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libro angelo corbo

 

Libro-intervista ad Agelo Corbo, sopravvissuto all'attentato

Era membro della scorta del giudice Giovanni Falcone ucciso il 23 maggio 1992 

Cominciamo da oggi una rubrica dedicata ai libri. Ogni mese ve ne proporremo uno da leggere.

Se i lettori hanno suggerimenti da darci sono, ovviamente ben accetti.

Il libro proposto è "Strage di Capaci, paradossi, omissioni e altre dimenticanze", intervista di Domenico Bilotta, a cura di Sergio Tamborrino. Diple Edizioni - Terza ristampa, 125 pagine.

Nato negli anni Sessanta nel quartiere Noce di Palermo, Angelo Corbo ha frequentato la scuola primaria "Edmondo De Amicis", in cui è stato vittima di bullismo, e la scuola media "Principessa Elena di Napoli". 

I suoi genitori, originari di Canicatti, temevano l'ambiente palermitano: nonostante la tendenza ad isolarlo, lo hanno educato a rigorosi valori morali e di legalità. 

Ha prestato il servizio militare nella Polizia e nel 1987 diventato agente, è stato assegnato  alla sorveglianza dell'abitazione di Sergio Mattarella. Successivamente è passato alla scorta di Giovanni Falcone.  Il 23 maggio 1992 era proprio su una delle auto della scorta e si è miracolosamente salvato.

Dopo la strage di Capaci ha ottenuto il trasferimento alla Polizia Scientifica.

Ora prosegue la battaglia contro la mafia portando la sua testimonianza nelle scuole.

Sinossi:

Angelo Corbo, agente di scorta di Falcone a distanza di tempo, nel suo libro, evidenzia alcuni aspetti ancora oscuri della strage di Capaci. A cominciare dalla decisione dello Stato di dimezzare scorta e attrezzature di protezione. La convinzione nasceva dal fatto che per Falcone, dopo il suo trasferimento da Palermo a Roma, il pericolo di un attentato fosse attenuato. Ma così non fu, come ci insegna la cronaca.

La minor protezione fornita in quel periodo alla persona a maggior rischio d'Italia, getta un'ombra su tutta la vicenda. Ma, certo non è l'unica. Corbo racconta, uscendo da riserbo di altre stranezze che hanno accompagnato una delle vicende più tragiche  degli anni '90 del secolo scorso. Dalla valigetta di Falcone scomparsa al rullino di un fotografo professionista, giunto sul luogo della strage pochi minuti dopo, sequestrato da sedicenti poliziotti e mai arrivato nel fascicolo delle indagini . 

I mafiosi autori della strage e i complici fuggono dopo il terribile boato, come ricordano i pentiti, e quindi occorre cercare in altre direzioni per dare un volto ai responsabili e, allora, tornano alla mente le parole del pentito Gioacchino La Barbera, che racconta come vi fossero uomini estranei alla mafia nei preparativi all'attentato. Qualcuno che era sul luogo e cercava qualcosa fra le rovine dell'esplosione e, quindi, molto probabilmente  non gradiva che il suo volto finisse impresso su una pellicola.

In un capitolo del libro è la moglie di Angelo a ricordare l’altra parte di quella giornata: quella di chi è a casa sapendo il grave rischio del lavoro della scorta, gli attimi e giorni successivi la strage.

E' la storia umana e professionale, di un agente  sopravvissuto. Un libro che riprende il filo di una memoria che rischiava di sbiadirsi  e che, come i lettori potranno scoprire passo passo apre squarci su alcuni aspetti ancora oscuri della strage di Capaci e della protezione di Giovanni Falcone. Una testimonianza che aiuta a capire il lavoro faticoso degli agenti di scorta, la necessità assoluta di una preparazione professionale sempre al passo con i tempi per garantire  l’incolumità di chi è sottoposto, proprio perchè compie semplicemente il proprio dovere,  al rischio. Ma il libro di Corbo è anche un contributo prezioso sulle motivazioni con cui le grandi scelte si riverberano sulle vicende quotidiane di chi opera in contesti mafiosi. 

Ho scelto questo libro perché……

Ho avuto la possibilità di conoscere personalmente Angelo Corbo e di ascoltarlo e mi sono sentita orgogliosa di questa Italia, di persone che fanno il proprio lavoro considerandolo un dovere morale, uomini che raccontano della Mafia e del dolore che hanno attraversato, per avvicinarci agli ideali della legalità e della giustizia.

Per leggere il racconto di queste serate: http://www.nonsolocontro.it/2019/01/quattro-giornate-per-la-legalita-e.html

Angelo è un sopravvissuto, come racconta lui stesso in questo libro-intervista: un uomo che non si è tirato indietro quel maledetto 23 Maggio e ha guardato negli occhi il Giudice Falcone subito dopo l'attentato; con coraggio, dopo aver visto l'inferno su quell'autostrada, scioccato e ferito, era disposto a difendere Falcone fino alla fine. 

È un uomo che ha sofferto la perdita dei colleghi e dell'uomo che avrebbe dovuto proteggere.

In quel vile attentato morirono Il Giudice Falcone, la moglie Francesca Morvillo, gli agenti di scorta Antonio Montinaro, Rocco Di Cillo, Vito Schifani.

Con Angelo si salvarono gli agenti della scorta Paolo Capuzza e Gaspare Cervello, l’autista giudiziario Giuseppe Costanza 

Forse quel giorno l'Italia cominciò a svegliarsi e comprendere quanto importante fosse il lavoro svolto nel maxi-processo dai Giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Ma non bastò: solo due mesi dopo anche Borsellio morì nell'attentato di via D'Amelio.

Una cosa che mi ha particolarmente colpito nella narrazione è stata la sparizione della valigetta di Giovanni Falcone e delle prime fotografie scattate da un civile intervenuto sul luogo della strage, cosa di cui non avevo mai sentito parlare, una sparizione che si è verificata anche nel rapimento di Aldo Moro e di Paolo Borsellino.

Sarà una semplice coincidenza?

 
 

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