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M20 olivetti

 La M20 è stata la prima macchina  prodotta industrialmente in Italia su progetto di Camillo Olivetti

Un’esposizione di macchine da scrivere 

In mostra alla Rinascente di Torino fino al 26 settembre

Federica Carla Crovella/Simona Destino

#StoriaDiInnovazione. Dice già tanto il titolo della mostra ospitata al piano inferiore della Rinascente di Torino in questi giorni. Sì, perché il termine ‘innovazione’ ha accompagnato tutta l’evoluzione del marchio Olivetti, diventando sinonimo di trasformazione digitale e di stretta relazione tra uomo, industria e tecnologia.

La mostra, disponibile fino al 26 settembre, è piccola e raccolta, ma contiene proprio ciò che gli appassionati di storia e scrittura possono aspettarsi: una serie di macchine da scrivere e di calcolo in esposizione, che regalano un viaggio nelle fasi fondamentali della storia della Olivetti, poster che riproducono le pubblicità più conosciute e altri che propongono un excursus sulla figura femminile nell’azienda.

Abbiamo avuto la possibilità di ammirare i modelli esposti, ma anche di intervistare Enrico Bandiera, direttore dell’Archivio Storico Olivetti: ecco che cosa ci ha raccontato.

Come è strutturata la mostra e quali sono i messaggi che vorreste trasmettere?

«È la seconda iniziativa che l’Associazione Archivio Storico Olivetti fa con la Rinascente, per ricordare l’esperienza di Olivetti all’inizio anni Cinquanta per la nascita del Compasso d’Oro, che è stato ed è ancora oggi il premio di design industriale più importante d’Italia. La Olivetti diede un grande contributo in questo senso, quindi, in occasione della nascita del Museo di Design di Milano c’è stata una collaborazione dell’Archivio Storico Olivetti con la Rinascente, soprattutto di Milano, per creare una serie di eventi che raccontassero questa vicenda. Abbiamo fatto una prima esposizione nel maggio scorso e adesso, fino al 26 settembre qui a Torino.

calcolatore

La mostra espone le macchine più iconiche, molte delle quali sono Compassi d’Oro, cioè premi che la Olivetti vinse nel tempo per il loro design industriale. Ricordiamo per esempio la Lettera 22, il calcolatore elettronico ELEA 9003, la calcolatrice Logos 270; tutte macchine che hanno segnato la storia del design industriale Italiano. Ci sono anche alcuni excursus all’interno dell’esposizione: la storia del marchio, una carrellata di pubblicità Olivetti che hanno segnato la storia, tutte quelle esposte sono realizzate da grandi grafici, tra cui Ettore Sottsass ed Egidio Bonfante, ad esempio, e infine uno sulla rappresentazione della donna nella pubblicità Olivettiana; ovvero con lo stile estremamente rigoroso tipico della Olivetti, ma anche con estrema attenzione alla valorizzazione del ruolo della donna che lavora.

Lettera 22 tricolore

In ultimo esponiamo una Lettera 22 tricolore per celebrare i suoi 70 anni: tra aprile e maggio dello scorso anno è stata venduta in numero limitato, 70 pezzi numerati, alla Rinascente di Milano. Dopo l’esperienza della Lettera 22 tricolore abbiamo pensato di ricolorare la Lettera 32 in azzurro, anche in linea con questa estate importante per lo sport italiano. Alcune delle Lettere 32 azzurre saranno acquistabili».

Sull’interesse e l’affluenza del pubblico che cosa può dirci?

«L’affluenza continua ad essere molto buona, la gente si è mostrata molto interessata, molti ex dipendenti Olivetti sono venuti a visitarla e hanno condiviso le loro storie; tanto che alcuni giovani colleghi hanno detto di aver avuto un bel momento di scambio con loro e di aver imparato molto. Abbiamo potuto accogliere anche tanti ragazzi che non avevano mai visto una Olivetti e che, in questa occasione, hanno potuto provare una macchina da scrivere».

Il marchio Olivetti è #StoriaDiInnovazione

Molto interessante è l’evoluzione dei marchi Olivetti, essi stessi simbolo dell’innovazione della famosa azienda italiana.

Dal primo marchio del 1912 disegnato dal fondatore Camillo Olivetti, “ICO” (Ingegner Camillo Olivetti), impresso sui modelli M1, M20 ed M40, con l’aggiunta del nome Olivetti in corsivo dorato in stile liberty. L’abbondante stile ottocentesco dà un’immagine di società moderna ed avanzata, raccontando l’innovazione dell’azienda nell’arte e nella grafica.

Nel 1934 Xanti Schawinski introduce il carattere Universal Pica in minuscolo, che riscuote un ottimo successo diventando l’immagine della dattilografia.

Giovanni Pintori invece rielabora nel 1947 il logo precedente, introducendo il grassetto e aumentando gli spazi tra i caratteri, viene così accantonato il riferimento alla dattilografia per rafforzare la comunicazione pubblicitaria.

Manifesti pubblicitari

L’intervento dall’architetto e designer Marcello Nizzoli nel 1952 rivoluziona decisamente il logo.

Il nuovo marchio è composto da una “O” in grassetto seguita dalla greca, per indicare la continua crescita, un «inizio senza fine», per un’azienda che gestisce tecnologie avanzate in modo razionale e offre prodotti che consentono di lavorare in modo semplice e preciso.

Dopo dieci anni dal secondo intervento di Giovanni Pintori nel 1960, che ammorbidisce le lettere e riduce la distanza dei caratteri, Walter Balmer ridefinisce il logo con criteri matematici dando vita all’iconico marchio che tutti riconosciamo. Dal 1971 proprio quest’ultimo diventa il logo ufficiale, al quale tutti gli enti del Gruppo Olivetti devono attenersi.

Lettera 32 Italia

Le successive modifiche del 2005 mettono in risalto la “O” più grande e di colore rosso, accompagnata da una scritta in argento più piccola, mentre nel 2009 la “O” viene isolata in un riquadro, per essere ancora modificata nelle sue proporzioni del 2012.

L’ultimo intervento del 2021 vede la “O” di colore verde e la scritta Olivetti rossa, su uno sfondo bianco: con il tricolore, infatti la famosa azienda, è orgogliosa di trasmettere l’importanza del “Made in Italy” affermando la propria riconoscibilità in tutto il mondo: “La mission di Olivetti e del Gruppo TIM è di migliorare la vita delle persone grazie alla tecnologia e per tutto questo c’era bisogno di un segno nuovo.”

La pubblicità e la donna in Olivetti

Sapevate che il primo testimonial delle macchine da scrivere Olivetti è niente di meno che Dante Alighieri?

In un mercato in cui le macchine da scrivere non erano così diffuse, proprio Dante indica in modo autoritario il modello M1, garantendo sia la qualità che l’italianità del prodotto.

Questo manifesto pubblicitario di Olivetti è solo il primo di una serie di campagne vincenti, che comunicano in modo chiaro, semplice ed immediato i valori aziendali.

donna pubblicita Olivetti

Con l’arrivo al timone di Adriano Olivetti, subentrato al padre Camillo, la pubblicità cambia stile, passando attraverso messaggi raffinati, immagini fotografiche e rappresentazioni grafiche più elaborate, introducendo anche la figura della donna.

Erano tante le donne che lavoravano in Olivetti, tanto che il marchio in alcuni dei manifesti più importanti pensando all’utenza racconta la figura della segretaria come principale fruitore della macchina da scrivere. Poi, negli anni, c’è un ulteriore salto di qualità e, in occasione della prima portatile Olivetti, il manifesto pubblicitario non rappresenta più la segretaria, ma la donna lavoratrice emancipata, affermata e indipendente in tutta la sua eleganza. La modella era una lavoratrice della Olivetti.

 

Mappano traslochi

 


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