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spettacolo Villa Azzurra

 Arriva a teatro Villa Azzurra

La regista Serena Ferrari ci accompagna “dietro le quinte”

Federica Carla Crovella

È andato in scena con ben 13 repliche e ha registrato 13 sold out lo scorso anno. Parliamo di “Fuori - Storie dal manicomio di Collegno’’, lo spettacolo che racconta il quotidiano del manicomio diventato famoso per il suo smemorato.

Venerdì 18 settembre l’associazione Lab22, che promuove corsi di Danza e Musical, debutterà con un nuovo progetto teatrale, che ripropone gli stessi temi forti e tutt’altro che facili da rappresentare. Portando in scena l’incontro consueto tra teatro e danza che caratterizza Lab22, la regista Serena Ferrari racconta Villa Azzurra, il più grande manicomio dei bambini d’Italia, a Grugliasco. Per farlo si è appoggiata a testimonianze, fotografie, libri e interviste, mettendo al centro ciò che hanno visto gli occhi di Giuliano, adolescente rinchiuso nel manicomio, che alla fine dello spettacolo, ormai anziano ripensa a ciò che ha passato tra quelle mura.

Quel luogo dell’orrore era già stato al centro di un’inchiesta, pubblicata da L’Espresso il 26 luglio 1970, firmata dal fotografo Mauro Vallinotto, che con le sue immagini mostrò le violenze inferte vigliaccamente a chi non poteva difendersi da solo.

Ferrari Serena

Ecco la nostra intervista a Serena Ferrari, che ci ha portato “dietro le quinte”.

Da regista, quali sono state le difficoltà più grandi nell’ organizzare e strutturare uno spettacolo che tocca una tematica tanto forte?

Affrontarle prima io è stata la parte più difficile, perché quando inizi a documentarti e studiare scopri delle emozioni che devi metabolizzare, solo dopo puoi trasformarle in arte. Quelle sono le stesse emozioni che arrivano al pubblico in sala; sembrano dei temi già affrontati, ma la potenza dell’arte porta ancora di più dentro quello che raccontiamo. Anche il lavoro sulle fonti è stato difficile, soprattutto adesso che lavoriamo con i bambini, a cui prima bisogna spiegare la realtà del manicomio. In questo periodo ovviamente anche il Covid è stato una difficoltà, perché dobbiamo lavorare con la mascherina e solo alcuni di noi possono entrare in sala. Per forza di cose questa è una versione ridotta.

Come siete riusciti a trasmettere ai vostri piccoli attori la grande portata di quello che viene portato sul palco?

Sono bambini delle elementari e non è stato così semplice. Bisogna lavorare sulla parte emotiva e psicologica prima di tutto. Facevano fatica ad affrontare il tema degli ebrei, ad esempio; alcune cose loro non le capiscono, infatti non bisogna affrontare tutti i temi, ma solo quelli che si vogliono mettere in scena. Poi si fa capire loro che quella oggi non è la normalità, sono cose che appartengono al passato. Bisogna sicuramente prepararli prima dal punto di vista emotivo, ma poi portarli dentro lo spettacolo mettendoli a contatto soprattutto con l’arte in sé. Abbiamo lavorato molto sulla diversità, cercando di sensibilizzarli e far capire loro che quello che è stato fatto è sbagliato e perché. Ad esempio, è stato difficile spiegare che cosa fosse l’elettroshock e far capire che oggi esiste ancora ed è ancora usato, ma in modo diverso. Noi adulti abbiamo parlato anche con degli psicologi per riuscire a confrontarci nel modo giusto con i bambini.

Come hanno reagito dietro le quinte e sulla scena?

Sembra strano, ma nessuno dei bambini che sono andati in scena ha provato quello che hanno provato i bambini in platea. Durante lo spettacolo e la messa in scena sono molto concentrati, come dei professionisti, perché sono stati formati prima; si vede quello che provano e quello che vogliono trasmettere al pubblico e anche per loro c’è la voglia di far capire ciò che loro hanno capito per sensibilizzare a questi temi. Sono distaccati sulla scena, ma nello stesso tempo hanno approfondito temi come la diversità e la violenza. Le maestre di alcuni dei nostri bambini hanno notato da parte loro una sensibilità maggiore verso la disabilità, ad esempio, quindi siamo riusciti ad aiutarli a capire che cosa è giusto e cosa no.

Che messaggio volete trasmettere al vostro pubblico e come pensate e sperate possa “rispondere”?

Vorremmo sensibilizzare il pubblico e far capire che ancora oggi la violenza esiste e va debellata. Speriamo che chi guarda lo spettacolo porti in giro questa idea, come è accaduto con “Fuori - Storie dal manicomio di Collegno”; per questo ha avuto successo. Speriamo di riuscirci anche questa volta.

L’appuntamento è tra una settimana, alle 21, nel Cortile della Lavanderia a Vapore di Collegno (biglietti in vendita online su https://www.vivaticket.com/it/biglietto/fuori-storie-dal-manicomio-di-collegno/150947).

Ecco chi ci sarà sul palco e oggi sta lavorando per portare in scena questa realtà dura e difficile da raccontare, ma non per questo da passare sotto silenzio.

Attori: Giuliano Zacco, Francesca Capone, Sofia Volpe, Viviana Moglia, Eleonora Borra, Enrica Lunardi, Bianca Siviero, Viola Morelli, Syria Morelli, Martina Leone, Giada Clemente, Marta Cimadomo, Giulia Simionato, Sofia Lo Grasso, Alice Grosso, Aurora Campanella.

Ballerini: Erik Vair, Claudio D’Ambrosio, Bruno Mazzon, Chiara Lauritano, Sara Bertino, Eleonora Vecchio, Margot Pernaci, Mattia Mannarino, Giada Marchitelli, Lucia Moglia, Denise Maurantonio, Arianna Ferroglio, Francesca Palumbo, Elisa Vincelli, Alessandra Benna, Sara De Vita, Elena Marangon, Elisa Ienco, Elisa Mannarino, Eleonora Grignano, Rebecca Veneziano, Desirèe Comoli, Giusy Malpede.


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