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giusy roma

Lungo l'affascinante via Francigena

 Il suggestivo racconto dei protagonisti, Giuseppe Vottero e Giusy Chieregatti. Note e consigli per altri ardimentosi

980 chilometri in bicicletta - da Caselle a Roma - il lungo viaggio di Giuseppe Vottero e Giusy Chieregatti lungo la via Francigena. Un percorso effettuato con circa 8000 metri di dislivello tra le diverse tappe, effettuato in soli 14 giorni.

Una vera e propria impresa che lasciamo raccontare a Giuseppe.

«Le idee nascono un po’ per caso, i cammini storici stanno diventando di moda e il più famoso, quello di Santiago, è un sogno nel cassetto. Troppo impegnativo, soprattutto considerando che mi piacerebbe farlo “senza trucco e senza inganno” per rispettare lo spirito dell’epoca. I pellegrini nel Medioevo mica andavano a Roncisvalle in treno!

Quindi Santiago da Caselle rimarrà, penso per sempre, un sogno!

Poi abbiamo iniziato a sentir parlare della via Francigena, perbacco! Il pellegrinaggio a Roma, nel Medioevo doveva essere ben più frequentato che a Finisterre!

Un’amica è partita nel 2019 in bicicletta e regolarmente, ogni tappa, mi mandava foto e brevi commenti. Al suo ritorno, l’ho praticamente assalita per avere informazioni e ho scoperto che esisteva un sito ben fatto e una solida organizzazione, con tracce GPS differenziate sia per pellegrini a piedi che per ciclini (così con un po’ di invidia e disprezzo ci chiamavano i camminatori!) e una bella rete di ostelli e B&B.

Alla mia proposta, la mia compagna di viaggio e di vita ha avuto delle riserve (molto condivise) sulla tenuta, quindi non ci restava che fare chilometri per preparaci al meglio. Abbiamo passato i fine settimana estivi in sella a far girare le gambe e a metà settembre, siamo partiti con le bici da Caselle con più dubbi che certezze.

giusy casa

Sapevo che sarebbe stata dura, ma almeno la notte della prima tappa dovevamo passarla da re! Pernottiamo nientemeno che ospiti in una torre di un castello medioevale a Palestro (proprio quello della battaglia...). Primi 100km già andati e oramai fuori regione, non si torna più indietro!

La nostra idea era quella di superare il tratto padano, forse il meno interessante, il più velocemente possibile e così è stato anche se il paesaggio agreste e le città attraversate (Pavia, Piacenza, Fidenza) ci hanno regalato piacevoli sorprese.

Il terzo giorno arriviamo ai piedi del passo della Cisa, confine tra Emilia e Toscana. Dormiamo in un ostello, per la prima volta in compagnia di altri pellegrini e il mattino dopo si parte alla volta di Berceto per quella che si rivelerà la tappa più dura. Il percorso fino ad ora si era svolto su strade secondarie poco trafficate, adesso, purtroppo dobbiamo pedalare su una frequentatissima statale, che per nostra sfortuna percorriamo di domenica e scopriamo che nei fine settimana si trasforma in una pista dove i (molti!) motociclisti locali la trasformano in un circuito dove andare a fare le “pieghe”.

giusy cisa

Incolumi ma stanchi e spaventati arriviamo a Berceto, dove il giorno dopo, molto facilmente passiamo la Cisa e scendiamo per un tratto la Toscana passando Pontremoli e facciamo tappa a Sarzana, unica città ligure del percorso.

Pensavamo, pedalando sul lungomare di Forte dei Marmi, quanto sarebbe bello fermarci, metterci il costume e andare a fare il bagno, ma per risparmiare peso sui bagagli (!) i costumi sono rimasti a Caselle! Di necessità virtù, si arriva un po’ prima a Lucca e si ha più tempo a visitarla. Qui facciamo veramente i turisti, rilassandoci con una birra al cospetto della magnifica cattedrale.

Giusy radicofani

Da questo momento ci aspettiamo le meraviglie della tanto decantata campagna toscana e difatti non restiamo delusi a parte il fatto che l’ostello che avevamo prenotato a San Miniato, scopriamo, si trova a 100 metri di dislivello sotto il paese (che come tutti i borghi toscani che si rispettano è su un colle) lungo un sentiero non pedalabile. Quindi, fatichiamo a salire al paese, ma fatichiamo anche a scendere e risalire il giorno dopo per riprendere il cammino. La serata per fortuna è passata allegramente con una compagnia veramente internazionale: brasiliana, slovena, irlandese e naturalmente toscana!

Da qui in poi le tappe si sgranano velocemente come un rosario, San Gimignano, Monteriggioni, Siena, la val d’Arbia, San Quirico e Radicofani dove ci fermiamo per veder passare il giro d’Italia femminile: loro sì che viaggiano!

Scendendo da Radicofani, siamo veloci anche noi, una lunga discesa ci porta a Ponte a Rigo, forse l’ultimo avamposto toscano prima del Lazio. Anche qui arriviamo nel momento sbagliato! È domenica e l’unico locale pubblico, un bar che evidentemente lavora sul passaggio feriale, è chiuso. Riusciamo a rimediare due piatti di pasta da scaldare nel microonde dell’ostello ricavato nel sagrato della chiesetta locale. Il posto è splendido e va bene così. Il mattino dopo il bar sarà aperto e ci rifaremo con una bella colazione.

Giusy Monteroni dArbia

Entriamo finalmente nel Lazio, il percorso qui ci gioca un brutto scherzo, perché, già in vista del lago di Bolsena (dove dobbiamo passare), la traccia GPS ci fa fare degli assurdi saliscendi per strade sterrate, ma tant’è ci stufiamo, prendiamo la prima discesa che ci ispira e arriviamo a Bolsena per il lungo lago.

Il pernotto è a Montefiascone, adagiato su un colle in posizione panoramica sul lago e in onore al suo nome al posto invece della solita birra di fine tappa, ci concediamo un calice del decantato vino locale.

Il cartello ci dice che mancano solo 100 km alla tomba di Pietro, ma sembrano ancora molti. Qui abbiamo l’onore di percorrere un tratto della via Cassia ancora lastricata delle vecchie pietre e incredibile, ancora usata dal traffico moderno per raggiungere le ville sparse della zona.

Giusy sutri

Il paesaggio cambia, si vedono le falesie e le grotte scavate nel tufo e tutto quanto dà l’idea della storia che ci circonda. Una visita all’antichissima città di Sutri meriterebbe più tempo, ma questa è l’ultima tappa e oramai Roma ci aspetta!

Ancora una bucatura da rimediare, incrociando le dita perché oramai abbiamo finito le camere d’aria di scorta, un breve tratto nel traffico della periferia della capitale, poi la ciclabile del Tevere e sempre evitando il traffico cittadino, come per magia ci appare Castel Gandolfo e Piazza San Pietro.

Ce l’abbiamo fatta! Roma è nostra!» .

Per chi volesse cimentarsi in questa impresa e seguire le orme di Giuseppe e Giusy, ecco le note tecniche da seguire forniteci da Giuseppe                  

Note tecniche:

da Caselle a Roma seguendo le ottime tracce GPS scaricate dal sito della Francigena: 980km con circa 8000m di dislivello in 14 giorni. Alcuni tratti (pochi) su statali trafficate. Sterrato circa 30% del totale con alcune salite ripide. Percorso fatto con bici gravel. Bici da strada sconsigliata per via dei tratti sterrati alcuni in pessime condizioni. Anche fattibile con MTB con copertoni stradali.   Difficoltà a trovare posti di ricarica per eventuale percorso fatto con E-bike.

Sistemazioni in ostello sicuramente più spartane ma attrezzati per le esigenze dei viaggiatori (disponibilità di lavatrici per bucato e cucina per i pasti). Costo medio sui 15€ a volte con colazione. Soprattutto causa emergenza Coronavirus, obbligo di sacchi lenzuolo. Molto utile la credenziale del pellegrino rilasciata dall’associazione, permette di usufruire di sconti e priorità sulle prenotazioni.

Ritorno con Frecciarossa Roma-Torino. Munirsi di borse per il trasporto delle bici in treno.

Sito: www.viefrancigene.org


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