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Un presente di pregio per la Torre Littoria 

L’edificio residenziale di Piazza Castello è alto 87 metri, che in realtà sono fasulli

Federica Carla Crovella

Tra il 1933 e il 1934 a Torino è stata innalzata la Torre Littoria, all’epoca edificio residenziale più alto della città. È in centro città, l’ingresso è in via Viotti, a pochi passi dalla bellissima piazza Castello. Fu realizzata nell’ambito della ricostruzione di via Roma. Alta ben 19 piani, sale fino a 87 metri d’altezza, che però sono, per così dire, fasulli. Infatti, sale ben più in alto, fino a 109 metri grazie ad un’antenna metallica posta sulla cima. Per l’altezza è a tutti gli effetti da considerarsi un grattacielo. In origine è stata pensato come sede del Partito Nazionale Fascista. Poi, acquistata da Reale Mutua Assicurazioni, venne destinata a residenze di lusso e uffici. Nel luglio del 2020 Milano Contract District ha presentato il progetto di rilancio e la Torre è entrata a far parte, come alcuni edifici milanesi, degli edifici residenziali della collezione “Prestige” e destinati alla locazione di pregio.

La Torre Littoria è uno dei più conosciuti edifici razionalisti d'Italia, la corrente architettonica  sviluppata in Italia negli anni Venti e Trenta del XX secolo e tra le caratteristiche principali ha linee semplici, razionali, essenziali. L’essenzialità procede di pari passo con la massima funzionalità, in polemica e contrasto con monumentalismo della classicità. La Torre Littoria potremmo dire che queste caratteristiche le ha davvero tutte.

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È il frutto della collaborazione tra l’ingegnere Giovanni Bernocco e l’architetto Armando Melis de Villa. Quest’ultimo si laureò al Politecnico di Torino e fu tra i primi in Italia a studiare l’urbanistica, tanto da diventare membro dell'Istituto Nazionale di Urbanistica e lavorare in tante zone del Piemonte. 

Semplice, essenziale e soprattutto decisamente più moderna. Questa caratteristica è data soprattutto dalla struttura d’acciaio dell’edificio. Un’altra caratteristica particolare è la soluzione dei terrazzini in vetrocemento d’angolo. Alla base della torre, nonostante il progetto iniziale fosse diverso, è stato realizzato un attico che si affaccia sulla piazza. Coinvolta nei bombardamenti del 13 luglio 1943, per fortuna lievemente, riportò danni agli infissi e solo una parziale rottura dei vetri.

Dai torinesi la Torre Littoria non è molto amata, infatti nel tempo le hanno attribuito molti nomignoli.

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Partiamo dal meno simpatico?

Ebbene sì, per molti è un  "pugno nell’occhio". Visivamente crea, infatti, un forte contrasto con gli altri edifici del centro che la circondano e non si può negare che spicchi non solo per altezza, ma anche per stile.

Negli anni non sono mancate le polemiche, tanto che addirittura è stata “accusata” di rovinare l’estetica del centro di Torino, ma c’è un significato. Se gli altri palazzi sono più vicini allo stile barocco e rinascimentale e rappresentano il periodo della monarchia, la Torre Littoria doveva proprio rappresentare il cambiamento, per Torino la prospettiva di lasciarsi alle spalle le radici monarchiche.

La chiamano anche "dito del Duce" (in piemontese: Ël dil dël Dus), probabilmente perché venne costruita ai tempi di Benito Mussolini durante la dittatura fascista. A riprova di questo, c’è anche il suo stesso nome, Littoria, che infatti significa “del fascio o emblema del partito fascista”.

L’ultimo – e anche il più delicato – è "telefonino", perché effettivamente la sagoma ricorda i vecchi cellulari.


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