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santo graal

 

 Storia di un "gioco" preso molto sul serio 

A realizzarlo è stato Mariano Tomatis

Luigi Benedetto

Era l’estate del 1984. A Livorno andava in scena uno scherzo destinato a fare rapidamente il giro del mondo, mettere alla berlina esperti e critici d’arte e far sobbalzare il mondo della cultura: il ritrovamento, in un canale, di tre “teste” attribuite a Modigliani, certificate dagli esperti ma in realtà realizzate da tre ragazzi con un trapano Black&Decker. I tre, qualche settimana più tardi (dopo che quasi tutti i critici avevano certificato la bontà delle opere, erano state organizzate mostre, promossi convegni e si era gridato al miracolo), avevano candidamente confessato lo scherzo (che aveva rovinato più di una carriera).

Anche la Provincia di Torino vanta qualcosa di simile. Nel 1989 esce nelle sale italiane il film “Indiana Jones e l’ultima crociata”. Tra i tanti spettatori che seguono le gesta di Harrison Ford/Indiana Jones, impegnato nella ricerca del Santo Graal, anche Mariano Tomatis. È un ragazzo di Torino. Si interessa di illusionismo e parapsicologia, collabora con il Cicap e con il Circolo Amici della Magia di Torino, scrive su riviste del settore. Resta affascinato dalla storia di quel calice, e decide di saperne di più. Ma si accorge che la letteratura sull’argomento è oltremodo vasta. Il Graal, a seconda dell’autore, si trova a Torino, o a Glantonsbury, o a Rosslyn, o a Valencia. E allora, in questo marasma, decide di metterci del suo.

mariano tomatis

Dopo aver speso un po’ di tempo in ricerche, storiche e geografiche, nel 1996 dà alle stampe un libretto intitolato “Il Santo Graal a Torre Canavese”. In buona sostanza racconta l’ipotetico viaggio del calice, spiegando che era stato preso ai Templari da Guglielmo VI di Monferrato, e custodito prima a Ivrea, nella chiesa di Sant’Ulderico, e poi, per garantire maggiore sicurezza, a Torre. Il libro è ricco di dettagli, di particolari, di ricostruzioni ma è, soprattutto (come lo stesso autore spiega in un capitolo) un gioco. Un gioco che dimostra come, prendendo elementi veri, inserendoli in una storia verosimile, cucendo il tutto con una buona capacità dialettica e qualche trucco, si può rendere credibile anche una vicenda inverosimile come la presenza del Graal in un paese del Canavese. Ma è un gioco che viene preso dannatamente sul serio. Al punto che in poco tempo al sindaco di Torre arrivano richieste di novelli Indiana Jones che chiedono l’autorizzazione per poter scavare in questo o quel punto per riportare alla luce il Graal. Che il libro diventa oggetto oggetto di articoli, incontri, convegno, recensioni entusiaste che prendono il tutto come oro colato. L’ennesima prova che molti credono a ciò che vogliono credere, e non a ciò che è vero, come dimostrano molte delle fake news che circolano in questi tempi.

 

libro tomatis

 

Quando questo momento così drammatico sarà alle spalle, e quando sarà possibile tornare a spostarsi senza problemi da un posto all’altro, mettere in calendario una gitarella a Torre è ampiamente consigliato. Non per cercare il Graal, ovviamente. Ma per ammirare il museo a cielo aperto costituito dal suo centro storico, dove le case ospitano, sulle pareti esterne, decine e decine di quadri realizzarti, nel corso degli anni, da artisti delle ex repubbliche sovietiche, e donati alla città.

 

quadro torre


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