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 I lavori, e i successi, di Samir Fennane

«Il mio sogno? La regia. Ma prima c'è la scuola di finire»

Luigi Benedetto

C'è chi usa una macchina fotografica per immortalare la pasta che ha nel piatto. Chi la usa per lavoro («Amici dello sposo, amici della sposa... i piccoli davanti e quelli alti dietro»), chi per fissare nel tempo luoghi e persone. La si può usare in mille modi. E c'è anche chi riesce a trasformare le immagini in poesia, e l'essenza e l'anima dei luoghi e delle città in video. Lo fanno i fotografi affermati, e lo fa anche chi così affermato ancora non è, data la giovane età, ma ha tutte le carte in regole per diventarlo, date le capacità che sta dimostrando. 

Samir Fennane ha 18 anni: vive a Torino, e frequenta il quinto anno del liceo artistico: «Una scelta fatta perché ero interessato all'architettura, e pensavo che fosse quella la mia strada...». E invece nella sua vita capita una macchina fotografica prestata da un amico, con la quale realizza i primi video. Quasi per divertimento. Ma il divertimento diventa passione, e un veicolo per esprimersi. Che lo porta a realizzare, iniziata la prima superiore, un video sulla sua città, Torino, dal titolo “My city, my home”.

Il video si rivela un successo notevole, quasi inaspettato, e che traccia la differenza tra i volenterosi e i predestinati. I volenterosi ricevono, per quello che fanno, complimenti. I predestinati una telefonata che può cambiarti la vita. La sua telefonata arriva da Clio Make Up (un nome che magari dirà poco ai signori uomini, ma che farà saltare sulla sedia donne e ragazze) che, visto il suo lavoro, lo vuole con sé per realizzare i propri video, e lo invita ad inviargli un curriculum, con tanto di titoli, lauree, esperienze, master e quant'altro:

«Ma io facevo prima liceo... non avevo grossi titoli da vantare». Non ha titoli ma ha la passione e la capacità. E bastano quelle. Ma ha anche – solo – 15 anni. Ne servono almeno 16, per poter lavorare con loro: «Non ti preoccupare. Ti chiamiamo il prossimo anno». Una di quelle frasi che, come la più celebre: «Le faremo sapere», spesso indica la fine prematura di un'avventura mai nata. E invece, un anno dopo, quella telefonata arriva: «Mi volevano a Milano cinque giorni a settimana. Ma ho dovuto rifiutare. Avevo la scuola da finire». E con quella telefonata arrivano anche le prime interviste sui giornali, il suo nome inizia a circolare.

Samir continua a fare video, ad imparare, a provare e riprovare. A trasformare in set le sue vacanze, le sue uscite per la città. A Firenze, a Ciriè (in notturna). Un'estate visita Napoli, con mamma Ivana (volto noto a Leinì per la sua lunga militanza alla materna di via Atzei) e ne ricava un video. Che posta. Una bella mattina, a scuola, scopre che quel video ha fatto il botto.

Gli arrivano, nel giro di poche ore, un migliaio di commenti su Messanger. Il video  rimbalza di sito in sito, da testata giornalistica in testata giornalistica, da blog in blog, fino ad arrivare anche alla società che trasmette i video alle stazioni della metrò napoletana. Quel filmato, assieme alla sua intervista, diventa una presenza fissa per diversi mesi nelle stazioni. La società, poi, lo chiama per realizzare altri lavori, su musei e altri angoli della città: «Due settimane intense ma divertenti, importanti sia dal punto di vista lavorativo, sia dal punto di vista umano», spiega. 

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Nel suo futuro non c'è più la facoltà di architettura, ma la regia:

«Ma prima ancora c'è il liceo da finire – sottolinea – E poi sì, il mio sogno è quello. Mettendo i soldi da parte ho comprato una macchina fotografica più funzionale, e quando mi servono attrezzature più professionali le affitto. Fino ad ora sono stato un videomaker, cioè colui che in questo mondo fa un po' di tutto, ma voglio specializzarmi. Per questo quando capita qualche lavoro particolarmente importante, preferisco rinunciare a parte del guadagno, affidando alcune operazioni ad altri ragazzi per potermi concentrare sulla regia».

Lo sa, Samir, che la strada è ancora lunga. Ma sa anche di avere la determinazione, la passione e le capacità che possono fare la differenza. Che faranno la differenza. 


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