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Rilettura del Sommo Poeta nel "Dantedì"

 Un percorso per stupirvi di quanto abbia in comune con la cultura hip hop

Giulia Odetti

Oggi, giovedì 25 marzo, ricorrono i 700 anni dalla morte di Dante, il nostro Sommo Poeta ed anche il "Dantedì", cioè la Giornata Nazionale a lui dedicata. Una giornata istituita nel 2020 su proposta del ministro Dario Franceschini. Una giornata dedicata ai suoi scritti, alla poetica, all'uomo, alla sua vita.

Ma non è di tutto ciò che voglio parlarvi: lo faranno già altri e di certo con più competenze e preparazione della mia.

Ho deciso di contestualizzare il Divino Poeta e di portarlo in un viaggio ai giorni nostri per farvi scoprire come Dante oggi potrebbe tranquillamente essere un rapper. Potrete stupirvi di quanto possa avere in comune con la cultura hip hop. 

Anatema? Se ne è convinto perfino il professor Alessandro Barbero, storico e docente universitario con milioni di follower, possiamo provare ad aprire la mente tutti e fare qualche ragionamento.

Cominciamo proprio dalla sua vita: nel 1302 viene condannato a morte dopo lo scontro tra Guelfi bianchi e neri, le due storiche fazioni fiorentine in lotta per il potere economico sulla città.  Siamo alla fine del XIII secolo, dopo la cacciata dei Ghibellini entrano in gioco i Guelfi capeggiati da due famiglie: quella dei Cerchi (Guelfi bianchi) che esprimeva gli interessi del popolo "grasso" (finanzieri e ricchi mercanti) e quella dei Donati, sostenitori della restaurazione dei poteri nobiliari. 

guelfi

Vincono questi ultimi e Dante viene condannato alla pena capitale, che ovviamente non sconterà, perchè intanto si è già rifugiato a Ravenna.

Ecco tutto questo non vi fa venire in mente qualcosa di molto, ma molto attuale? Lo scontro tra fazioni per il controllo del potere economico non vi ricorda vagamente cose come le gang o peggio le mafie?  E la latitanza di Dante?

Blasfemia? Eppure perfino Barbero in un'intervista all'Ansa dice:

«La cosa che mi ha colpito di più è stato scoprire che quest'uomo, sicuramente convinto di essere incorruttibile e perfetto, quasi un profeta che denunciava i mali del mondo, in realtà ha 'trafficato' molto con la propria immagine, con la ricostruzione della propria vita anche nella Commedia, nascondendo alcune cose di sé. Ma proprio questo me lo rende più caro, più vicino, più umano».

E se lo dice lui...

E, sempre a proposito di umanità del Divino Poeta, vogliamo parlare del trip mentale - quasi da consumatore abituale di LSD - che lo assale quando attraversa Inferno, Purgatorio e Paradiso? Quando vede il suo riflesso, o è pervaso da un sentimento di completezza infinita e vede cerchi colorati. Ma quale sostanza stupefaciente avrà assunto, c'è da chiedersi?

Adesso vi domanderete, ma il rap cosa c'entra? Beh sappiamo tutti che al di là della Divina Commedia, Dante ha scritto anche altro, oggi potremmo dire che si cimentava anche in "battle", ossia usave le rime - qualche volta anche scurrili come fece con Foreste Donati - esattamente come nella nostra attualità fanno i rapper. Ovviamente si chiamava "tenzone", ma se prendiamo quell'opera, composta da tre sonetti per ciascuno dei due interlocutori ce ne potremo facilmente rendere conto.

Dante Foreste Donati

 

La comicità della tenzone è data dall'estremo realismo, dalla stretta aderenza alle cose e alle persone della Firenze del tempo. Il tema centrale  è la povertà, ma tra le reciproche accuse - per le rime appunto - c'è l'impotenza sessuale, la gola, il ladrocinio, la corruzione. E, allora?La comicità della tenzone è data dall’estremo realismo, dalla stretta aderenza alle cose e alle persone della Firenze del tempo, che rende però particolarmente ostica la lettura. Tema centrale della tenzone è la povertà, ma tra le accuse reciproche c'è l'impotenza sessuale, la gola, il ladrocinio, la codardia.e è data dall’estremo realismo, dalla stretta aderenza alle cose e alle persone della Firenze del tempo, che rende però particolarmente ostica la lettura. Tema centrale della tenzone è la povertà, ma tra le accuse reciproche c'è l'impotenza sessuale, la gola, il ladrocinio, la codardia.

Ma torniamo alla Divina Commedia e al viaggio di Dante, dove il poeta partendo dal basso - la selva oscura - arriva poi in alto, in Paradiso.  

Come possiamo leggere tutto ciò in chiave rap? Nel modo più poetico possibile, ovviamente: gli artisti rap riescono a superare i periodi più bui grazie alla musica e alle rime. Ed evitiamo una volta per tutte di definire il loro linguaggio diseducativo perchè se analizziamo l'inferno dantesco scopriremo quanto trabocchi di scene crude e violente, di pene terribili inflitte agli infami, divorati e torturati  dal diavolo in persona.

E, dunque, qual è il messaggio che ne deriva? Odiare e non perdonare, ma a nessuno è mai venuto in mente di proibire la lettura della Commedia.

Dante, però, entra anche prepotentemente nella musica attuale, citato da Jovanotti in "Serenata Rap", da Antonello Venditti da Luciano Ligabue.

E nel rap? Entra a pieno titolo, nel 2020 con Tedua con il suo "Vita Vera" il disco che deve ancora uscire, che porta proprio il nome del capolavoro del Sommo Poeta, in cui la copertina è un chiaro riferimento dantesco: Tedua smarrito nella foresta, in procinto di entrare in una “selva oscura”, è vestito in rosso, esattamente come Dante nell’iconografia tradizionale. 

Mentre Claver Gold e Murubutu rileggono Dante in "Infernum", raccontando in chiave contemporanea alcune delle figure più iconiche dell'opera dantesca in una sorta di percorso di attualizzazione e comunicazione attraverso i suoni e le metriche tipiche del rap.

 


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