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 Le accortezze per salvare una specie a rischio

Chiusi i grandi parchi nazionali africani: anche un semplice raffreddore trasmesso da un umano pu essere letale

Chiara Grasso

A causa della diffusione a livello mondiale di covid-19, molti parchi nazionali in Africa hanno preso la decisione di chiudere, questo per salvaguardare una specie già estremamente a rischio di estinzione: i gorilla.

Ma perché sono a rischio?

Secondo la IUCN (la lista delle specie a rischio di estinzione), i gorilla sono in pericolo per diversi motivi: 

  1. Perdita e degrado dell'habitat- Le attività agricole e pastorali stanno portando a una continua perdita e frammentazione dell'habitat- L'estrazione illegale ha decimato le pianure, la distruzione delle foreste per il legname, la produzione di carbone e l'agricoltura continuano a minacciare le popolazioni isolate di gorilla che sopravvivono nell’Africa equatoriale.
  2. Disordini civili– Le guerre civili hanno minacciato e minacciano tutt’oggi le poche migliaia di gorilla rimasti sulla terra. Questo dovuto all'instabilità e agli attacchi militari.
  1. Cambiamenti climatici - Si prevede che i cambiamenti climatici avranno un impatto sulle foreste abitate dagli ultimi gorilla, portando alla migrazione di specie e habitat chiave, in particolare la foresta montana. L'aumento delle temperature e le modificazioni delle precipitazioni potrebbero anche comportare cambiamenti nella disponibilità di cibo e nella qualità dell'habitat. Con quasi tutte le foreste montane negli altopiani orientali ora distrutte e convertite in agricoltura per supportare alcune delle più alte densità di popolazione umana nella regione dei Grandi Laghi africani, i cambiamenti climatici potrebbero avere effetti negativi sulla sicurezza alimentare per le popolazioni umane che circondano l'habitat dei gorilla.
  1. Bracconaggio - Nonostante sia illegale uccidere, catturare o consumare le grandi scimmie antropomorfe, la caccia rappresenta la più grande minaccia per i gorilla. Una forte domanda di carne di animali selvatici deriva dalla crescente popolazione umana, dall'impatto destabilizzante dei gruppi armati, dai minatori artigianali nelle aree remote e da una generale carenza di proteine ​​domestiche a prezzi accessibili nelle aree rurali.  L'intera popolazione di Gorilla di montagna risiede in aree protette dove sono attivi programmi governativi. Sebbene le aree protette siano relativamente ben monitorate, in alcune località continuano le attività illegali. Mentre questi parchi nazionali sono legalmente protetti, la frammentazione dell'habitat e il degrado saranno aggravati se gli sviluppi infrastrutturali sono consentiti entro i loro confini. Negli ultimi 20 anni, i Gorilla di Grauer sono stati gravemente colpiti dalle attività umane, in particolare il bracconaggio per la carne di animali selvatici associata ai campi minerari artigianali e al commercio. Questa caccia illegale è stata facilitata da una proliferazione di armi da fuoco derivante da una diffusa insicurezza nella regione. Precedentemente stimata a circa 16.900 individui, recenti sondaggi mostrano che i numeri di Gorilla di Grauer sono scesi a soli 3.800 individui - una riduzione del 77% in una sola generazione. Questo tasso di perdita di popolazione è quasi tre volte superiore a quello che qualifica una specie come In pericolo critico.
    Un un'indagine del 2016 sulla popolazione Virunga ha invece confermato che la popolazione in questa zona, è in crescita e ora è aumentata di oltre 600 individui, portando la popolazione totale a circa 1.000 (Hickey et al.2018).
  1. Malattie- Il turismo regolamentato è una strategia chiave per la conservazione dei gorilla. I Gorilla di montagna visitati da ricercatori e turisti hanno, infatti, costantemente mostrato tassi di crescita della popolazione più elevati rispetto ai Gorilla non visitati dai turisti, il che è probabilmente dovuto al monitoraggio quotidiano dei gruppi abituati e dalla raccolta di fondi destinata alla conservazione attiva. Il monitoraggio continuo porta a una migliore protezione e facilita gli interventi veterinari per rimuovere le trappole e curare le malattie respiratorie. Tuttavia, la trasmissione di malattie umane è una delle principali preoccupazioni, così come l'eccessivo disturbo ai Gorilla e al loro habitat che potrebbe mettere a repentaglio i programmi di conservazione. Esempi di trasmissione probabile o comprovata della malattia da esseri umani a gorilla includono virus respiratori, virus dell'herpes simplex umano e scabbia. Alcuni di questi casi sono stati fatali e la maggior parte ha coinvolto gorilla o scimpanzé abituati. 

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E qui veniamo a noi!
Esseri umani e grandi scimmie, ovvero scimpanzè (Pan troglodytes), gorilla (Gorilla gorilla), orango(Pongo pygmaeus), bonobo (Pan paniscus) e gibbone (generi Hylobates e Nomascus), condividono caratteristiche importanti come l’organizzazione sociale e la comunicazione, e hanno in comune oltre il 95% del Dna.

«Non è ancora noto se le grandi scimmie siano sensibili al virus Sars CoV-2 – si legge in una nota diffusa dalla IUCN -. Ci sono tuttavia abbondanti prove scientifiche che dimostrano che sono suscettibili all’infezione da agenti patogeni delle vie respiratorie. È quindi più sicuro presumere che le grandi scimmie siano sensibili all’infezione provocata da Sars CoV-2».

«Per fortuna non abbiamo notizie di scimpanzé, gorilla o bonobo infettati dal coronavirus finora, ma la possibilità non può essere ignorata perché le conseguenze di una nuova malattia contagiosa potrebbero essere disastrose, specialmente per le popolazioni limitate a piccole aree», ha affermato Fabian Leendertz, specialista di malattie infettive dei primati del Robert Koch institute di Berlino.

I gorilla di montagna (Gorilla beringei beringei) sarebbero particolarmente inclini a contrarre alcune malattie respiratorie che affliggono l’uomo. Un comune raffreddore è sufficiente ad uccidere uno di questi magnifici primati, motivo per cui ai turisti non è abitualmente consentito avvicinarsi troppo. Per questo nella Repubblica Democratica del Congo, il famoso parco nazionale Virunga ha vietato l'accesso a turisti, ambientalisti e studiosi fino al primo giugno.

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Anche il Ruanda ha annunciato la chiusura, a partire dal 21 marzo e per un lasso di tempo indefinito, delle attività turistiche e di ricerca in tre dei suoi parchi nazionali che ospitano gorilla e scimpanzé: il parco nazionale di Nyungwe, il parco nazionale dei Vulcani e il parco nazionale di Gishwati Mukura. In questo Paese dell’Africa orientale il turismo rappresenta una risorsa indispensabile e i gorilla di montagna sono una delle principali attrazioni. Il governo ha deciso di non rischiare e ha dato la priorità alla protezione degli animali vietando l’accesso alle aree protette.

In Uganda l'accesso dei turisti ai parchi e alle aree protette non è ancora formalmente bloccato, ma al momento è stato dichiarato che nel Paese non vi sono più turisti.

«I pochi turisti presenti - ha precisato Andrew Seguya, segretario esecutivo dell’Uganda wildlife authority - vengono sottoposti a screening termico per la febbre e altri sintomi e devono mantenere una distanza di almeno sette metri dai gorilla. I visitatori provenienti da Paesi colpiti da virus, e che hanno effettuato il periodo di quarantena giunti in Uganda, devono inoltre esibire un certificato che attesti tale isolamento prima di poter andare in cerca dei gorilla».

C’è tuttavia il rovescio della medaglia: rinunciando agli introiti generati dal turismo, che rappresenta per tutti e tre i Paesi una fonte significativa di guadagno, molti progetti di conservazione rischiano di rimanere senza fondi. Le economie locali basate sul turismo dovranno fronteggiare gravi perdite economiche e alcuni temono che tali perdite possano esporre ulteriormente i primati ai bracconieri.

scimmie coronavirus

 

Nonostante questo, però, è importante sottolineare l’importanza del rispetto del limite tra umani e animali selvatici. In base agli studi effettuati negli ultimi anni, infatti, la pericolosità del contagio non è da sottovalutare anche perché nel 98% dei casi non viene rispettata la distanza di sicurezza uomo-animale di 7 metri (consigliata a 10 metri). Nel 60% dei casi questo avviene, purtroppo, per una decisione (sbagliata) del turista! Ancora una volta è importante ricordare quanto la non interazione con gli animali selvatici sia fondamentale per rispettare il loro benessere, la loro sicurezza e la loro salute. Avvicinarsi troppo, per una foto, l'emozione del momento o per bravado, é una forma di egoismo che in molti casi può essere letale per gli animali selvatici.

I gorilla, come moltissime altre specie africane, sono a rischio di estinzione e noi turisti in molti casi siamo una delle uniche salvezze loro rimaste: proprio per questo dobbiamo essere turisti sostenibili ed etici e dobbiamo essere consapevoli dei rischi a cui sottoponiamo questi animali anche solo con la nostra presenza. Il rispetto della Natura e degli animali, anche in questi casi è fondamentale per la salvaguardia del nostro pianeta.


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