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Mario Rigoni Stern

  Mario Rigoni Stern

 E' stato uno dei più grandi narratori del '900

Uomo di cultura, ha saputo penetrare gli animi e i cuori di chiunque, ami l'intelligenza, la cultura, la buona scrittura e l'ambiente

na.ber.

«La memoria è necessaria, dobbiamo ricordare perchè le cose che si dimenticano possono tornare: è il testamento che ci ha lasciato primo Levi» ripeteva Mario Rigoni Stern - il grande scrittore, autore di opere memorabili come "Il sergente della neve", "Il bosco degli urogalli", "Uomini boschi e api", "Amore di confine" e molti altri ancora - che oggi 1 novembre, avrebbe compito 100 anni. 

Rigoni Stern, nato ad Asiago - dove è morto nel 2008 -  terzogenito di sette figli, è stato uno dei più importanti  narratori del Novecento. Un appassionato difensore della natura, convinto fautore del fatto che l’ambiente naturale dovrebbe essere insegnato ai bambini sin dai primi anni di scuola. Nel suo libro "Arboreto salvatico" ha dedicato un capitolo ad ogni albero, intrecciando la conoscenza naturalistica a storie di caccia e di guerra. Attuale più che mai, ha invitato i suoi contemporanei - ma l'invito vale oggi come allora -  a fermare il consumo di suolo, la diffusione della plastica, l’inquinamento dell’acqua e dell’aria.

Sono tante e importanti le ragioni per rileggere questo grande autore, soprattutto i suoi messaggi di sconcertante attualità.

Primo fra tutti il dovere della memoria «Dobbiamo ricordare, anche se facendolo torneranno incubi e orrore, sia per dare voce a chi è scomparso in guerra o nei lager sia perché valga come monito per il futuro», perché se ciò che è stato non viene raccontato e ricordato, quelle tragedie potranno ripetersi.  Un dovere privo di prediche o retorica, solo fatti, perchè per capire l’orrore è necessario conoscere e non dimenticare la storia.

Fondamentali le sue pagine dedicate alle montagne. Quelle montagne dov'era nato e cresciuto, aspre e nello stesso tempo dolci dell’Altipiano di Asiago. Quelle della privazione della libertà e della sofferenza. Quelle dell’ultimo lager dei suoi venti mesi di prigionia in Austria, tra i boschi e le montagne della Stiria, dove aveva lavorato con altri prigionieri nell’imponente miniera scavata sul monte Erzberg. 

Di questo grande narratore del secolo scorso va ricordata anche l’etica civile: anche se la vita di ciascuno di noi è destinata a finire, la vita deve essere vissuta sempre e comunque con dignità e sobrietà. L'amore per la libertà deve camminare di pari passo con il senso di responsabilità verso gli altri.

Quando Rigoni Stern incontrava i ragazzi nelle scuole, il messaggio che lasciava era sempre chiaro e preciso:  leggere, giocare all’aria aperta e, soprattutto, non perdere tempo in cose futili «Metteteci passione in tutto ciò che fate; ragionate con la vostra testa e imparate a dire di no; siate ribelli, difendete sempre la natura e i più deboli; non siate conformisti e non accodatevi al carro del vincitore; siate forti e siate liberi, altrimenti quando sarete vecchi e deboli rimpiangerete le montagne che non avete salito e le battaglie di civiltà che non avete combattuto».

Il suo messaggio è un vero e proprio vaccino contro la superficialità, la banalizzazione del linguaggio e dei problemi. Un esercizio della ragion critica, senza se e senza ma.

Valori e principi raccontati sempre in maniera nitida, senza retorica, con parole semplici ma precise e con grande chiarezza lessicale. 

Credits: www.wikipedia.org 

 

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