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gianni rodari

 Lo scrittore che ha saputo capire i bambini

Una maestra racconta la sua storia agli alunni della sua classe

Giorgia Megliola

 

Oggi per celebrare i cento anni del grande scrittore Gianni Rodari, abbiamo scelto una soluzione diversa dal solito. Non, come sempre un articolo che ne racconta la biografia, ma una storia vera e propria. La storia di una maestra e dei suoi alunni. Bambini che Rodari non lo dimenticheranno mai più e che forse la stessa storia torneranno a raccontarla, tra molti anni quando saranno genitori, ai loro figli

La maestra si siede alla cattedra e si schiarisce la gola, pregando che quella mattina la voce le regga. È una settimana che sbraita senza sosta, per superare la barriera della mascherina, per superare il rumore, per superare le distanze che ci sono anche tra i bambini. L’aula è ancora deserta. Non sono nemmeno le 8, ma lei arriva sempre prima, come un marinaio che assapora dal porto la calma del mare prima di salpare. Inizieranno ad arrivare, accompagnati dai genitori, e le loro urla si sentiranno ancor prima di vederli dalla curva dello stradone che porta direttamente all’ingresso della scuola. A piedi, in bici, in suv, arriveranno i bambini e si spargeranno per l’edificio producendo ultrasuoni perfettamente udibili sulla cervicale.

scuola

La maestra è stanca e ogni tanto si maledice per non aver accettato di andare in pensione anticipata. Ma dura solo un secondo. Quella mattina ancora meno di un secondo, perché sì è stanca e sgolata, perché è venerdì, ma non è un venerdì qualsiasi, non è un giorno qualsiasi. Non lo è per lei, come non lo è nessun 23 ottobre, e da oggi non lo sarà per i suoi bambini, che nel frattempo arrivano. Urlano, si spintonano, ma sulla porta rimangono folgorati dall’immagine di un uomo in bianco e nero, cartonato in scala 1:1 che li guarda sorridente, ma severo. Cosa si sarà inventata la maestra questa volta? Mentre lo guardano sospettosi e gli girano intorno, notano che gli occhi sembrano seguirli fino ai banchi. Quando tutti sono seduti, la maestra inizia a distribuire i temi che ha dato come compito a casa e corretto la notte prima.

Finito di consegnare quel camposanto di croci rosse, si gira per tornare alla cattedra, con la coda dell’occhio guarda il cartonato e sorride.

Inizia la lezione, con un po’ di sorpresa perché i bambini sono muti, fissano il cartonato con un misto di apprensione e curiosità.

rodari

«Bene bambini, prendete i temi che vi ho corretto. Vedete che non ho spiegato gli errori, ma solo segnati con una crocetta? Ecco, avete venti minuti (e indica con il dito l’orologio e il posto delle lancette) per scegliere un errore e scrivere una breve storia su quell’errore, possibilmente correggendolo. Quando avrete finito vi spiegherò che ci fa lì quel signore».

Nei venti minuti successivi la maestra sperimenta il silenzio assordante dei monasteri di clausura con un godimento che rasenta la beatitudine.

I bambini sono curvi sui fogli, alcuni con la lingua di fuori nello sforzo della concentrazione.

Allo scadere del tempo la maestra si alza e ritira i fogli, mentre torna alla cattedra scorre le parole scritte senza curarsi della bella o brutta copia. Un racconto in particolare la colpisce, il racconto di un bambino su cui nessuno ha mai scommesso nulla, votato alla bocciatura sin dalla materna, con una storia familiare alle spalle da far accapponare la pelle. Ha scritto:

«Oggi, ho mangiato nonna. È molto buona, tenera e dolce. Però adesso non ho più una nonna. Quindi spingo un po’ la virgola e dico che oggi ho mangiato, nonna».

La maestra lo scrive alla lavagna, spiega l’errore e come il bambino l’ha riconosciuto e corretto, gli fa i complimenti davanti a tutti e i suoi occhi la illuminano e le scaldano il cuore.

Ancora con il sorriso si siede e dice

«Oggi è un giorno importante. Come si chiama la vostra scuola?»

E i bambini in coro

«Scuola Elementare Gianni Rodari»

rodari2

«E sapete chi è Gianni Rodari?»

Silenzio

«È quel signore lì»

E indica il cartonato. I bambini lo guardano con gli occhi a palla.

«E oggi è il suo compleanno. Compie cento anni oggi. Per questo voglio raccontarvi chi è. Gianni è nato a Omegna il 23 ottobre 1920, Omegna è qui (e indica il punto sulla cartina), in una famiglia non povera, ma nemmeno ricca…»

La maestra racconta tutta la vita di Gianni, la guerra, il seminario, l’insegnamento e glielo racconta come fossero adulti, perché le loro facce sono le facce di bambini adulti, concentrati e curiosi. Racconta delle filastrocche, delle storie, dei saggi. Quando nomina La Freccia Azzurra qualcuno urla “Io l’ho visto! Ho il DVD!”. Scrive alla lavagna la Filastrocca dei 12 Mesi, la Filastrocca Corta e Matta e i bambini ridono, la ripetono in coro.

1560953193251 La freccia azzurra THUMB

La maestra racconta tutto, anche la Repubblica di Salò, quando Gianni divenne partigiano, la militanza nel PCI e spiega cos’è stata la Repubblica di Salò, chi erano i partigiani, cosa vuol dire militanza e PCI perché anche se non sono cose da programma delle elementari i bambini la guardano come se non aspettassero altro che una spiegazione. Glielo chiedono con gli occhi senza nemmeno dover alzare la mano.

Lei racconta dell’importanza di fare errori, ma di saperli anche correggere, l’importanza di non abbandonare mai la fantasia. Quando suona la campanella non ha ancora finito e loro sono immobili, gli occhi che vanno da lei al cartone.

Racconta del perché ha scelto di fare la maestra e mentre racconta ricorda. E nessuno si muove anche se la campanella è già suonata da un po’.

Si ferma solo quando si incrina la voce, allora si schiarisce la gola, guarda la sagoma di cartone e dice:

«Buon compleanno, Gianni!»

E i bambini le fanno il coro.

Mentre escono in fila per due qualcuno alza gli occhi e sussurra “Ciao Gianni” “Auguri Gianni”. Lei li segue e mentre chiude la porta guarda la sagoma di cartone e decide che la lascerà in classe ancora un po’.

 

 


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