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GUALTIERI MARIANGELA

 

“Adesso sappiamo quanto è triste stare lontani”

Il 17 maggio protagonista della serata finale, una delle voci più amate della poesia italiana

Mariaelena Spezzano

“Ciò che mi preoccupa oggi è che tutto torni come prima, a quella normalità che, come ha scritto qualcuno, era il problema. Tutti stiamo per rinunciare senza troppo disagio alla bellezza che in questi giorni, insieme all’orrore, si era manifestata nelle nostre città, con cielo pulito, acque limpide, silenzio, aria respirabile, ecc. Pare che siamo sotto un potente incantesimo che rende impossibile il cambiamento delle nostre abitudini e ci impedisce di mettere in salvo noi stessi e la specie”, esprime così Mariangela Gualtieri, poetessa e scrittrice teatrale italiana, la sua visione sul futuro, durante l’incontro virtuale al SalTo Extra 2020.

Gualtieri interviene in chiusura alla manifestazione, discorrendo sul suo modo di fare poesia dal punto di vista tematico:

“Ciò che prediligo è spalancare l’attenzione al presente - spiega - dal dettaglio del quotidiano fino all’universale e dunque ogni tema può essere argomento di canto, purché l’attenzione sia nitida, tesa, sgombra dalle preoccupazioni dell’io”.

Poi sottolinea l’importanza del silenzio, che si rivela essere un tema molto presente nelle sue opere:

“il silenzio è per me natura, come il cielo, come l’acqua o l’aria, un pezzo di natura in cui, quando ci capita di frequentarlo, accadono cose straordinarie. Posso dire che la poesia è parola che tiene al proprio centro il silenzio, che non solo è colma di silenzio, ma è proprio l’intreccio fra parola e silenzio a determinarla. Ai primi di marzo, quando circolavano solo parole dell’informazione, vari amici da più parti mi hanno chiamata, molto angosciati, chiedendomi affettuosamente qualche parola, qualche verso che portasse soccorso. Fra loro anche Marco Belpoliti di Doppio Zero. La poesia però arriva quando vuole e così registravo questi appelli senza fare promesse. Poi la mattina del nove marzo è arrivata questa poesia”, afferma l’autrice, parlando di Nove marzo duemilaventi”,

Mariangela Gualtieri

il suo componimento che ha saputo comunicare quello che in questi mesi è accaduto fuori e dentro di noi, sullo sfondo di un’Italia resa fragile dal Coronavirus. I versi della Gualtieri, che si riferiscono alle misure adottate dal Governo Italiano nella giornata del 9 marzo, appunto, hanno fatto il giro del web tra letture e condivisioni.

Fondatrice del Teatro Valdoca nel 1983 a Cesena insieme al registra Cesare Ronconi, in qualità di drammaturga aveva illustrato il prezioso ruolo della poesia a teatro:

“portare la poesia in teatro significa per me cavalcare la vertigine acustica del verso, far scoprire l’immediata efficacia di quella sottile, potente energia che chiamiamo appunto ‘poesia’, farne sentire la ritmica e la melodia, mettere in risonanza i corpi con la parola poetica. Quando la poesia si fa suono allora non solo la mente, ma tutto il corpo accoglie il vibrare delle onde acustiche e l’intensità del sentire diventa la stessa che proviamo con la musica. Sarà bello, spero, sentire che la poesia dà gioia, che porta nutrimento alle nostre interiorità un po’ rinsecchite, denutrite da questo tempo che ci vuole frettolosi, sempre fuori di noi, affaccendati nei suoi inesauribili dettami”.

Nelle ultime ore di domenica 17 maggio le sue parole enfatizzano ancora una volta il rapporto tra lo scrivere e il dire:

"la poesia è musica, ha tutti i poteri della musica, e come tale va cantata, pronunciata nella sua giusta ritmica e melodia. Non ameremmo Bach con lo stesso trasporto se ci limitassimo a leggere silenziosamente gli spartiti. Va suonato, va liberato nell’aria nella sua bellezza acustica. Così è per me con la poesia, va detta, resa nella sua forma sonora”.

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