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 Storia di un quotidiano da battaglia

Raccontata in un romanzo, presentato al Salone del libro, dai suoi cronisti

Flavia Sandrone

Lo storico Giovanni De Luna e Marcello Sorgi, che deve all’Ora la sua formazione, hanno presentato, al Salone del libro di Torino, la seconda edizione de l’Ora Edizione Straordinaria,  un piccolo quotidiano siciliano che stampò per la prima volta, in prima pagina, la parola mafia quando negli anni Cinquanta se ne negava l’esistenza.

Nel 1958 una squadra di otto coraggiosi giornalisti, oltre a scrivere nome e cognome sotto ai loro articoli decise di metterci la faccia. Una fotografia era la testimonianza che costoro non avevano paura. Dopo le varie inchieste, la mafia mise una bomba e l’inchiesta superò le quindici puntate e dopo quattro anni nacque l’antimafia.

«Questo libro è un atto d’amore verso i giornalisti e verso la zona franca di Palermo - ha affermato Marcello Sorgi - frutto dell’amore e della comunità che si era consolidata. Della Sicilia possiamo parlare di sicilianità, ossia di quella dimensione di appartenenza a delle identità locali che resistono alla globalizzazione.  Le identità locali, ad esempio, sono difficili da definire perché hanno una doppia valenza: la prima vittimista/indulgente e la seconda si può spiegare partendo da una citazione dello storico Denis Smith, il quale afferma che la sicilianità si modifica nel tempo, partendo dagli errori del passato si può cambiare il presente».

L’Ora tratta, anche, delle malefatte della politica. Raccontando dei flussi di denaro che da Roma arrivavano in Sicilia. Proprio in un libro "La testa ci fa dire" di Marcello Sorgi si parla di “sicilitudine” e Merlo commenta che essa non esiste «parlare della sicilitudine è come parlare della pasta con le sarde».  Inoltre, la Sicilia è al centro del dibattito nazionale non solo per la questione della mafia ma anche per quella della fame. Le donne si contendevano addirittura l’acqua per la pasta, non la pasta stessa.

Sorgi Deluna

Nel 1950-1960 l’Ora è il quotidiano della famiglia Flora di proprietà del PC e per far accettare la democrazia, come qualcosa per impegnarsi e morire, deve suscitare il radicamento nei cuori degli Italiani. Per tenere insieme i valori e gli interessi, ci furono delle battaglie per rompere l’atomismo siciliano e scoprire la collaborazione e la solidarietà. L’Ora era trainante per la Sicilia, non poneva fatti ideologici, un esempio può essere l’atteggiamento della Chiesa che era accorto nei confronti della mafia e che quindi si dovevano rassegnare i cittadini.

Un altro fatto che fece storcere il naso al PC fu una fotografia in prima pagina dei carri armati in Ungheria, nel 1956 e il direttore Nisticò rispose «prima vengono le informazioni, le notizie e poi viene il PC». Per non parlare delle occupazioni nelle scuole da parte degli studenti nel 1968 e l’atteggiamento dell’Ora fu problematico perché provò simpatia per questi giovani che manifestavano.

Il Direttore de La Stampa, Massimo Giannini ha ricordato l’importanza di questo giornale che ha spianato la strada a numerosi giornalisti:

«Marcello ci conosciamo da anni. Io sono entrato a Repubblica a ventisei anni, nel 1987 ed ho conosciuto tanti colleghi che avevano precedentemente collaborato con L’Ora. Una forte consonanza dell’Ora alla professione giornalistica con la direzione di Nisticò, tanto da renderlo vicino all’esperienza di Repubblica e che ha avuto la stessa funzione. Quelli che hanno lavorato per l’Ora sono passati a Repubblica e poi alla Stampa - ha ricordato inoltre, che l’Ora è stato un fattore di rinnovamento della Sinistra - L’Ora era diventata un’innovazione politica, perché svecchiava la sinistra. La Sicilia di allora era molto chiusa e l’Ora ha realizzato inchieste, ha tirato fuori la verità, ha avuto il coraggio di farlo, rappresentando l’eccellenza giornalistica che si carica di maturazione giornalistica. Non a caso sia per Scalfari che per Nisticò i giornali dovevano essere delle scuole di giornalismo. Una generazione usciva e l’altra entrava. Nisticò spiegava ai suoi collaboratori come fare le interviste nella Sicilia di quegli anni. Ho fatto per vent’anni l’allenatore di una squadra di serie B che sognava di giocare in serie A».

Questo è un punto cardine del discorso. Mai arrendersi anche di fronte ad un muro.

 

 

 


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