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piramide

 Continua il nostro viaggio nel Cimitero Monumentale

Alla scoperta di monumenti, storie, curiosità e personaggi che raccontano Torino

Mariaelena Spezzano

La famiglia Falletti di Barolo fu una delle più importanti dell’aristocrazia piemontese, le cui origini sono da collocare nel Medioevo astigiano.

Divenuti ricchi commercianti, i marchesi acquistarono il feudo di Barolo e ne acquisirono il titolo.

tancredi colbert

L’ultimo esponente della famiglia, Carlo Tancredi, era il tesoriere dell’impero sotto Napoleone Bonaparte. Fu durante un soggiorno a Parigi che conobbe sua moglie, Juliette Colbert, altrimenti nota come Giulia di Barolo. Dopo la caduta di Napoleone i due coniugi tornarono a Torino e andarono a vivere nel Palazzo Barolo in via delle Orfane, dove iniziarono la loro grande opera di benefattori. Essi rivolsero il loro interesse soprattutto verso le moltissime famiglie che in quegli anni lasciavano le campagne per recarsi in città alla ricerca di condizioni di vita migliori, dove i genitori andavano a lavorare e i figli, rimanendo incustoditi, stavano per strada diventando facili prede della delinquenza. Per fronteggiare questo problema il marchese allestì una scuola nello spazioso atrio del suo palazzo e cominciò ad accogliere, vestire, nutrire, ma soprattutto istruire questi bambini. Sì, perché fu proprio l’istruzione, sinonimo di riabilitazione, prevenzione dalla delinquenza quindi mezzo di elevazione sociale, una costante nei progetti dei marchesi.

istituto sant anna

Poiché lo spazio nel palazzo cominciò a rivelarsi insufficiente in seguito al considerevole aumento di questi ragazzini, nacque l’idea di creare vere e proprie scuole. Una tra queste, la scuola delle suore di sant’Anna che ancora oggi sorge in via della Consolata all’angolo con corso Regina Margherita, fu fondata e finanziata dai marchesi di Barolo, che sono considerati tra i primi fondatori di scuole private.

Importante sarà inoltre l’intervento di Juliette Colbert nelle carceri femminili. Si dice che da Palazzo Barolo dove, appunto, abitava, sentisse le urla dei detenuti nelle carceri proprio nei pressi di casa sua. Così, dopo averle visitate ed averne appurato lo stato pietoso e l’assoluta promiscuità tra uomini e donne, scrisse una proposta di riforma al re di Sardegna, che la accolse e investì la marchesa della carica di sovrintendente alle carceri del regno di Sardegna.

Giulia di Barolo

Colbert si occupò delle detenute donne: le visitava, le istruiva e insegnava loro un mestiere. Dalla vendita dei prodotti che queste donne realizzavano nelle carceri, lei conservava due terzi dei proventi, mentre un terzo restava a loro. Così facendo, una volta uscite di prigione esse avevano un’istruzione e un lavoro, ma soprattutto un capitale; infatti, i due terzi conservati dalla marchesa venivano messi da parte per quando le detenute sarebbero tornate in società. Qualora, invece, non fossero pronte per questo passo, la marchesa fece costruire un edificio finalizzato ad ospitarle, attualmente esistente in via Cigna nei pressi del rondò della Forca, intitolato “Opera pia Barolo” e costruito intorno al 1830 con i soldi del loro patrimonio, poiché non avevano figli. Oggi questa struttura è ancora gestita dalla fondazione “Opera pia Barolo” ed è un co-housing, all’interno del quale San Giovanni Bosco iniziò la sua opera e vicino a cui fondò la basilica di Maria Ausiliatrice.

Negli anni in cui era in corso la delibera per la creazione del cimitero generale, Carlo Tancredi era il sindaco di Torino, ma non si limitò a partecipare a questa decisione, bensì regalò anche 300 mila lire pagando quasi completamente il costo del campo primitivo per la realizzazione del cimitero, che ammontava a 325 mila lire. Non a caso il piazzale antistante l’ingresso principale di corso Novara è intitolato a lui.

chiesa santa giulia

Dopo la morte del marchese avvenuta a causa di un’epidemia di colera nel 1838, la moglie, deceduta circa trent’anni dopo, promosse la riqualificazione urbana e sociale di tutta l’area, allora malfamata, di Vanchiglia, e la costruzione della chiesa di Santa Giulia, dove volle essere tumulata. In virtù del suo ruolo di benefattrice, né è in corso il processo di beatificazione.

 


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