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Romano Prodi

  Romani Prodi al Salone Internazionale del libro di Torino

 Ha presentato la sua autobiografia

«Siamo tutti bravi a parlare con San Francesco ma è con il lupo che  è difficile» 

Chiara Mingrone

Al Salone del Libro arriva l'autobiografia di Romano Prodi, scritta dallo storico Mario Ascione. In “Come è strana, la mia vita” il due volte Presidente del Consiglio e fondatore dell’Ulivo racconta le sue vicende personali intrecciandole con i grandi avvenimenti degli ultimi trent’anni di politica.

La presentazione si è svolta con la collaborazione di Gustavo Zagrebesky che ha colloquiato con l’amico di lunga data Prodi su alcuni dei temi centrali del libro.

Un’ampia parte del dibattito è stata dedicata al tema del “divisivo”.

«Molte volte sei stato accusato di essere diviso» ha incalzato Zagrebesky. «Diviso vuol dire avere idee forti e in un periodo in cui il compromesso è di moda diventa difficile accettarlo, ma divisivo non è l’opposto del dialogo. Colui che è divisivo distruttivo è un problema per la democrazia ma chi rimane fermo sulle proprie idee per costruire no, perché arriva comunque ad una soluzione, e l’Europa come mercato unico, l’Ulivo e il dialogo con la Libia sono degli esempi» ha ribattuto Prodi.

Nel libro uno degli argomenti centrali è la politica estera e i rapporti di Prodi con le potenze straniere

«Qualche anno fa quando insegnavo negli Stati Uniti ed in Cina molto studenti mi chiedevano di parlare all’Europa; quello strano enclave di paesi che si sono uniti per un fine comune. Ma, da un po’ di tempo questo interesse è scemato perché, purtroppo, l’Europa non è più al centro della scena geopolitica, divorata dai suoi dissidi interni. Eppure gli europei vogliono un continente unito politicamente é economicamente; le manifestazioni in Polonia e i risultati delle amministrative lo dimostrano».

«Eppure molti criticano, e hanno criticato, le sue posizioni rispetto all’allargamento dei confini europei ai paesi dell’ex blocco comunista e alla moneta unica» ha sottolineato il costituzionalista.

«Quando sono diventato presidente della commissione europea avevo tre obiettivi: la moneta unica, una maggiore inclusione dei paesi dell’est Europa e una Costituzione unica così da passare da un sistema unanime ad uno maggioritario. Due di questi obiettivi sono riuscito a raggiungerli. Per quello che riguarda l’ex blocco sovietico c’è ancora tanto da fare ma, sono sicuro, che paesi come l’Ungheria e la Polonia si allineeranno presto ai paesi occidentali perché è quello che il popolo vuole, non fossero entrati in Europa ora si ritroverebbero nella stessa situazione della Bielorussia. Per quello che riguarda la moneta unica è stata una scelta necessaria. È stato l’unico modo per evitare che l’Italia andasse alla deriva e svalutare la lira è stato necessario per entrarci, il problema è stato, casomai, successivo  quando si è avuto una liberalizzazione dei prezzi voluta dal governo Berlusconi e questo è avvenuto solo da noi è in Grecia» ha risposto Prodi.

Nel libro si affrontano questi ed altri temi che hanno tutti alla base la necessità di una diplomazia forte perché «siamo tutti bravi a parlare con San Francesco ma è con il lupo che  è difficile».

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