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 A SalTo Extra Avallone e Ciabatti

Crescita, intimità, desiderio sono le parole chiave del lockdown

Simona Destino

Un’intervista tutta al femminile quella che ha visto protagoniste le scrittrici Silvia Avallone e Teresa Ciabatti nell’edizione straordinaria del SalTo Extra 2020: intervistate dalle colleghe ed amiche Valeria Parrella e Claudia Durastante.

Silvia Avallone e Teresa Ciabatti hanno tenuto compagnia agli italiani con la scrittura di un diario pubblicato su un quotidiano, tenendo traccia delle loro considerazioni, preoccupazioni e pensieri condivisibili un po’ da ognuno di noi.

Un’esperienza, quella della scrittura di un diario collettivo, trasferito di mano in mano come se fosse una staffetta, che è stata vissuta in modo differente della due autrici.

Silvia Avallone spiega il suo approccio:

“questa quarantena, tutto questo straordinario e terribile che ci ha travolto io lo dovevo buttare giù, me lo dovevo togliere dal cuore e della pancia, quindi non potevo scrivere qualcosa di letterario, dovevo scrivere qualcosa di immediato che mi aiutasse c che anche mi restituisse anche il fatto che c’erano gli altri insieme a me, che non era una cosa solo mia”.

 

                                                                           

 

Teresa Ciabatti vive invece la scrittura del diario ragionando sulla maternità, e sviluppa un proprio pensiero sul “dentro” e sul “fuori” cercando di capire dove si cela realmente il pericolo, che molto spesso ci aspettiamo di trovare all’esterno, ma che infine scopre non essere necessariamente così, in quanto le due dimensioni molto spesso sono interscambiabili.

La scrittura letteraria ha bisogno di vita. Ho bisogno di incontrarvi, ho bisogno di parlare con voi al bar, ho bisogno di toccare, di non essere così chiusa” racconta Silvia Avallone:

“La quarantena per me non è un luogo. È un luogo per i desideri del mondo, della vita, ma la scrittura sta insieme alla vita, bella piena di fisicità”.

Ecco che la parola che emerge per lei al termine di questa quarantena è desiderio: il desiderio di uscire e di riscoperta.

Patisce molto la chiusura delle scuole, in quanto scrittrice l’unico momento in cui riesce a scrivere è all’alba prima che si svegli sua figlia, ed allo stesso tempo  ne soffre perché il suo mondo congegnale per la scrittura è proprio il mondo degli adolescenti, che per ora è stato messo in standby.

Teresa Ciabatti invece non potendo fare previsioni su come sarà influenzata la sua scrittura letteraria racconta:

“non ho fretta, non devo tornare a niente. Sono preoccupata: lo sguardo è sui bambini, sui ragazzini perché in questo periodo mi pare siano stati privati dall’esperienza, cioè dal confronto con gli altri, dalla delusione e della frustrazione che cerchiamo sempre di evitare mentre invece ci rendiamo conto che è proprio quella l’esperienza. Questi bambini devono ricominciare da capo” – prosegue – “a livello di vita mi è mancata di più la vita degli altri”.

La parola che identifica meglio la sua quarantena è quindi crescita: è stata accanto alla figlia in questi due mesi e ha riscontrato le difficoltà dovute alla crescita fisica ed il timore di essere cambiata rispetto alle compagne di scuola e le amiche.

Durante l’intervista viene posto un accento importante da Valeria Perrella sul problema del mondo dei bambini e della chiusura della scuole, già toccato in modo differente dalle due scrittrici ospiti,  che rischia di creare una “generazione Covid” che in qualche modo si porterà dietro gli strascichi di questi mesi segnati dalla distanza dalle amicizie e dalla privazione del confronto con coetanei ed insegnati.

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