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Il 15 giugno 1961 la prima striscia di Zagor

 E albo dopo albo è diventato un amico di molte generazioni di lettori

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Luigi Benedetto

Compie sessant’anni oggi, ma la sua agilità è quella di una volta, la sua forza quasi prodigiosa non si è affievolita col passare del tempo e la mira non fa mai cilecca. In questi primi sessant’anni ha mandato al creatore una quantità incredibile di malfattori, tagliagole, banditi e assassini, e nel contempo ha salvato un’altrettanto incredibile quantità di innocenti finiti nelle grinfie del cattivo di turno. Lui si chiama Patrick Wilding, anche se è conosciuto con il nome di Zagor (o, per essere precisi, Za-gor-te-nay, lo spirito con la scure - per via dell’arma che utilizza - in quella che nella finzione letteraria è la traduzione in dialetto algonchino). E, il 15 giugno 1961, faceva la sua prima apparizione nelle edicole grazie alle strisce di Guido Nolitta e Galieno Ferri, diventate albi della Sergio Bonelli Editore solo anni più tardi.

Vive in una capanna nella foresta di Darkwood, luogo immaginario ma collocato nei pressi dei Grandi Laghi, in un periodo collocabile nella prima metà dell’800 (datazione che si può desumere grazie ai riferimenti storici sparsi tra una storia e l’altra). Ad accompagnarlo nelle sue avventure, l’inseparabile messicano Cico (Felipe Cayetano y Martinez y Gonzales ecc ecc), l’antieroe per eccellenza: pigro (ma che sudando e imprecando condivide marce e fatiche), pavido (ma pronto all’occorrenza a tirare fuori quella goccia di coraggio che permette di risolvere una situazione complicata) ma leale e generoso (oltre che perennemente affamato). 

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E poi una serie di amici che, così come capita a tutti, incrociano prima o poi, la loro strada: dal postino Drunky Duck alla truppa del trappers capitanata da Doc Lester e Rochas, dal capo Mohawk Tonka allo strampalato investigatore privato Bat Batterton; dal cercatore di tesori Digging Bill al fachiro Ramath alla bella Frida Lang, capace di scaldare il cuore allo spirito con la scure, solo per citarne alcuni. Ma non sarebbe avventura se non facessero la loro comparsa anche i cattivi: come il professor Hellingen, lo scienziato pazzo quando geniale, o le legioni di Akkroniani, provenienti dallo spazio profondo. O, ancora, Bela Rakosi, il vampiro; Sam Fletcher meglio conosciuto come Iron Man; il druido Kandrax; il rivale Supermike; Molok, Ben Stevens il re delle aquile e molti altri ancora. Almeno uno, o più, a storia. 

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Una forma d’arte, e di letteratura, minore, dirà qualcuno. Di certo chi lo dirà non ha mai passato pomeriggi e serate con quei fumetti tra le mani, facendosi trasportare lontano, come prima dell’avvento di Zagor era successo con Emilio Salgari. Ai quattro angoli del mondo, tra le sabbie del deserto o la desolazione dei ghiacciai, attraversando oceani e catene montuose, valicando anche i limiti dello spazio e del tempo. Chi lo dirà probabilmente non ha mai guardato con interesse l’albero del giardino o del parco alla ricerca di una liana, o pensato di scagliare il martelletto del traforo contro il cattivo che voleva distruggere il mondo. Al contrario, chi con quelle pagine è cresciuto (come pure è cresciuto, ad esempio, con le pagine del cugino più grande Tex Willer e del “cuginetto” Mister No), è cresciuto assorbendo, in modo leggero e divertente, alcune regole fondamentali di vita. L’importanza della libertà, della legalità, dell’onestà. Il fatto che tutti gli uomini, e le donne ovviamente, siano uguali a prescindere alla razza o dal colore della pelle, e che l’unica differenza sia il loro modo di intendere il rapporto con le altre persone. 

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Oggi, dopo 60 anni, Zagor continua a vivere non solo nelle edicole, non solo nelle citazioni musicali o televisive (o in alcuni film turchi incentrati sulla sua figura) ma anche nel mondo di internet. 

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La pagina Facebook a lui dedicata ha superato quota 8mila iscritti, e continua a crescere, grazie anche all’impegno dei quattro amministratori Massimo Miranda, Marco Vedrietti, Alex Principato e Rosario Migale. Veleggiano tra i 45 e i 55 anni, arrivano dai quattro angoli dello stivale (chi dalla Campania, chi dalla Lombardia, chi dal Piemonte, chi dall’Emilia Romagna), fanno professioni diversissime (l’insegnante, l’avvocato, il fisioterapista, il commerciante) ma sono accomunati dalla passione per quel personaggio di fantasia che ha rivoluzionato il far west come era comunemente inteso. 

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A quelle pagine ognuno di loro ci è arrivato attraverso un proprio percorso: chi “contagiato” da uno zio, chi conquistato da una copertina particolarmente significativa, chi…grazie alla spalla del protagonista:

«Ho iniziato a leggere Zagor per… Cico - spiega Alex Principato - Sì, ho sempre preferito il fumetto comico, e leggevo gli albi di Zagor cercando le scenette di Cico, e poi mi sono appassionato a tutto il resto. Ma ho sempre preferito leggere un fumetto per stare bene: la vita è già abbastanza drammatica». Quello che è certo, è che una volta scoperto nessuno lo ha più abbandonato. E anzi, in quelle pagina ha trovato qualcosa che ha segnato la sua vita: «Ho sempre apprezzati la contrapposizione tra Zagor e il nemico per eccellenza, il cattivissimo Hellingen, e il tentativo di capire e di parlare con lui - spiega Miranda - I valori che rappresenta, il Bene e l’Amicizia, sono eterni e credo che, senza esagerare, siano una guida per tutti».

Per Principato:

«“La giustizia e la verità non stanno mai da una parte sola” è una frase tratta dalla storia sul passato di Zagor, e su cui si fonda la filosofia della serie. Alcuni dei nemici sono “grigi”, si sono macchiati di colpe gravissime ma spesso sono stati vittime a loro volta. E anche nella vita reale è così: non ci sono solo buoni e cattivi, spesso la linea non è così demarcata come sembra».

Sul gruppo si commentano disegnatori e sceneggiatori, si condividono ricordi e copertine. Si critica anche, ovviamente, ma la critica è bene accetta (e non potrebbe essere diversamente, dal momento che Zagor ha fatto della tolleranza una bandiera). Si rievocano storie e personaggi:

«Certo, la maggior parte dei lettori sono uomini. Ma spesso si leggono interventi di ragazze, e questo non può che farci piacere», ribadisce Migale. 

Gli iscritti sono passati da 4 a 8mila in poco tempo: l’obiettivo è quello di raddoppiare nuovamente, per ampliare i confini di questa pagina che proprio la foresta di Darkwood non è, ma l’aria che vi si respira non è troppo diversa. 

 

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