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Patrizia Deabete

Forse può rispondere lo studio di Patrizia Deabate

Qualche indizio nella nostra intervista, tra letteratura e cinema

Federica Carla Crovella

A volte l’intuito è tutto: è stato il caso di Patrizia Deabate e del suo saggio "Il misterioso caso del Benjamin Button da Torino a Hollywood", edito dal Centro Studi Piemontesi, vincitore del Premio Acqui Storia.

Cosa c’entra Torino con il film interpretato da Brad Pitt e Cate Blanchett? Per intenderci, quello in cui il protagonista nasce anziano e muore bambino…

È nato tutto grazie all’intuito, supportato ovviamente da un importante lavoro di ricerca. Secondo Patrizia Deabete il racconto dello statunitense Francis Scott Fitzgerald (1896-1940) "Il curioso caso di Benjamin Button", da cui hanno tratto il film, è stato ispirato da un breve romanzo di Giulio Gianelli, autore torinese.

Mai nessuno aveva pensato a un collegamento con l’Italia e addirittura con Torino. In tutto ciò, poi, si inserisce un altro autore di cui io vi avevo già parlato, Nino Oxilia, di cui anche Patrizia Deabate ha molto da raccontare.

Io non mi dilungo e lascio la parola proprio all’autrice del libro.

Libro Patrizia Deabete copertina

Tutto è nato da un’intuizione, una somiglianza tra autori lontani: come è scattata questa associazione? Esattamente, mentre guardava il film, che cosa le ha fatto capire che doveva seguire questa strada?

La particolarità della trama, piuttosto rara, mi ha fatto ipotizzare una possibile derivazione, anche perché, come noto, Fitzgerald era cattolico e amava l'Italia, Roma e la Chiesa. E Giulio Gianelli ebbe presso i contemporanei una fama vicina alla santità. Inoltre, nonostante fosse nato a cresciuto a Torino, i legami che ebbe con Roma e con alti esponenti del Vaticano furono fortissimi. Diciamo poi che l'articolo di Alfonso Cipolla su Repubblica del marzo 2009 intitolato “Ma è torinese l'ispiratore di Benjamin Button” mi ha alquanto spronata.   

Oxilia? Come si lega agli altri due? 

Nino Oxilia (1889-1917) fu un poeta crepuscolare torinese della cerchia di Giulio Gianelli. Gianelli era molto amico del suo fratello maggiore Andrea Felice Oxilia, pure lui poeta. Uno dei libri in versi di Gianelli fu pubblicato con la copertina disegnata dal pittore Cesare Maggi, marito di un'altra sorella Oxilia, Anna. Nell'ambito della mia ricerca, Oxilia è fortemente presente, anzi, preponderante. Questo perchè, leggendo i romanzi di Fitzgerald, ho riconosciuto, inglobate nella sua prosa, immagini tratte dai versi oxiliani. Ma in un modo fortissimo, che pare delineare addirittura, in tre romanzi dell'americano, dei personaggi alter ego di Oxilia. Il quale fu anche regista del muto ai tempi di Torino capitale mondiale del cinema. Come Gianelli, morì giovane. Ma a differenza di Gianelli che fu spento dalla tisi, Oxilia morì in guerra a ventotto anni. 

ritratto di oxilia

Che ruolo ha Torino all’interno del suo lavoro?

Rispondo citando l'editoriale del “Giornale del Piemonte” di Aldo Alessandro Mola uscito nelle edicole il giorno di Pasqua: “Chiuso il dottissimo volume, il lettore s’interroga sul demone che ha spinto l’alpinista albese Patrizia Deabate a scalare per anni e a esplorare le vette di una ricerca così complessa. La risposta è nella città dei suoi studi universitari, Torino, apparentemente grigia e monocorde, in realtà, come scrisse Giorgio De Chirico a Paola Levi-Montalcini e ricorda la scrittrice, 'la città più profonda, la più enigmatica, la più inquietante non solo d’Italia ma di tutto il mondo': sulla direttrice da Mont Saint-Michel a Israele, come le suggerì lo slavista Piero Cazzola, indimenticabile Grande Saggio del Centro Studi Piemontesi”. Il Professor Mola, che fa parte della Giuria del Premio Acqui Storia, mi ha definita 'scrittrice' perchè sa bene che, prima di dedicarmi alla saggistica grazie anche al lascito di documentazione del mio mentore prof. Cazzola, io avevo scritto un romanzo storico tuttora inedito, in cui faccio rivivere la Torino dell'Età Giolittiana, tra cui Nino Oxilia quale personaggio della storia. Torino è il principio di tutta la mia attività di scrittrice e di ricercatrice. 

Che peso ha avuto Torino nello sviluppo delle sue ricerche? Quanto è stata d’aiuto e come ha lavorato in città?

Per il romanzo storico, che mi ha fornito le basi per questo libro, ci lavoravo già appena finita l'università (evidentemente non volevo tagliare i legami con la città, dopo la laurea). Allora l'archivio della Stampa non era ancora on line e per consultare le copie del 1911 bisognava guardarle in microfilm. Farli scorrere sullo schermo faceva venire il mal di mare, ma mi consideravo una privilegiata! Si andava in una specie di stanzino buio (per renderli maggiormente visibili) che aveva una tenda di velluto...era una specie di sgabuzzino-sala di proiezione, alla Biblioteca Civica di Torino. C'erano solo sei posti e chi li aveva non mollava per tutto il giorno. Io mi portavo dei panini da casa...Altri, che evidentemente erano professori universitari, si facevano portare pasti veloci da camerieri impettiti dei bar del centro. Ci venivo apposta da Alba, il sabato. 

La nostra città ha una grande storia cinematografica e questa probabilmente è stata una fortuna: quanto c’è di questa storia del cinema nel libro? 

Moltissimo. Nel libro è descritta la scena in cui ho trovato la “chiave di volta” di tutta la ricerca: stavo sfogliando (in cartaceo, non microfilm!) l'annata 1913 della rivista torinese “La vita cinematografica” quando ho visto una foto di scena della pellicola “Giovanna d'Arco” girata a Torino nel 1913, diretta da Oxilia e interpretata dalla sua fidanzata Maria Jacobini. E nel taglio a caschetto della diva romana ho visto l'acconciatura tipica delle ragazze americane degli Anni Venti che sarebbero poi state esaltate da Fitzgerald nei suoi libri. È stata un'illuminazione! Così ho scoperto il grande successo che ebbe quella pellicola torinese in USA nel 1914, contemporaneamente al celebre colossal torinese “Cabiria”. Da lì in avanti, è stata una escalation esaltante di scoperte tutte coerenti le une con le altre, che riguardano anche i misteri del Vaticano, della missione compiuta dal mentore di Fitzgerald, durante la Prima Guerra Mondiale, presso papa Benedetto XV. Dobbiamo sempre ricordare che il cinema torinese d'inizio Novecento conquistò il mondo, e che c'è ancora molto da scoprire a questo riguardo! 


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