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selfie tourism

 No alle foto a stretto contatto con gli animali selvatici

 Il contatto tra animali selvaggi ed essere umano è innaturale e,  perciò, non dovrebbe avvenire

Chiara Grasso

Purtroppo la condivisione sconsiderata di contenuti multimediali su internet può portare ad un’alterazione della visione che le persone hanno del mondo animale e della Natura in generale.

È proprio questo il tema centrale dello studio recentemente pubblicato dalla rivista americana Society and Animals (https://brill.com/view/journals/soan/aop/article-10.1163-15685306-BJA10023/article-10.1163-15685306-BJA10023.xml), che abbiamo condotto tramite l’Associazione ETICOSCIENZA (www.eticoscienza.it) in collaborazione con la ricercatrice canadese Siobhan I. Speiran.

In questa review sistematica, dal titolo “Let Me Take a Selfie”: Implications of Social Media for Public Perceptions of Wild Animals (Lenzi, Speiran e Grasso, 2020),  sono state affrontate diverse problematiche: la diffusione di foto e video in cui gli animali selvatici sono a stretto contatto con gli esseri umani, il wildlife selfie tourism e l’aumento del commercio di specie selvatiche per la detenzione domestica.

loris lenti 

Quando foto e video diventano virali

La diffusione di video e foto che raffigurano animali selvatici tenuti in cattività ed umanizzati può rendere desiderabile la loro detenzione come animali da compagnia. Come i social media possono influenzare gli utenti a raggiungere questa conclusione è dimostrato nel caso dei loris lenti.

In risposta ad un video virale intitolato “Tickling Slow Loris”, nel 2103 dei ricercatori scientifici monitorando i commenti su Twitter, hanno valutato la percezione degli utenti in reazione al video. È emerso come molte persone abbiano espresso il desiderio di possedere un loris lento come animale da compagnia, senza consapevolezza dei rischi né per il benessere dell’animale né del commercio illegale di fauna selvatica.

 coccodrillo

Il turismo dei selfie

L’articolo scientifico affronta anche l’associazione tra la diffusione di materiale a stretto contatto con la fauna selvatica e la diffusione dei wildlife selfie. Ma di cosa si tratta? Stiamo parlando di foto scattate in prossimità di specie selvatiche e in cui nell'inquadratura sono presenti sia i volti umani che quelli animali.

Per far fronte a questa nuova moda, l’organizzazione scientifica World Animal Protection (https://www.worldanimalprotection.org/) ha creato il “Wildlife Selfie Code” che incoraggia i turisti responsabili ad astenersi dai selfie con la fauna selvatica quando un animale viene avvicinato con cibo, tenuto in braccio o trattenuto contro la sua volontà.

Ma ci sono buone notizie: Instagram ha creato una pagina di consigli sui contenuti per informare gli utenti circa sui problemi di benessere animale che possono essere alla base di un incontro con animali selvatici in diversi contesti. Questo non solo sta contribuendo ad un cambiamento nella percezione che gli utenti hanno delle attività etiche con animali, ma si spera stia anche influenzando le scelte del mercato. Tuttavia sono ancora necessarie ricerche future sulle percezioni e sull'apprendimento dei turisti alla luce di questi nuovi avvisi.

Ma Instagram non è l’unico! Nel 2017, TripAdvisor ha smesso di vendere biglietti per quello che può essere considerato crudele turismo naturalistico, che include circhi e attrazioni di intrattenimento con animali.

 stop selfie tourism

Pet trade e conservazione delle specie a rischio

Ma in che modo i social media promuovono relazioni inappropriate con gli animali selvatici e la vendita di questi come animali da compagnia? Dei ricercatori hanno analizzato un video di un lemure coccolato e hanno scoperto che con l'aumento della popolarità e del numero di tweet, anche il numero di commenti che esprimevano il desiderio di un lemure aumentava. I ricercatori hanno concluso che i video che ritraggono animali selvatici umanizzati potrebbero rafforzare l'idea sbagliata secondo cui si tratti di ottimi animali da compagnia. In modo indiretto, quindi, i social media possono fomentare anche l’acquisto di animali selvatici e, in alcuni casi, incentivare il bracconaggio di specie a rischio.


Cosa possiamo fare per essere utenti online responsabili e consapevoli?

  • Evitiamo di condividere, ripostare e mettere like a video e foto diseducative in cui sono rappresentati animali selvatici in contesti innaturali, a stretto contatto con le persone, abbracciati, coccolati e umanizzati.
  • Commentiamo in modo educato sotto ai post che non riteniamo adeguati. Il nostro commento può aprire gli occhi a molti utenti e in questo modo possiamo sensibilizzare chi non era a conoscenza di questo business nero e crede che gli animali selvatici vadano amati come cani o gattini.
  • Spargiamo la voce e diffondiamo il verbo ai nostri contatti, ai nostri amici e a tutti i nostri followers: non può esserci conservazione senza educazione e i social hanno un potere enorme da questo punto di vista.

Articolo realizzato in collaborazione con Christian Lenzi


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