me nelle cafonerie e con me hanno mangiato pane e olio, che hanno lottato duramente per diritti dei lavoratori, perché la fame, la fatica, il sudore non hanno colore e il padrone è uguale dappertutto. C’è un sogno che mi ha portato qua, ed è quello di vedere un giorno i braccianti del Sud e gli operai del Nord camminare fianco a fianco, lottare per gli stessi diritti, ebbene per questo sogno io sono disposto a lottare fino all’ultimo dei miei giorni”.

Di Vittorio offre una breve ma chiara testimonianza dei momenti della sua fanciullezza e della sua gioventù trascorsi nelle cafonerie, in cui lui, la sua famiglia e i suoi amici sono stati messi a dura prova, in un periodo storico in cui ancora non si parlava di diritti dei lavoratori. Ma non solo. Il suo obiettivo è comunicare la consapevolezza della difficile realtà con cui “quegli strati profondi delle masse popolari più umili e più povere del Paese” sono costrette ad confrontarsi:

“lo so che ogni giorno voi vivete sperando in un’ora di lavoro, che combattete contro la fame vera, io la conosco la fame, molto bene, il sapore che ha, di solitudine, d‘abbandono, è amara la fame”.

Le stesse parole che Di Vittorio ha rivolto agli italiani il 1 maggio 1955 possono funzionare ancora oggi come invito a non smettere mai di lottare.

“Col ritorno del maggio, nel pieno rinnovarsi della natura, si ravviva la nostra fede nella conquista di un destino migliore che garantisca a tutti gli italiani lavoro e stabilità di vita, benessere e tranquillità. Il lavoro eleva gli uomini e li affraterna tutti, al di sopra di ogni frontiera”. 

DIVITTORIO FILM

Non a caso la RAI nel 2009, promosse e realizzò una fiction in due puntate, "Pane e Libertà", per raccontare la vita di Giuseppe Di Vittorio. Un film checommosse l'Italia intera, con la regia di Alberto Negrin e la brillante interpretazione di Pierfrancesco Favino

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