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Gran Madre Torino

 Tra le infinite leggende sulla città

 Una teoria propone che la Gran Madre custodisca il sacro calice utilizzato da Cristo nell’ultima cena

Ilaria Cavallo

Cacciatori di tesori, oggi vi raccontiamo di una delle più famose leggende che circolano su Torino che potrebbe accendere il desiderio di qualcuno di lanciarsi in una spedizione alla Indiana Jones senza dover infrangere il confinamento imposto dall’attuale DPCM.

La storia di oggi ci porta alla ricerca di uno dei manufatti più ricercati nella storia della cristinità, ovvero il Santo Graal, la coppa che si dice sia stata utilizzata da Cristo durante l’ultima cena per consacrare il vino e con la quale in seguito Giovanni d’Arimatea abbia raccolto il suo sangue durante la crocifissione.

Nel corso dei secoli si sono susseguite intere campagne per la ricerca di questo mitico manufatto, e la sua fama è stata tanto grande da aver ispirato la fantasia di numerosi autori (basti pensare all’importanza della caccia al Graal portata avanti da re Artù nelle leggende del ciclo arturiano o al ben più recente best seller Il codice Da Vinci di Dan Brown).

Tra le ipotesi più disparate, si mormora che la coppa sia in realtà nascosta a Torino e che in favore di ciò ci siano più segni ad indicarne la posizione.

santo graal coppa torino nonsolocontro

Luogo prediletto come casa dal Graal è la Gran Madre di Dio, forse la più nota chiesa cattolica della città proprio per il suo legame con l’esoterismo. In molti pensano che la coppa sia conservata da qualche parte al suo interno: c’è chi ipotizza che sia sepolta nei sotterranei o chi ancora che sostiene sia nascosta dentro una statua.

Un’altra teoria vede invece come protagoniste le due statue scolpite da Carlo Chelli poste all’ingresso della Gran Madre raffiguranti due donne, la Religione a destra e la Fede a sinistra. Ebbene, tra queste la Fede leva alto un calice mentre osserva un punto indefinito nell’orizzonte, e in questo gesto c’è chi vi ha visto un riferimento al Graal nascosto in un luogo indicato proprio da quello sguardo.

Sempre a proposito di sguardi e statue, un’indicazione della sua presenza in città è anche ipotizzato il grande Monumento al Traforo del Frejus ubicato in piazza Statuto che ha da sempre acceso gli animi degli occultisti che tutt’ora continuano a vede nell’angelo sulla sua sommità Lucifero, l’angelo caduto scacciato dal Paradiso. L’etimologia del nome Lucifero è “portatore di luce”, e per alcuni quest’elemento è connesso con il concetto di conoscenza, quella stessa conoscenza identificata con il ritrovamento del Graal e contrapposta alla fede cieca e assoluta.

piazza statuto

Conoscenza rappresentata dall’angelo da una parte e la Fede davanti alla Gran Madre dall’altra formano un binomio singolare, ed è forse per questo che tra i torinesi c’è chi ipotizza l’ubicazione della coppa all’incontro tra gli sguardi delle due statue.

Questa diceria è così forte da aver ispirato alcuni intellettuali a porsi domande, come la giornalista e scrittrice Giuditta Dembech, autrice di diverse pubblicazioni di tematica spirituale ed esoterica. In Torino città magica dedica un intero capitolo al rapporto tra Torino e il Graal in cui si chiede anche se forse si possa davvero trovare in città non come oggetto fisico ma come una sottile conoscenza che vi aleggia.

«In tutti questi anni, dopo aver divulgato le notizie di un legame fra la città di Torino e il Graal, e soprattutto, fra la chiesa della Gran Madre e il Graal, ho ricevuto centinaia di lettere da persone più o meno lucide mentalmente.  […] Insomma, si è scatenata la giostra delle ipotesi più strampalate. Il Graal è un simbolo immateriale, nessuno l'ha mai più custodito o catturato. Escludiamo dunque l'ipotesi di un Graal sepolto o murato da qualche parte, a Torino o altrove. [...] Come simbolo in effetti, potrebbe trovarsi a Torino, come oggetto no!».

Le voci sono molte ma di fatto ancora nessuno si è davvero cimentato nella ricerca di questo reperto di inestimabile valore scomparso da più di duemila anni.

Noi qualche indicazione sui luoghi caldi per la ricerca ve lo abbiamo suggerita dunque, aspiranti investigatori, ora tocca a voi.

Credits: cicap.org


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